EVENTI DI FINE MILLENNIO. 14) Capitolo decimoquarto. LA TERRIBILE CALAMITÀ DEL 1987. VENT’ANNI DOPO (seconda parte - continua)

Si piangono i morti ma si cerca di evitare che la lista si allunghi e di limitare i danni – LA SITUAZIONE: Premessa. Caratteristiche del territorio – Prefettura (1) - Alta Valle. Valfurva.- S.Antonio Morignone – Sondalo e paesi a valle - Tirano –

SI PIANGONO I MORTI MA SI CERCA DI EVITARE CHE LA LISTA SI ALLUNGHI E DI LIMITARE I DANNI

Siamo rimasti al rientro da Tartano del Ministro Zamberletti e del Presidente Marchini.

Si piangono i morti ma si cerca di evitare che la lista si allunghi. E se, e dove, è possibile limitare i danni alle cose. Questo sarà un piccolo capolavoro di una gente che ha nei cromosomi il rapporto con la montagna, e quindi anche il ricordo ancestrale di periodiche lotte con la natura. La straordinaria reazione – come verrà definita in TV e sugli organi d’informazione – sarà fondamentale, basata su due elementi: la tempestività e l’esperienza. Mille episodi, alcuni noti, altri conosciuti solo dai protagonisti e dagli addetti ai lavori.

Sull’Adda, dalle sorgenti al Lago di Como, scaricano acqua 105 affluenti, 45 dalle Alpi Retiche, 60 dalle Prealpi Orobie, che a loro volta le ricevono da altri torrenti. Non tutti per fortuna sono impazziti. In genere l’ira di Dio arriva da quelli le cui acque partono in quota, con ghiacciai sovrastanti. In testa i Sindaci, gli amministratori, gli Alpini, il Soccorso Alpino, la Croce Rossa, oltre i VV.FF. e le Forze dell’Ordine, si fa di tutto. Dal picca e pala agli argini del Poschiavino che salverà la piana di Villa, all’imponente operazione sul Mallero nel capoluogo, all’aiuto alle persone in maggiore difficoltà. Sembra di sentire la frase di un amico in una certa circostanza: “L’impossibile lo facciamo subito, per i miracoli ci vorrà un po’ più di tempo”. L’unica nota stonata, anzi stonatissima, è rappresentata dai soloni e dalle loro fantasmagoriche diagnosi, ma di questi parleremo più avanti.

LA SITUAZIONE. Premessa. Caratteristiche del territorio

Consideriamo il bacino dell’Adda, compresa la parte svizzera al di qua del displuvio (come Val Poschiavo e Val Bregaglia) e esclusa la parte al di là (come Livigno e Valle di Lei).Questa la suddivisione dei 235,818 ettari:

- sotto i 500 metri 11588 pari al 4,9%

- tra 500 e 1000 metri 23759 pari al 10,1%

- tra 1000 e 1500 metri 35209 pari al 4,9%

- tra 1500 e 2000 metri 52806 pari al 22,4%

- oltre i 2000 metri 112456 pari al 47,7%

Basterebbero questi dati per smontare chi pontifica, a vanvera, visto e considerato che il disastro è partito ben oltre i 2000 metri dove c’è ben poco di opera dell’uomo e che sotto i 1500 metri c’é solo il 29,9% dell’intero territorio afferente il bacino dell’Adda.

LA SITUAZIONE. Prefettura (1)

Prefettura, divenuta centro operativo. C’è da fare il punto della situazione pur molto aleatoria per via dell’interruzione delle comunicazioni telefoniche con molti paesi della Valle. Il primo quadro che viene tracciato, ancorché non completo, è desolante. Ne diamo le linee essenziali per due concorrenti motivi. La nostra è una testimonianza dal centro e quindi nel mentre offre una ricostruzione attendibile e soprattutto completa degli eventi non può dare i dettagli che sono stati oggetto di cronaca avendo parlato i protagonisti in sede locale. In secondo luogo c’è al riguardo ampia documentazione mentre quasi nessuna della vita frenetica nella Prefettura dove in realtà ha preso rapidamente forma e poi ha egregiamente funzionato un’organizzazione estremamente complessa che doveva provvedere alle più svariate necessità su un territorio vastissimo sezionato, per così dire, da frane o esondazioni.

Vediamo pertanto le situazioni peggiori quali si presentavano in base alle notizie pervenute in Prefettura:

LA SITUAZIONE. Alta Valle. Valfurva.

Il Frodolfo (21,850 km di corso, sorgente a 2680 metri) fa parte della schiera di corsi d’acqua impazziti. Travolge, erode le sponde, minaccia le case, la strada, una chiesa. Per fortuna non ci sono vittime.Anche qui evacuazioni.

LA SITUAZIONE. S.Antonio Morignone

Il paese è allagato. Acqua e fango. Ad un certo punto nella notte di sabato 18 il materiale blocca l’Adda. Rischio. Statale 38 ovviamente interrotta dal Ponte del Diavolo.

LA SITUAZIONE. Sondalo e paesi a valle

Il Sindaco provvede ad evacuare la gente. Oltre a fango sulla Statale c’è il rischio a monte. Un tappo su un corso d’acqua è la peggiore delle minacce perché se cede di colpo è un cero e proprio colpo di ariete. L’abitato di Le Prese ol più esposto ma anche gli altri.

LA SITUAZIONE. Tirano

Il fiume Poschiavino (3,6 km di corso, emissario dl lago omonimo a 450 metri, ma con corsi d’acqua che vengono da 3000 metri ed oltre) fa parte della schiera di corsi d’acqua impazziti. Non sa che per verdi, ambientalisti, geologi, soloni, profeti del giorno dopo, tutti metropolitani, la ragione è il disboscamento selvaggio e le lottizzazioni abusive, cose che in Svizzera non esistono. Non lo sa e dunque si comporta esattamente come i colleghi valtellinesi, forse anche peggio, Lui, da svizzero, sa solo una cosa e cioè che la natura non riconosce i confini di Stato, ragion per cui, superata, e fortemente castigata, la dogana di Campocologno si avventa verso la Valle dell’Adda.. Un po’ di allagamenti e rischi per la piana. Qui però ci penserà il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri che con l’ausilio di pacheristi locali creerà un by-pass nel quale, disciplinatamente, il torrente andrà a infilarsi evitando maggiori danni.

