Greenpeace: Gorilla di nuovo in azione per proteggere le foreste

Un gruppo di attivisti di
Greenpeace travestiti da gorilla ha consegnato al Presidente
della Federazione italiana degli importatori di legname (Fedecomlegno)
una “motosega d’oro”.


Gli attivisti si sono arrampicati su alcune cataste di legname
appartenente a una impresa coinvolta nel taglio illegale in
Africa, la SIM (Societè Industrielle de Mbang) e immagazzinate
negli impianti romani di Michele Alfano, Presidente della
Fedecomlegno.


Contemporaneamente, in Lussemburgo, altri attivisti di
Greenpeace hanno consegnato un messaggio similare ai ministri
dell’Agricoltura europei riuniti per il Consiglio Agricoltura
dell’UE. Ai ministri Greenpeace chiede una legge che vieti senza
mezzi termini le importazioni di legno illegale e che sostenga
la gestione responsabile delle foreste. Gli attivisti di
Greenpeace hanno affisso uno striscione che chiede di bandire il
legno illegale.


“Fino a quando non sarà fornito un chiaro strumento alle dogane,
il legno illegale continuerà ad affluire nel mercato europeo” ha
dichiarato Sergio Baffoni di Greenpeace. “Importare legno
illegale non comporta nessun rischio. Al contrario. Pochi giorni
fa in Italia Greenpeace ha tentato di fermare lo scarico di
legname originario da imprese coinvolte nel taglio illegale;
paradossalmente, le forze dell'ordine, invece di investigare sul
carico sospetto, si sono adoperate per consentirne lo scarico e
la commercializzazione sul territorio italiano. Abbiamo visto
tutti che le misure volontarie non sono sufficienti. Fino a
quando non ci sarà una legge chiara, tutti i discorsi sulla
lotta al legno illegale restano chiacchiere”.


Oltre 180 associazioni e 70 imprese di rilevanza internazionale
hanno sottoscritto la richiesta di questa legge, ma la
Commissione Europea non ha mantenuto il suo impegno in tal
senso.


Gli accordi previsti con Camerun, Congo Brazzaville, Ghana,
Indonesia e Malesia rischiano di essere facilmente aggirati
attraverso la triangolazione con paesi terzi, come la Cina, che
riciclano il legname illegale. Gli accordi inoltre non offrono
garanzie verso una gestione sostenibile delle foreste e verso il
coinvolgimento delle comunità locali.


“C’è il rischio concreto di arrivare produrre certificati di
legalità poco rigorosi, che si rivelerebbero una nuova copertura
per il traffico di legno illegale” ha concluso Sergio Baffoni.
Gabriele Salari



GdS 30 IX 05 
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Gabriele Salari
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