Capitolo sesto. COMUNITA’ MONTANA di VALTELLINA. 2) COME DAL NIENTE IN POCHI MESI SI E’ ORGANIZZATO IL PIÙ IMPORTANTE ENTE DELLA PROVINCIA. E CHE RISULTATI!

Lo Statuto. I primi passi - Il momento dell’avvio operativo – Difficoltà politiche: un quadro desolante – Cose straordinarie. Se fosse rimasta la C.M. unica! - Piccola cronologia - L’arredamento della sede: che costi! - Guerra per la tesoreria?

LO STATUTO. I PRIMI PASSI

Un lavoro intenso ha caratterizzato la formazione dello Statuto con ampi dibattiti in primis in sede DC. Il 26 gennaio 1974 sulla base della relazione del Presidente della Commissione Garbellini e con l’apporto del capogruppo DC Maganetti viene affrontato il tema dei principi ispiratori dello Statuto. Il 6 aprile si discite la proposta. Grandi discussioni il 18 maggio e una pagina sul Corriere della Valtellina con apporti Garbellini, Maganetti, Frizziero per coinvolgere tutti i valtellinesi. Il 13 ottobre sembra la volta buona ma troppe le assenze per cui si decide un rinvio. Il 22 dicembre 138 a favore, 40 contro lo Statuto è approvato. L’OK definitivo a fine gennaio da parte del Consiglio Regionale. L’assemblea del 6 aprile vede la prima costituzione degli organi della C.M. Per L’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea: Geremia Fumagalli Presidente, Carlo e Giancarlo Giugni Vicepresidenti. Alla presidenza è eletto Lorenzo Maganetti, Vicepresidente BIM, Presidente SABM e Sindaco di Tirano. Nel Consiglio Direttivo entrano Dassogno, Erba, Franceschina, Fabiano Garbellini, S. Pasina, Pezzini, Rovaris, Giumelli (PSDI). Da notare che il Presidente della Commissione Statuto decide di non entrare in CD ma di presiedere la Commissione Agricoltura L’approvazione dello Statuto e la nomina degli organi consente di impiegare i fondi disponibili (968 milioni). Il guaio è che le elezioni amministrative obbligano di fatto ad una stasi dell’attività. Ci sono infatti molti cambiamenti nei Comuni e quindi anche nei loro rappresentanti in C.M. la cui nomina avviene con il contagocce. L’ultima alla vigilia (tre giorni prima) dell’assemblea convocata per il 2 maggio

IL MOMENTO DELL’AVVIO OPERATIVO

L’Assemblea è stata convocata in quanto tutto ormai è pronto per un effettivo avvio della Comunità Montana. Avvio operativo significa mettere in condizione l’Ente di funzionare al meglio con tutti i suoi organi, da nominare, con tutti gli strumenti, da predisporre, con il personale, da acquisire. L’importante però è scegliere la strada giusta per utilizzare tutte le potenzialità offerte dalla legge. Questione di cultura, di visione strategica, di ricerca del da farsi per volare alto. Ci sono, di fatto, due concezioni: quella di una C.M. come grosso Comune, tesi largamente prevalente nel Paese e nella stessa UNCEM, e quella di Ente di larga maglia. Fra i fautori di questo secondo, strategico, ruolo c’è poi chi punta prioritariamente sulla programmazione socio-economica, non valutando appieno la mancanza di leve che traducano le impostazioni teoriche on risultati, e chi invece sull’aspetto territoriale. Noi ad esempio. La C.M. si muoverà su questa seconda linea considerando le scelte socio-economiche, di massima non potendo determinarle dipendendo da altri soggetti, come supporto e quadro di riferimento per le scelte territoriali. Queste infatti sono, contrariamente alle altre, a prova di pretore. Queste, non ci fosse stata l’abominevole divisione della C.M. di Valtellina, non ci fosse stata l’abominevole conservazione in un cassetto del piano da parte di un anonimo funzionario regionale, avrebbero impedito alcuni scempi e in ogni caso un degrado del territorio con una deplorevole sfilata di capannoni lungo il fondo valle, capannoni di cui era prevista in tale piano la concentrazione in alcune zone ben definite, come è stato per le aree di Tirano, Sondrio, Morbegno, Chiavenna.

Il dibattito è stato ampio. Le linee sono state tracciate. Si tratta ora di venire al sodo, innanzitutto con la nomina dei nuovi amministratori. Ufficio di Presidenza dell’Assemblea, Presidente, Consiglio Direttivo, Commissioni (sei di 15 consiglieri ciascuna). La parola alla politica.