LA SITUAZIONE. Villa di Tirano

Villa di Tirano, il Comune nel quale passa da una parte all’altra della Valle la faglia del Tonale, con l’operazione descritta si salva.

LA SITUAZIONE. Chiuro

Il Valfontana (15,4 km di corso, sorgente a 2850 metri) fa parte della schiera di corsi d’acqua impazziti. Oltre seminare fango e detriti per le vie di Chiuro interrompe i due collegamenti ovesr-est della Valle, sia la Statale 38 che la provinciale per Teglio (non c’era ancora l’alto viadotto sulla panoramica la cui realizzazionee qualcuno, follia, aveva contestato). Fa anche uno scherzetto non proprio piacevole all’orso Ben, di cui si dirà avanti.

LA SITUAZIONE. Piateda

S’è detto in apertura del precedente capitolo.

LA SITUAZIONE. Sondrio

Sondrio è attraversato nel suo tratto urbano dal torrente Mallero (29,030 km di corso, sorgente a 2500 metri con 23 affluenti, alcuni con sorgenti oltre i 3000 metri ed oltre) che fa parte della schiera di corsi d’acqua impazziti, anzi ne è il riconosciuto leader. Non solo impazzito. Si è messo a fare il trasportatore di milioni di metri cubi di materiale in particolare dalla Val Sissone fino in fondo. A Sondrio il tratto urbano è di circa un km e mezzo, di cui circa un km nella parte urbanizzata centrale con poderosi argini, una sezione (30 x 4/5) di circa 120 / 150 mq, A monte però, nell’ampia forra delle Cassandre, di materiale ce ne sta tanto. Meno male che é così anche a valle per via di un ampliamento golenale e, combinazione propizia, di un profondo e vasto scavo poco prima della confluenza in Adda ad opera di un silos. Se nel capoluogo non c’è stata esondazione lo si deve anche a questo scavo come si vedrà in voce a parte.

LA SITUAZIONE. Valmalenco

A parte le interruzioni di comunicazioni, di energia, della strada, unico collegamento, verso Sondrio, e quindi un isolamento nei primi giorni rotto solo dal volo degli elicotteri o da qualche coraggioso che ha superato a piedi l’interruzione stradale prodotta dal Mallero, disagi sì ma rischi gravi per popolazione e abitati no nella parte alta (Chiesa, Lanzada, Caspoggio) ma situazione pesantissima a Torre S. Maria e lungo il corso del torrente con distruzione di ponti e di abitazioni, con evacuazione di numerose famiglie. Paura per il Torreggio con i pericolosi versanti. Basta citare “la frana di Torre”, fra la confluenza dell’Arcogliasco nel Torreggio e quella del Torreggio nel Mallero, da quota 1400 a quota 950. L’impeto delle acque è dimostrato dalla presenza poco dopo i ponti di un grande masso, a memoria, alto un 15 metri e con un volume di alcune centinaia di mc e quindi con un peso di almeno 1000 tonnellate, arrivato lì da chissà dove come fosse un tronco d’albero.

LA SITUAZIONE. Berbenno, Piano della Selvetta, Ardenno

L’Adda esce, la piana è allagata. Vista dall’alto, dalla Chiesa di Buglio, dà l’idea, case a parte, come fosse 2-300 anni fa. In un certo senso si è ripresa quello che era suo. Si dovrà rompere un argine per evitare guai ancor più seri. Dove è entrata nelle case rovina tutto. Si salvano auto, moto e trattori che dovranno fare però una robusta cura in officina. Il segno del livello lo si vedrà per parecchio. Chi vuol vederlo ancora oggi basta che vada all’antica osteria di posta (di quando il bisnonno Vitali, arrivato a Morbegno con la diligenza, diceva “mi gù pressa, vò a pé” e così raggiungeva Sondrio a piedi 25 km oltre) oggi Ristorante La Brace

LA SITUAZIONE. Fusine

Il Madrasco (12,930 km di corso, sorgente a 2250 metri) fa parte della schiera di corsi d’acqua impazziti. Probabilmente è il vice-leader. Entra nell’abitato, sconquassa case, officine,capannoni. Non risparmia neppure il cimitero.

LA SITUAZIONE. Tartano

Di Tartano si è detto. Per fortuna la situazione non peggiora. Si piange. Qualcuno spera di rivedere almeno la salma dei cari dispersi. Ahimé, inutilmente,

LA SITUAZIONE. Talamona, Morbegno, Cosio, Traona, Bassa Valle

Qui le frane lasciano il posto all’alluvione. Rilevanti i danni alle aziende. Fa specie il salmone affumicato, “tornato sott’acqua”, dolce questa volta e con un miliardo di danni.Morbegno resta l’ultimo avamposto per chi arriva da Milano e per merci, attrezzature, quello che serve che arrivano. Da qui molte cose le porteranno ai soccorritori gli elicotteri. Oltre solo gli addetti al soccorso con l’elicottero unico mezzo per collegare le parti di Valle tagliate.

LA SITUAZIONE. Altro

Il quadro non è esaustivo. Mille altre sarebbero le sottolineature, ma abbiamo indicato le principali, il quadro in definitiva che si aveva in quei momenti al centro con le notizie via telefono dove non c’erano le interruzioni, a voce tramite qualcuno che era arrivato in Prefettura, qualche colta rocambolescamente facendo lo slalom tra frane e allagamenti oppure recuperato dagli elicotteri, via radio per qualche altro caso dove c’erano collegamenti con CB. Una cosa era apparsa chiara subito: tutto il sistema sanitario era in perfetta efficienza e pronto ad ogni evenienza. Addirittura al Morelli la stessa sera del 18 era stato predisposto il quinto padiglione per ricevere eventuali evacuati che lì trovavano non solo un tetto ma letti, servizi, cibi caldi, assistenza. Servì subito. Pronte anche altre convivenza (collegi).

