Quando la FAV senza energia rischiò la morte e come la si evitò - Nel '900 la FAV, che trasportava anche le merci, fu fattore di sviluppo

Domani i macchinisti possono dormire visto che quei treni che loro dovrebbero pilotare nei prossimi 75 giorni saranno in binari morti a Tirano, Villa e così via dopo una dozzina di altre stazioni, Sondrio e Morbegno compresi e infine, Cosio-Traona e Delebio. A chiudere la serie ci penseranno, allineati per ricevere chi giunge col bus, gli altri convogli. Avessero un volto ci sarebbero infatti quelli della Colico-Chiavenna che, loro sì fedeli ai binari, ridacchierebbero scorgendo en passant i già arrivati su gomma e quelli in arrivo. Pensiamoci: tutto questo a Colico che pure nel primo binario ospita due grandi targhe, una in italiano e uno in ungherese, per ricordare l’ing. Kàlmàn Kaldò e l’impresa Ganz di Budapest. Grazie a loro le “linee della Valtellina” furono all’apice mondiale per l’elettrificazione delle ferrovie per primi utilizzando la corrente alternata. Una impostazione che venne poi ripresa un po’ da tutti.

Chiudiamo la parentesi e facciamo un salto indietro. La FAV, Ferrovia Alta Valtellina cominciò il suo esercizio il giorno di San Paolo del 1902 vagoni ungheresi acquistati di seconda mano. Non c'erano porte, tranne che in una vettura un po' più lunga delle altre, con i due balconcini, in testa una locomotiva a vapore che nel 1932, l'anno della prima elettrificazione, insieme con le altre tre consorelle fu inevitabilmente licenziata. Non del tutto. Una venne tenuta di scorta riprendendo servizio nell’immediato dopoguerra quando l'elettrificazione era interrotta. Guardando indietro da ricordare che Inizialmente l'alimentazione veniva, fin che fu in funzione, dalla piccola centrale di S.Giacomo di Teglio, e da quella di Morbegno, ovvero di Campovico, lungo la Valeriana, architettonicamente ancora oggi un gioiellino), Fu poi chiusa anche questa quando l’alternata cedette il passo in quel di Lecco alla continua 3000 V, il vero potenziale patatrac. A questo punto i treni sulla Sondrio-Tirano riescono infatti a viaggiare solo se prosegue la fornitura di energia elettrica dalla Centrale di Arquata Scrivia. La situazione peggiora in modo che sembra inevitabile quando il sistema delle linee liguri-piemontesi abbandona l'alternata e passa alla continua. Tenere in funzione Arquata solo per la FAV con un elettrodotto di circa 250 km è impossibile.

Chi scrive aveva da poco redatto uno studio per la Camera di Commercio su “L’attuale situazione dei trasporti in provincia di Sondrio” su tre canali: Seguivano le Comunicazioni ferroviarie quelle stradali e poi, dato il minor rilievo, quelle aeree, idroviarie e per filo. Venne in mente questo particolare al Sindaco di Tirano Aldo Oberti, - era anche segretario provinciale della DC, allora largamente maggioranza assoluta con le relative responsabilità istituzionali - e mi chiamò chiedendo un parere.
La realtà era quella che era, sia discutendone, sia passando in rassegna la documentazione. Si decise comunque di rivederci. Pensando e ripensandoci a un certo punto ecco in un paio di giorni arrivare un barlume, un lumicino, una candela, una lampadina cui non attaccarsi ma addirittura appigliarsi. Incredibile l'accostamento e la genesi del salvataggio ma reale. Qualche anno prima un mio fratellastro lavorava – allora anche parte del sabato - a Milano. Abitavamo a Ponte e lui arrivava per cena. Domenica di relax, levataccia il lunedì mattina per correre in stazione, quasi 3 km, a prendere il treno. Qualche ora in più di relax con i familiari o con gli amici costava caro perché in quel convoglio, unico, c'era solo la  prima classe quando negli altri treni c'erano seconda e anche la terza lì  Il treno era stato classificato nientemeno che Direttissimo, E rapidissimo lo era visto che per arrivare a Milano ci voleva all’incirca il tempo odierno.  Citando la prima classe al lettore viene magari in mente il fior di arredamento, il velluto rosso, gli scompartimenti ampi . Nulla di tutto questo. Adibita a questo servizio, per il quale si pagava il tempo risparmiato, almeno un’ora di viaggio, era un’automotrice dall’aspetto un po’ scalcinato e all’interno con la puzza di carburante bruciato. La cosiddetta LITTORINA.
La lampadina faceva più luce. Occuparsene richiedeva competenza ma nonostante il voler sempre prioritariamente approfondire le cose le rotelle del cervello pur sollecitate al massimo giravano a vuoto. Almeno sembrava, ma non era così: consultazioni, rilettura della precedente documentazione personale, telefonate faticosissime perché pochi avevano il telefono e bisognava fare riferimento a chi lo aveva e/o al Compartimento, anche qualche sopralluogo in stazione, un mosaico, il ripasso, la verifica finale, la firma  della relazione (PS Tengo a precisare che Il mio apporto fu del tutto volontario, del tutto gratuito). Poi di corsa dal Sindaco di Tirano: “non ho la soluzione ma penso che sia in fondo alla discesa”.
Galeotto fu il Direttissimo e chi lo scrisse, noi due. La Littorina poteva veramente essere la soluzione. Avuta l’idea avevo appurato che c’era una disponibilità di automotrici ALn 56 - Aln 556, Diesel incasellate diversamente ma nei binari morti di Voghera. Per tecnici delle Ferrovie interpellati fra il materiale rotabile giacente ce n’era non solo di utilizzabile ma persino di utilizzabile in tempo breve. Tecnicamente non c'erano difficoltà, la via era spianata.
Oberti partì in quarta per avere sia le solidarietà politico-istituzionali ovviamente in primis i parlamentari nostri e non, sia per superare qualche inciampo burocratico,
La pratica andò in porto, non in mesi e nemmeno in settimane:
IL DIESEL aveva salvato la Sondrio-Tirano. 
Non è finita. Era sempre una soluzione come tante nel Paese in un periodo stradominato dalla voglia della gomma, quindi di autostrade, per la verità comunque utili ma voraci nell’acquisire risorse. Noi avevamo trovato una soluzione temporanea, anche di qualche anno non di qualche decennio. 
Dalla Valtellina venne un altro risultato, peraltro ottenuto sempre in una unità di intenti e di sentimenti, ma con il merito in questo caso che va ai sindacati. Da loro venne la richiesta al Ministro dei Trasporti di evitare la gara di appalto per l’elettrificazione ora in continua. La proposta fu di percorrere una strada nuova, quella della soluzione interna con il personale dipendente delle Ferrovie. Fu accolta. I lavori iniziarono, continuarono tranquillamente, finirono.
Il 29 maggio del 1980 con treno speciale arrivava a Sondrio il Ministro dei Trasporti Formica che nonostante il tempaccio si fermava il tempo di inaugurare la nuova strada ex spazio ferroviario dedicata a Donegani.
Proseguiva poi per Tirano accolto dal nuovo Sindaco Maganetti, dalle Scuole, dalla popolazione. Nel rientro a Sondrio sull'elegante elettrotreno mentre gli servivano la cena esprimeva all’on. Della Briotta e al sottoscritto, allora Sindaco del capoluogo, la sua soddisfazione per come erano andare le cose e per quel particolare contesto che aveva acquisito come esempio da portare in altre situazioni similari.

Alberto Frizziero
 

Angolo delle idee