Solidali con gli alluvionati comaschi - nostra nota

Per i geologi: manca piano nazionale focalizzato sugli effetti del cambiamento climatico

Diverse aree della provincia di Como sono in condizioni fortemente critiche a causa del maltempo che negli ultimi giorni ha colpito duramente la Lombardia nord occidentale con ripetuti temporali e nubifragi. Dopo le frane di Blevio di qualche giorno fa, le strade si sono trasformate in fiumi, colate di fango e detriti si sono registrate a Cernobbio, Moltrasio, Brienno, Maslianico, Nesso e Lezzeno. A Olgiate si sono verificati allagamenti a causa delle abbondantissime precipitazioni che hanno fatto esondare la Roggia Antiga del torrente Lura con conseguenti chiusure di alcune strade circostanti. Il torrente Lura è esondato e a Lurate Caccivo alcuni ponti sono stati chiusi al traffico. La situazione più critica a Laglio dove in seguito ad una frana è stata chiusa anche la strada Regina Vecchia e quasi tutte le vie di comunicazione intorno al lago risultano bloccate.

“Sono caduti 300 mm di pioggia in tre giorni, 100 mm al giorno pari circa alla media mensile di tutto il mese di luglio, praticamente in tre giorni è caduta la pioggia attesa in tre mesi” afferma Rudi Ruggeri, consigliere del Consiglio Nazionale dei Geologi. “L’aumento della temperatura media nel nostro pianeta ormai è un dato di fatto, - spiega il geologo lombardo - e le previsioni per il futuro sono alquanto preoccupanti se si tiene conto che il trend attuale porterebbe a un surriscaldamento di circa 3°C entro il 2050. Ancora una volta dobbiamo mettere in relazione il fatto che non sia stato sviluppato un piano nazionale specifico focalizzato sugli effetti del cambiamento climatico in relazione agli aspetti geologici del territorio, alle sue fragilità e alla sua stabilità in presenza di eventi estremi e nubifragi come quelli che hanno caratterizzato l’alluvione nel comasco di questi giorni” conclude.

Como, 28 luglio 2021

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Nostra nota dopo però aver espresso la nostra solidarietà per cose mai viste

Nel 1982 - tragica alluvione "di Tresenda" si arrivò a 305 mm d'acqua in 24 ore in località Scais a circa 1500 metri di quota. Analogo riscontro durante la calamità del 1987. Una stazione barometrica distante neanche 10 km registrò in 24 ore 60 - 70 mm (mio padre ne ipotizzò la causa nei flussi del Valfontana, 26° tributario in destra Adda i (15,4 km da Nord a 2850 m. a Sud a 348 con 5 affluenti e pendenze trasnersali sino al 120%). Condizioni simili per gli altri affluenti in destra Adda: Val Poschiavo, Valmalenco, Valmasino, tutti Nord-Sud. A titolo di cronaca alcune altre notizie. Affluenti 45 in destra Adda per 289.661 km e 60 in sinistra Adda per 397.827. Totale affluenti Adda Alpino 669.488 km. Totale corsi d'acqua 1533 km. Abbiamo pertanto titolo di dire anche noi la nostra anche perchè, forse allora gli unici in Italia, dal 30 aprile del 1964 la Valtellina aveva il "PIANO GENERALE DI MODIFICA  del Comprensorio di bonifica montana dell'Adda alpino". Non carta da lasciare nei cassetti come molti studi, piani ecc. ma uno strumento operativo che ha consentito  fin da allora (anni sessanta!!!) interventi coerenti sul territorio. e poi, qualche anno dopo, anche questa una novità nel panorama lombardo ma forse anche nazionale, il piano geologico del Comune di Sondrio, selettivo per zone.
Osservazioni condivisibili quelle dei geologi ma sia consentito di aggiugere che essenziale risulta un apporto razionale degli amministratori, non improvvisato però ma impegnativo. In altri termini studi e competenze non solo dei tecnici. Torneremo in argomento.
f.

 

 

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