LA SITUAZIONE. Prefettura (2)

Zamberletti è instancabile ma anche gli altri dal Prefetto dr. Piccolo allo staff giunto da Roma stanno operando al massimo. Colpisce la freddezza di tutti. Guai infatti a lasciarsi andare alla emotività. C’è la sensazione di una lotta impari ma nessuno molla. Importantissimo il discorso delle priorità. Arriva un assessore del Comune di Sondrio che chiede un elicottero per recuperare sacchi di sabbia - che vengono dati presenti a Colico – per aumentare le difese negli argini del Mallero. L’elicottero non viene concesso. Si è infatti nella fase in cui dal cielo si stanno ancora salvando le persone, alcune addirittura sui tetti. Quando questa priorità è assolta lo si può dare ma si scopre che era arrivata una notizia sbagliata. I sacchetti a Colico avrebbero dovuto esserci ma non ci sono.

Ad una certa ora arriva un caffè. Più tardi persino un panino. Nessuno però si accorge che sono ore, ore, ore che non si dorme, che non si mangia, che non si beve. Il Ministro se la cava con un caffè al mattino e uno nel pomeriggio. Dice che al fronte quando ci sono le disgrazie nazionali è così. E infatti era stato così in Irpinia, dopo il terremoto, per molti di noi. La giornata è lunghissima, ma i dati indicano una diminuzione della eccezionale piena dell’Adda.

TANTA, TANTA ACQUA. MA QUANTA?

Non c’è come usare le cifre nel descrivere situazioni di ogni tipo per disorientare chi ascolta o chi legge. L’esempio più clamoroso è quello del nostro debito pubblico arrivato a luglio 2007 a 1.609,1 miliardi di €uro. Una cifra incomprensibile, non valutabile, tanto lontana è dalle cifre cui quotidianamente siamo abituati. Dire 1.609,1 miliardi di €uro oppure 160,91 miliardi non fa nella comprensione generale grande differenza: restano cifre da fantaeconomia. Se però andiamo a considerare la popolazione italiana, sempre a luglio 2007 pari a 59,131,287, e facciamo il pro-capite, meglio ancora prendendo a base una famiglia di quattro persone, le cose cambiano e i numeri non sono più così astrusi. Li capisce anche un’analfabeta visto che si trova sul gobbo un debito di €uro 27212. Se poi ha una famiglia di quattro persone la relativa quota di debito è, in vecchie lire ancor più comprensibili, di 210 milioni e 762 mila lire, omettendo i rotti.

E così per la quantità d’acqua caduta. I numeri da soli non bastano. Lo dimostra l’atteggiamento non solo di tanti giornalisti – che però non hanno la laurea in una disciplina scientifica – ma anche di cosiddetti esperi per i quali le cifre date avrebbero dovuto chiarire da sole la straeccezionalità dell’evento, cosa che non è successa. Un esperto dovrebbe capire quando viene a sapere che sono caduti anche 305 mm d’acqua in 24 ore (pluviometro in quota non molto lontano da Sondrio). Qualcuno lo ha capito, qualcun altro trascinato dalla foga si è dimenticato di collegare la bocca al cervello sparandole grosse. Per la gente comune cosa vogliono dire? Lo spiegheremo con metodologia simile a quella del debito pubblico. Supponiamo che si abiti un appartamento di 100 metri quadrati (la media qui è quella, qualcuno poco di meno, qualcun altro poco di più). Se non ci fosse il tetto, al termine delle 24 ore cammineremmo con l’acqua sino ai polpacci, esattamente 30,5 centimetri. Nell’appartamento ci sarebbero 305 mila litri d’acqua e la soletta dovrebbe sopportare un peso oltre di trenta tonnellate. Ci si rende conto?

Non però dappertutto è stato così. Prendiamo allora il dato minimo: venerdì 61 mm, 101 il sabato e la domenica, 46. Al termine di questi tre giorni non saremmo a bagno sino al polpaccio ma un po’ meno, comunque sempre a 20,8 cm. Nel nostro appartamento ci sarebbero 20.800 litri d’acqua per un peso di 20,8 tonnellate. In questa situazione minore ci troveremmo pertanto con una quantità d’acqua che basterebbe a riempire, al minimo, un centinaio di vasche da bagno. Ci si rende conto?

ACQUA. IL PUNTO. SULL’ESPRESSO

In tanti non vogliono dunque rendersene conto al contrario di quanto succederà a fine ottobre nella Capitale, quando però prenderemo carta e penna e scriveremo al settimanale “L’Espresso”, che pubbliccherà nel primo numero di novembre, sempre 1987, la seguente nota”

“Egregio Signor Direttore

Tutti d’accordo, da sinistra a destra, a definire eccezionali le precipitazioni nel Lazio giunte sino, udite, a 100 mm di acqua in un giorno.

Quando invece, dopo il 18 luglio in Valtellina, noi avevamo registrato sino a 305 mm di acqua in un giorno, con in più lo spappolamento dei ghiacciai, (nel Lazio non ce ne sono) allora non si è trattato di evento eccezionale ma di “disboscamento” (che non c’è stato, anzi c’è troppo bosco!), di “Lottizzazioni selvagge” (neppure una) et similia.

Colpa insomma di noi Valtellinesi,

Di rigore il classico “NO Comment”

Distinti saluti

Il Presidente: Alberto Frizziero”

LA PIENA DELL’ADDA, UN RECORD STORICO: 1836 m3/s. E LEONARDO DA VINCI

Eccezionale, anzi eccezionalissima. Facciamo infatti riferimento ad una fonte ufficiale, il Consorzio dell’Adda, (Regio Decreto n. 2010 del 21-11-1938 - D.P.R. n. 532 dell’01-04-1978 in attuazione della legge n. 70 del 20-03-1975) che oltre a descriverci la fisionomia del fiume (l’Adda è il quarto fiume italiano per lunghezza, km 313, ed il sesto per superficie di bacino tributario, km 7.959; nasce dalle falde del Pizzo del Ferro circa a quota 2.150 m, attraversa la Valtellina e sbocca nel Lago di Como circa a quota 200 m.s.m.) ci dà il dato che più d’uno a suo tempo aveva messo in discussione, ossia quanta acqua arrivava nel Lago di Como il 18 luglio 1987. Ebbene la portata massima giornaliera media di afflusso al lago, record storico, il 18luglio 1987 fu di m3/s 1836. Per renderci conto di cosa significhi un dato di tal fatta di schematizzerà la situazione sottolineando che, se continuata per 24 ore, una portata di tal fatta comporterebbe in un giorno l’arrivo nel lago di 158.630.400 metri cubi, una quantità c’acqua che basterebbe per gli usi domestici di un anno per un paio di milioni di abitanti. Non solo. Tale portata supera quella media del Po, alla foce e cioè dopo 652 km di corso (1.540 m3/s) ed è 6,8 volte la minima (270 m3/s). I soloni, poveracci, diranno che il disastro è dovuto al disboscamento e alle lottizzazioni selvagge. Vadano a scuola e imparino. Cominciando a rispolverare Leonardo da Vinci: “L’acqua disfa li monti e riempie le valli, e vorrebbe ridurre la terra in perfetta sfericità, s’ella potesse…”

LA GUERRA DEL MALLERO. LA DIFESA DI SONDRIO

Mallero, ovvero il “Malus rivus”. Un bacino che era di 264,4 kmq per la parte non glaciale e di 55,1 per la parte glaciale, per un totale di 319,5 kmq (“era”; andrebbe ricalcolato alla luce degli ultimi dati sul ritiro dei ghiacciai). La media di un ventennio di precipitazioni è sui 1189 mm/anno.

L’altezza media del bacino è di 2215 metri. I sapientoni, i soloni, i profeti del giorno dopo annotino così come il dato della portata media: 14,55 mc/sec. E di quella massima: 405 secondo il Giandotti, 450 secondo altre fonti. Il 18 luglio ce la siamo andati a misurare - in modo empirico ma in ordine di grandezza ineccepibile -, lanciando un legno dal ponte Matteotti e misurando nel tratto sin quasi al ponte Eiffel la velocità tenuto anche conto dell’avanzamento non rettilineo del fronte d’onda, ovviamente nota la sezione. Quasi increduli: 500 metri cubi al secondo, portata però del tutto poi confermata, anzi per qualcuno si sono sfiorati i 600, cosa probabilmente possibile per un certo periodo. Una guerra combattutissima. Il Mallero che assedia Sondrio e cerca di penetrarvi. Respinto l’assedio nel tardo pomeriggio nella curva di Gombaro grazie anche ad un barbacane a suo tempo realizzato dal genio Civile a sostegno della strada, unica conquista per il Malus Rivus la passerella oggi sostituita da un bel ponte. Allora tenta più in giù, avendo ragione del ponte di piazza Cavour, reso inagibile e quindi condannato alla demolizione. Per quanto la portata sia ad un livello record, come detto dianzi, non tutta l’acqua discesa dal cielo è però presente. A monte per fortuna i serbatoi e i laghi erano abbastanza vuoti. Di acqua ne ha pertanto intercettata tantissima il lago di Alpe Gera a quota 2128 e che ha una capacità di 68,100 milioni di metri cubi con una diga alta 160 metri, a gravità, e un volume di 1.716.000 metri cubi (come da disegni in scala, dentro questa diga ci starebbe tranquillamente il Duomo di Milano). Hanno dato una bella mano anche il Lago di Campo Moro, 10 milioni di metri cubi la sua capacità, il Lago Pirola (1.893.000 mc) e il lago, questo naturale, Palù (1.830.000 mc).

I tre jolly

Tre i jolly, quelli che sono stati determinanti a sconfiggere il nemico, a evitare l’allagamento della città.

- 1) LE DIGHE. Di uno, le dighe, s’è detto. Non avessero intercettato grandi quantità d’acqua non ci sarebbero state difese.

- 2) LA BUCA. Il secondo é stato il silos poco prima della confluenza del Mallero in Adda. A furia di tirar su ghiaia alla foce del torrente, molto ampia, lì si era fatta una buca molto profonda e molto estesa. Spiegando con parole semplici, arrivata la piena il materiale soldio in sospensione – e non certo granellini! – ha cominciato a depositarsi nel fondo. Il rigurgito è iniziato solo a riempimento completo e, con il rigurgito il deposito di materiale in fondo al corso del torrente e poi via via risalendo verso monte, ma per arrivare alle prime case ci sono circa 700 metri e allora c’erano argini in destra modesti per cui il materiale ha potuto distribuirsi in una sezione assai più ampia. Importante perché quando, risalendo risalendo, il materiale ha cominciato a depositarsi nella tratto urbano centrale e quindi ad occupare parte, alla fine quasi tutto, della sezione dell’alveo la piena era fortemente diminuita. Non ci fosse stata quella buca che ha notevolmente ritardato il rialzo dell’alveo per il deposito degli inerti, l’allagamento sarebbe stato inevitabile.

- 3) L’OPERAZIONE REBAI. Il terzo è stata quella che vogliamo chiamare, dando merito a chi lo ha, l’operazione Enrico Rebai. E’ lio, titolare dell’impresa Com-Rdile che arriva in Prefettura proponendo, Comune di Sondrio d’accordo, di organizzare più imprese che si può e dal Lungo Mallero Cadorna – il sinistro – scavare e portar via il materiale. Una cosa molto positiva dello staff di Zamberletti era il decisionismo. Il Prefetto guarda tutti in faccia. Ci siamo tutti. “Cai!”. Una favola. Sul Lungo Mallero in breve di posizionano 19 escavatori a cucchiaio nella zona centrale e almeno un'altra decina oltre – il massimo, di più non ce ne stavano dovendosi lasciare lo spazio per arrivo e partenza dei circa 200 mezzi impiegati - che cominciano a svolgere freneticamente il loro lavoro. Tiran su il materiale e lo depositano sul cassone del camion che, appena pieno, parte mentre l’altro prende il suo posto. Un lavoro fantastico. In uno dei sopralluoghi mi viene incontro il vigile Bettini, terreo: “’n ghe la fa minga…” e indica un rivoletto che comincia a scorrere dal ponte Matteotti. L’han visto anche i pacheresti. E’ una cosa incredibile vedere allora come si avventano sul materiale e dove trovino le forze per assalire quel materiale ma la sortita dall’assedio riesce e il nemico è ricacciato dentro l’alveo. Neanche un rivolo di qua.

Arrivano il Direttore della Banca d’Italia e la signora Jole dell’Albergo della Posta e chiedono come devono comportarsi. Chi può dare una risposta del genere? Non importa, la diamo. Poi andiamo dallo staff del Ministro a verificare se le indicazioni date vanno bene. Vanno. Passiamo ad altro.

Ad agosto quando ci sarà una ripresa, seppur meno grave, dell’assalto l’alveo, ripulito in una ventina di giorni portando via circa un milione di metri cubi, sarà in grado di accogliere un’altra notevole quantità di materiale. In questa occasione Poschiavo, che non aveva svuotato l’alveo al contrario di Sondrio, subirà danni gravissimi, con l’acqua al primo piano delle case del centro.

I PONTI

Durante la notte di sabato 18 luglio e la domenica un ritornello quasi ossessivo: “è crollato il ponte di…”. Dodici, uno dopo l’altro. Grandissimi timori per il ponte ferroviario sotto il colmo di Dazio tra le stazioni di Talamona e Ardenno, il più grande ponte in pietra delle ferrovie in Italia, ad arco che termina sulla roccia dove la linea si infila in galleria. Fosse crollato per mesi il treno non sarebbe arrivato a Sondrio. Non solo non crollerà ma ai controlli si rivelerà assolutamente normale senza conseguenze. E così sarà per tutti i ponti ad arco in provincia. Nessun danno. Singolare il caso del ponte sul Mallero in comune di Torre Santa maria in Valmalenco. Intatto l’arco centrale, a sinistra e destra dell’arco il terrapieno di congiunzione con le sponde spazzato via.

LE DIGHE

Ad ogni piena c’è sempre stato qualcuno che ha fatto la sua, solita, diagnosi: “Hanno aperto le dighe”. Le dighe contengono oro, visto e considerato quanto vale l’acqua dei bacini idroelettrici, preziosissima, e quindi più cara, nei momenti di punta perché basta aprire il rubinetto, o meglio una saracinesca, e in pochissimo tempo le turbine vanno a regime e gli alternatori immettono in rete l’energia di cui il Paese ha bisogno. Quando Gad Lerdner fece la sua trasmissione “Milano Italia” dedicata alla calamità, presenti anche sindaci irpini, in diretta da Sondrio, scelse come sfondo sul palcoscenico del Teatro l’immagine di una grande diga dalla cui sommità proveniva un flusso di monete d’oro, simbolo di quei 5 - 6 miliardi di kWh che ogni anno vengono prodotti, oltre il 90% uscendo dalla provincia.

Nessuno è quindi così folle di “aprire le dighe”. E’ stato fatto lo scorso anno nel periodo acuto della siccità per salvare i raccolti delle zone del corso sub-lacuale dell’Adda, ma a pagamento, avendo la Protezione Civile provveduto a indennizzare la mancata produzione di energia.

E’ vera invece un’altra cosa. Le dighe immagazzinano acqua fin quando ce ne sta, né più né meno come una vasca da bagno. Quando il livello è quasi in cima l’acqua che arriva dal cielo, e non un metro cubo in più, si infila nello scarico e se ne va. Per il territorio è cioè come se la diga non esistesse, ma nel frattempo notevoli quantità d’acqua sono state trattenute. E’ quello che è successo fortunatamente nel luglio 1987. I bacini erano abbastanza vuoti per cui di acqua ne hanno intercettata tanta evitando che si aggiungesse a quella, tantissima, della piena in corso. Non fosse stato così il disastro sarebbe stato immane.

STRADE E FERROVIA

SS 38 interrotta praticamente tra Morbegno e Berbenno, a Chiuro, a Tirano, a Sondalo. Alta Valle isolata salvo per i coraggiosi il Gavia e il lungo percorso Livigno-Tunnel-Zernez-Maloia-Chiavenna. Impossibilità di raggiungere da Sondrio il Tiranese e viceversa. Isolata la Valmalenco.

Interrotte in vari punti le provinciali. Isolati alcuni paesi. Ferrovia da Milano limitata a Morbegno e interrotta la Sondrio-Tirano.

GLI ELICOTTERI

Cominciano a far pesare la loro presenza gli elicotteri sempre in numero crescente che inanellano missioni su missioni, prioritariamente per recuperare persone rimaste isolate. Poi capiterà anche di dover andare a recuperare un uomo che era andato a prendersi il cane ma era stato sorpreso dalle acque. Rischiosissimo rientro per un ufficiale che aveva collaborato al recupero e poi è rimasto appeso esternamente. Uno dei tanti significativi episodi, protagonisti i piloti, fra i quali in posizione di comando un valtellinese, il capitano Gambetta.

LA GENTE NELLA STAZIONE. E QUELLA CHE ASPETTA A SONDRIO

Il sabato fu emergenza anche nella stazione di Morbegno. Verso sera il treno arrivato da Milano e in partenza da Sondrio viene bloccato dal capostazione Rabbiosi. Per fortuna, perché altrimenti avrebbe dovuto fermarsi più avanti dove l’acqua aveva sommerso i binari con seri problemi per i viaggiatori. Gli altri treni verranno bloccati nelle stazioni precedenti ma intanto c’è parecchia gente che aspetta. Che cosa non si sa perché ovviamente non c’è un quadro della situazione se non la notizia che anche la strada è interrotta per cui non si può ricorrere neppure ad autobus sostitutivi. In Prefettura cominciano ad arrivare parenti o amici dei viaggiatori di cui non sanno più niente. Si tranquillizzano tutti. Intesa con l’Amministrazione di Morbegno, direttamente impegnato l’assessore Zecca, che prende in carico il problema. Disagi (qualcuno resterà in giro due o tre giorni) ma, fortunatamente, non oltre questo. Disagi anche per chi si è trovato in viaggio per la Valtellina e ha dovuto interromperlo, come per chi era qui e doveva rientrare. Ma anche apprensione per la mancanza di notizie di chi, lontano, aveva parenti o amici qui in Valle.

SOLONI, PROFETI DEL GIORNO DOPO, LA GARA A CHI PONTIFICA DI PIU’

Se la calamità ha farro registrare una serie di record di cui avremmo fatto volentieri a meno (portata dell’Adda, portata del Mallero e di altri corsi d’acqua, precipitazioni, zero termico alle stelle eccetera) non c’è dubbio che abbia registrato, almeno nella prima fase, un record di dichiarazioni, di valutazioni, di individuazione delle ragioni del disastro, al minimo da definirsi cervellotiche). Diciamo nella prima fase, perché sbagliare è umano ma perseverare sarebbe stato diabolico, e idiota al tempo stesso, una volta chiarite le circostanze oggettive, con tanto di dati scientifici, che hanno determinato la calamità.

E’ bene farne un piccolo elenco non solo per il significato storico ma da tener presente anche come pro-memoria per il futuro.

Cesare DE SETA. Cominciamo con Cesare De Seta che lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, pontifica dalle colonne del Corriere insultando “i tutori di queste valli” ecc. ecc.

RENZO ZIA. L’ex Presidente dei geologi italiani, intervistato dal Corriere, sempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, fa una serie di valutazioni, anche giuste, ma che con quello che è successo in Valtellina non c’entrano nulla. Basti pensare che lui si batte per il recupero dei terreni franosi da restituire all’agricoltura e alla forestazione. Dei 1300 dissesti nel 3200 kmq della nostra provincia quanti e quali si presterebbero a questo recupero? A parte naturalmente il fatto che in quasi la metà del territorio nemmeno lui riuscirebbe a far crescere alberi o varietà agricole per il semplice motivo che oltre i 2000 metri, o poco più, le uniche piante che si possono trovare sono quelle dei piedi.

LAMBERTO GRIFFINI. Sempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, il Presidente del Consiglio lombardo dell’Ordine dei geologi, sa tutto: “E’ un’altra catastrofe annunciata. Per correttezza dobbiamo dire che il quotidiano – si tratta de “Il Giorno”, forza il titolo perché il geologo precisa di non avere ancora abbastanza informazioni.

GIANCARLO BOSETTI. Sempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, sull’Unità titola il suo pezzo “Era previsto. Non è bastato” (Forse l’unica cosa prevedibile se non prevista è il volo degli avvoltoi sulle terre squassate oggi da un’alluvione, domani da un terremoto, dopodomani da qualcos’altro.

NINO BOSCO. “Geologo, esperto di pianificazione ambientale” – così viene presentato dall’Unità -cempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, sa già tutto: “Degrado e cemento le cause della tragedia”. Roba da chiodi.

SIRIO, non meglio precisato, sempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, ancora sull’Unità, ha le sue ragioni. Quella principe i “Disboscamenti a tappeto”. Tanto a tappeto in Valtellina che il bosco in pochi anni è salito da 90.000 ettari a 100.000 su circa 160.000 (il territorio sopra i 2000 metri non lo consideriamo in quanto madre natura impedisce che lassù vi crescano le piante.

VERDI. Sempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, tuonano i Verdi sulle colonne di Stampa Sera con un titolo a tutta pagina “Colpa del disboscamento selvaggio”.

GEOLOGI. Sempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, e sempre su Stampa Sera con un bel titolo: “I geologi: tutti inutili i nostri avvertimenti”, persino con uscite dal tema.

IL TEMPO. Sempre lunedì 20, quando non si sa ancora quasi niente, il quotidiano romano sentenzia “I geologi l’avevano previsto”. Sic!

SERGIO ANDREIS. Stavolta martedì 21, quando comunque non si sa ancora quasi niente (in giornata verranno fornite ai giornalisti dati e documentazioni inoppugnabili), il deputato verde dice la sua “Queste non sono solo tragedie annunciate, ma divenute parte di un ciclo quasi regolare”. E Repubblica titola vistosamente “Una tragedia annunciata”.

L’UNITA’. Martedì 21, quando comunque non si sa ancora quasi niente, ha il grande scoop: “La Lega ambiente denunciò i pericoli - Una pista per i mondiali di sci e adesso viene giù tutto. La collega Mirella Acconciamessa, autrice dell’articolo, inventa di sana pianta che la zona dei mondiali di sci di Bormio nel 1985 “ieri è franata”. Se la collega scrivesse per il mio giornale dopo una simile topica avrebbe un solo commento: quello è stato l’ultimo suo articolo. Per umanità potrebbe restare al giornale, ma solo come telefonista, magari anche correttrice di bozze…

Dulcis in fundo

L’INCHIESTA REGIONALE. Ventisette consiglieri di opposizione vogliono la Commissione d’inchiesta e in base alla richiesta presentata il 23 luglio 1987 alle ore 15.45 appunto da questi 27 consiglieri regionali viene istituita con deliberazione n. 542 del 28 luglio 1987 “una Commissione d’inchiesta per accertare cause, dimensioni ed effetti degli eventi catastrofici verificatisi in Valtellina ed in Val Brembana e le eventuali responsabilità”. La delibera stabilisce che la Commissione “chiarisca in particolare entro il dicembre del 1987” nove quesiti.

Oltraggio al pudore, insulto al buon senso, idiozia pura. Degno infatti di cotal menzioni il quarto quesito: “quale influenza sugli effetti disastrosi della alluvione abbia avuto:” e qui il quarto punto di tale quesito “il disboscamento operato in occasione dei campionati del mondo”.

Allucinante, oltre a tutti visto e considerato che era lì ben visibile a tutti, giornalisti compresi, fra tanto sconquasso il perfetto stato della pista Stelvio dove era stato operato il cosiddetto “disboscamento” delle famose 4000 piante di cui aveva parlato tutta Italia senza che nessuno dicesse, salvo noi ma inascoltati, che sopra i 45 cm di diametro erano in tutto 45 e senza dire che solo una ventina d’anni prima lì di piante non ce n’erano. E magari che nella ecologissima Svizzera per i mondiali di Crans Montana di piante – quelle sì, piante e non piantine - ne erano state tagliate 20.000. E un po’ di geografia: Sondrio è a oltre 60 km, Morbegno a 85. Tartano è in quota in una valle laterale, la Valmalenco sale da Sondrio fino a 4050 metri. E via dicendo.

FANFANI

A proposito di protagonismo. Fanfani é ancora Presidente del Consiglio il sen. Fanfani. per qualche giorno ancora in quanto il Capo dello Stato ha già dato l’incarico all’on. Goria. E dice la sua: i Ministri se ne stiano a Roma. In Valtellina va solo il Ministro della Protezione Civile. Gli elicotteri sono preziosi per il soccorso, non vanno distolti per portare a spasso personalità in vena di protagonismo. Tutti gli addetti al soccorso applaudono. E, almeno questa volta, i politici hanno dato una lezione di stile.

MARTEDI’ 21. I DATI

Piove, il cielo è scurissimo. Martedì mattina tutti i giornalisti sono nel salone del Consiglio provinciale. Arrivo dopo esser passato al BIM e alla CCIAA. La rabbia nel leggere la serie di idiozie di cui sopra c’è un campione fa tirare qualche urlo di troppo, con la soddisfazione di sentirmi dire che comunque, visti i dati, era pienamente giustificato. Ho chiamato anche il Presidente della Provincia. Siamo lì per fornire dati e documentazione e rispondere a qualsiasi domanda. Quanto al disboscamento c’è lo studio del dr. Leali che dimostra l’inverso ossia la crescita del bosco. Quanto alle “lottizzazioni selvagge” (le documenterà con una fotografia “Italia Oggi”. Peccato che quella che hanno presentato come esempio di speculazione edilizia non é altro che l’Ospedale Morelli, un vanto dell’Italia nella lotta alla TBC!!!) c’è la situazione urbanistica dei 78 Comuni che si produce e che ne attesta l’inesistenza. Quanto alla cura del Territorio si documenta l’attività della Sezione autonoma di Bonifica Montana, con forse il primo in Italia Piano Generale di Bonifica montana, del 30 aprile 1964, il Piano della Comunità Montana unica di Valtellina, quanto di meglio realizzato nel nostro Paese bloccato negli uffici regionali. E magari anche, essendo stato Sindaco, ricordando come il Comune di Sondrio dal 1983, quindi uno dei primi Comuni in Italia se non il primo, abbia uno studio geologico con una divisione in quattro zone. Non si manca di osservare come oggi ci sia chi lamenti che si sia lasciato accumulare materiale negli alvei. Gli stessi, o comunque persone delle stesse organizzazioni ambientaliste che a suo tempo avevano fatto la guerra agli scavi negli alvei riuscendo, in una provincia come quella di Sondrio, a far mancare gli inerti! Arrivano di rinforzo i tecnici e in particolare viene illustrata la tremenda situazione metereologica. Ci sono colleghi di primo piano un po’ di tutte le testate. L’indomani e i giorni successivi tanti soloni spariscono dalle colonne dei quotidiani e l’informazione viene ad essere oggettiva.

MERCOLEDI’ 22. IL DIETRO-FRONT

Mercoledì 22, quando cambia la solfa, dal “non si sa ancora quasi niente” al “ora ci sono i dati, si sa” c’è il dietro-front. I principali quotidiani riportano le dichiarazioni del Presidente della Provincia e del Presidente del BIM (il sottoscritto) in particolare con i dati sulla straeccezionalità dell’evento, sulla topica del disboscamento o delle lottizzazioni selvagge. Cambia il clima. E, si badi, non si trattava solo di una legittima tutela ma a questa si aggiungeva un chiaro messaggio a Governo e Parlamento nel momento in cui esprimevano la solidarietà del Paese con ingenti stanziamenti non avveniva per riparare a malefatte ma a danni imprevedibili e inevitabili.

SPAZIO PER I VALTELLINESI

Negli organi di informazione ci si rende conto di come veramente stiano le cose. E si dà spazio alle ragioni valtellinesi. Commenti e dichiarazioni dei Presidenti della Provincia Marchini e del BIM (chi scrive) sono raccolti dagli inviati speciali e ampiamente diffusi, Nel mercoledì segnaliamo in particolare Il Giorno che risola “Non abbiamo distrutto l’ambiente”, Il Giornale a tutta pagina: “Coro in Valtellina: è stata una fatalità”; Avvenire: “Così la montagna ci ha traditi” a tutta pagina; Il Manifesto: “Non è colpa nostra”, titolo con grande rilievo; Il Resto del Carlino: “Questo disastro non l’ha causato l’uomo”, titolo a 5 colonne; La Repubblica: “Non sparare nel mucchio”, splendido articolo di Giorgio Bocca; Il Giornale: “Fosse tutta Valtellina”, superlativo articolo di fondo di Indro Montanelli

MA IL COLPEVOLE DA MANDARE IN GALERA COMUNQUE C’É

Vent’anni fa si scriveva: “Per questo fenomeno, pauroso, imponente, rovinoso ed improvviso che ha soprattutto funestato più di 100 chilometri di valle e per il quale, girati e rigirati i dati, controllate e ricontrollate le cose, i verdi e compagnia hanno sì qualcuno da portare in tribunale, e poi in galera per ciò che ha provocato, sempre che ci riescano. Questo qualcuno è Giove Pluvio.

INTANTO NELL’ECOLOGISSIMA SVIZZERA…

Un diario dettagliato e minuzioso descrive la successione degli eventi in quel di Poschiavo, valle omonima, Cantone dei Grigioni. L’inizio::” Cronaca di un disastro. Il 18 e 19 luglio 1987: due date che rimarranno ,nella storia della valle poschiavina per le tragiche conseguenze dell' alluvione. La storia ricorda diversi analoghi cataclismi, particolarmente uno avvenuto nel 1834; nessuno di noi comunque s'aspettava di doverne vivere personalmente uno di tanta violenza e di tanto furore”. La situazione è simile alla nostra: “Durante la notte lo Stato maggiore di crisi deve abbandonare la casa comunale di Spoltrio e rifugiarsi allo «chalet» della stazione; del resto, per il momento, esso non può che assistere impotente al disastro che si va delineando sempre più chiaramente”.

Andiamo alle conclusione del Diario: “LUNEDJ. 20 LUGLIO. Verso le tre del mattino, dopo trenta ore di estenuanti tentativi, Si riesce con le ruspe a deviare il flusso delle acque entro gli argini del Poschiavino. Il quadro del Borgo di Poschiavo e delle zone colpite dall' alluvione è impressionante

e inimmaginabile per chi non vi assiste di persona. Ristoranti, negozi, case private svuotati a pianterreno dei rispettivi arredi, ricolmi di melma e di ogni immaginabile detrito. Il fondo stradale non esiste più, le piazze e le piazzuole sono ricoperte da materiale per un' altezza che varia e raggiunge qua e là anche i due metri. Le automobili sono sommerse dal fango, alcune sono rovesciate e giacciono qua e ./à in un disordine indescrivibile. La gente gira muta, incredula e sbigottita. Con il ritorno del bel tempo si possono constatare i danni gravissimi registrati ovunque; la Vai Mera ha arrecato notevoli danni all' alpe di Camp, la Val da Camp è straripata in più punti inondando Lungacqua, Rugiul e Plansena. Lungo la Vai Varuna è scomparso il ponte a Plan la VaI ed un tratto di strada a sud dello stesso. L'erosione lungo il canale di scorrimento della Val Varuna ha fatto cambiare aspetto all'alveo. Gravi danni sono annunciati anche da Ursé, Quadrada e Selva/Clef. A Cavaione una casa è crollata in seguito ad una frana”.

Leggi diverse e modi di vita diversi, al di qua e al di là della sbarra di confine ma uguale la sorte per la straordinarietà dell’evento che i soloni non ammettevano perché, l’avessero ammessa, non avrebbero avuto di che pontificare balzando all’onore delle cronache nazionali.

RIPRESA

L’impegno di tanti compreso quello, rilevante, dell’Esercito comincia a dare i suoi frutti. Ne è un esempio l’episodio che segue. Lo riportiamo, ancorché marginale, così come gli altri flash che seguono, in quanto tutto serve per ricostruire un contesto neppure immaginabile da chi lo ha vissuto. Lo si vedrà nella terza puntata che seguirà.

FLASH: LA VEDETTA LOMBARDA, ANZI SONDRASCA, PER LA VALMALENCO

Un tempo la lettura del “Cuore” di De Amicis era obbligatoria ma non perché fosse imposta, e uno dei racconti che attirava di più era quello della “Piccola vedetta lombarda”. (1859, guerra per la liberazione della Lombardia, dopo la battaglia di Solferino e San Martino, vinta contro gli Austriaci). Un accostamento venuto in mente pensando ad un altro episodio di quei giorni. Ne erano passati tre, la Provincia aveva fatto miracoli per ripristinare almeno un parziale transito sulla strada provinciale della Valmalenco. Non c’era il placet per la riapertura perché sul versante orografico sinistro nella zona di Dagua, nella parte alta e soliva del crestone occidentale del Monte Palino, era segnalato il pericolo di frana o di colata di fango. Il Prefetto si dichiara d’accordo con una nostra proposta, convincendo gli altri, che la strada potrebbe essere riaperta se venisse presidiata. Non si trova come fare. Il generale Muraro mi mette a disposizione l’elicottero, non può i soldati che non sono in grado di valutare un eventuale pericolo. Chiamo Celso Ortelli, mitico capo della zona del Soccorso Alpino. Spiego la situazione. Lui è impegnato ma la “vedetta sondrasca” ce l’ha, il figlio. Sceglie il punto di osservazione da cui tenere sotto controllo la zona di Dagua per avvisare via radio, nel caso di eventuale distacco onde bloccare il traffico, Da notare che a Chiesa c’è molta gente bloccata, compreso un gruppo di ragazzi milanesi che il Comune di Milano vuole riportare giù, peraltro per nulla contenti i ragazzini. C’è inoltre da assicurare i rifornimenti, sia di alimentari, freschi in particolare, che di medicine. C’è l’autorizzazione, ovviamente per le sole ore di luce, l’elicottero va su, la “vedetta” si posiziona, dà l’OK via radio e finalmente l’isolamento della Valmalenco è rotto. Un solo inconveniente. Con tante cose che freneticamente si stanno facendo, il tempo passa, sta arrivando il buio e Ortelli junior è là che aspetta che l’elicottero lo venga a prendere. Meno male che il generale Muraro capisce la situazione. E’ l’ultimissimo volo della giornata. E anche l’indomani, grazie alla “vedetta sondrasca” la strada resterà aperta.

FLASH: ANIMALI: L’ORSO BEN

A Chiuro, poco a monte del ponte sul Valfontana della provinciale per Teglio c’erano le vasche del centro ittiogenico, spazzate via dalla piena del torrente. Poco oltre c’era la gabbia dell’orso Ben. Ormai adulto gli avevano costruito una grande gabbia spaziosa. Alcuni volontari provvedevano al suo mantenimento, a rifornirlo di cibo e acqua. La situazione dell’alveo, con ingente apporto di materiale solido, avevano fatto pensare ad una drammatica fine del plantigrado. Calmatasi la furia degli elementi, ridotta la portata del torrente, qualcuno si avventurò lungo l’alveo. Quale sorpresa! La gabbia era piena di materiale inseritosi a pressione tra le sbarre della gabbia e via via alzatosi sin quasi al soffitto. L’orso Ben sembrava un tappeto. Quasi orizzontale, le quattro zampe stese anch’esse orizzontalmente, la testa stretta tra materiale e soffitto. Fu un’impresa prima dissetarlo e poi alimentarlo, ma poco alla volta la gabbia fu svuotata. Ora si trova allo zoo-safari di Fasano in Puglia dove ha trovato anche una compagna che conseguentemente non gli farà certo rimpiangere la Valtellina dov’era invece solitario e quindi scapolo (la sua foto a www.puntointernet.com/naturalia/ve117.htm ).

Animali: le mucche nella Piana di Berbenno

Se la vicenda dell’orso Ben ha avuto un lieto fine non così è stato per una dozzina di mucche nella piana di Berbenno.

FLASH: ANIMALI: LE DODICI MUCCHE. VEGETALI: I SALICI.

Nella piana della Selvetta dodici mucche annegate. Ognuno con la testa rivolta a destra, appoggiata sul collo della vicina, tranne l’ultima con la testa volta a sinistra. I tecnici spiegheranno che l’acqua penetra nella mucca in immersione.

Dagli animali ai vegetali. Il Capo dell’Ispettorato Forestale dr. Bresadola, qualche settimana dopo la calamità mi chiederà se ho visto cosa sta spuntando in quell’enorme distesa di sabbia e polvere on cui l’alluvione ha trasformato il Piano della Selvetta. Rispondo che sì ho visto che sta spuntando in gran quantità una strana erba. Il dr. Bresaola spiega l’arcano: “si tratta di salici”, ci sono miliardi di piantine minuscole che stanno crescendo. Habitat ideale ed esplodono. Ma per noi è un segno di riconciliazione con la natura.

Alberto Frizziero – 2 – continua

Alberto Frizziero
Speciali