DIFFICOLTÀ POLITICHE: UN QUADRO DESOLANTE

Il momento è difficile per la situazione interna alla DC, Partito di maggioranza assoluta in provincia. Le elezioni politiche hanno lasciato il segno per via della scelta delle candidature che non hanno visto la riconferma del sen. Valsecchi, critica una parte cospicua della maggioranza interna moderata che contava due terzi dei seggi nel Comitato Provinciale rispetto ad un terzo della minoranza che faceva riferimento alla sinistra di Base. Rende bene la situazione la notizia delle dimissioni di tutti i membri di minoranza presentate il 2 ottobre, ritirate dopo che viene convocato il Comitato Provinciale con all’ordine del giorno il problema C.M. di Valtellina e l’indizione del Congresso. Riunioni e incontri si susseguono con la complicazione che di fatto si è in campagna elettorale, il voto per Camera e Senato essendo fissato per il 20 giugno, quello in C.M. il 2 maggio. Al racconto diretto in prima persona i momenti salienti della vicenda: “Mezzanotte è passata da un pezzo. Suonano alla porta. Ero Sindaco e qualche volta era già capitato di vedere arrivare qualcuno per le cose più strane. Sono invece il segretario DC Mescia e il vice Crottogini reduci da alcune consultazioni. La sinistra interna, per ragioni di politica interna non è disponibile a votare il Presidente Maganetti – che invierà al Partito una lettera di rinuncia pubblicata dal Corriere della Valtellina del primo maggio, vigilia della seduta - e quindi non propone a sua volta un candidato. Fra gli oltre 130 consiglieri del gruppo DC in Comunità, su 205, mi si dice che sarebbe disponibile invece sul mio nome. Quasi li caccio di casa ricordando che non volevo fare il Sindaco di Sondrio e che m’è toccato farlo perché a 12 giorni dalla presentazione della lista la sua compilazione, necessari di solito un paio di mesi, non era ancora iniziata mancando il capolista.. Ricordando anche l’impegno fortissimo in Comune con la Giunta senza maggioranza (17 consiglieri su 40). No. L’indomani ancora No e così via. Ma l’Assemblea è alle porte, la polemica forte, la confusione notevole. Bandiera bianca. La situazione è tale che non si riesce neppure a nominare il capogruppo, con un nuovo onere per il candidato Presidente. Quando tutto è pronto la novità dell’ultima ora. Nuova incursione a notte fonda del segretario DC Mescia e del vice Crottogini. La sinistra DC si è trovata ed ha comunicato di non entrare nel Consiglio Direttivo anche se ci sarà comunque il voto favorevole. Il CD è di otto membri, due per mandamento. Di questi 8 ne erano stati previsti tre della sinistra. Rapida verifica: due si dichiarano dispiaciuti, niente di personale, scelta politica collegiale. Il terzo risponde che non è d’accordo di far saltare tutto all’ultimo momento. e dà conferma. Sette ore prima dell’Assemblea, alle due di notte, non è facile reperire i due tasselli venuti meno né è pensabile a un rinvio. Uno, svegliato di soprassalto, premette di essere lucidissimo, di aver capito la situazione per cui, fosse ieri il NO sarebbe totale ma viste le cose la risposta è SI perché la Valle ha bisogno che l’Ente parta. Primo respirone di sollievo. Non è così per l’ultimo tassello. Fra i consiglieri della zona parzialmente scoperta gli interpellati, a vario titolo, declinano l’invito. E’ molto tardi, anzi è mattina presto, quanto il problema viene risolto con un consigliere che non si sa neppure se sia DC o altro che accetta di entrare in Consiglio.

Alle 9 nell’aula magna dell’Istituto De Simoni, inizia la seduta, tensione alle stelle. Espletate le formalità viene annunciata la candidatura alla Presidenza. Va al microfono un autorevole personaggio che annuncia che la sinistra DC lo voterà per disciplina di Partito. La mano si leva velocissima per chiedere la parola e mandare tutti al diavolo. Dassogno, appena nominato Presidente dell’Assemblea capisce al volo e fa finta di non vedere. Piombano diversi consiglieri per imprigionarmi al posto, non davanti ma circa a due terzi della sala verso il fondo. Gli occhi nell’intera sala sono puntati qui. Un traslato: viene l’immagine dell’intera Valtellina con gli occhi puntati non su questo o su quello ma sulla DC. L’emotività sparisce sostituita da una fredda determinazione che si traduce poco dopo, appena divenuto Presidente, nel volare alto, nell’evitare polemiche condensando tutto in una frase significativa . Per la verità ci saranno anche alcuni, in teoria votanti per disciplina di Partito, che preciseranno di aver votato anche loro per convinta adesione”.

Questo l’inizio. Non parliamo poi cosa succede per strada. Al concentrato di difficoltà di ogni genere per avviare da zero un Ente quasi senza strumenti si aggiungono a raffica cose da fare mentre fuori il clima arriva persino all’incandescenza. “Molti nemici – in questo caso interni oltre che esterni – molto onore. Molto onore? In ogni caso moltissima soddisfazione perché dominare gli eventi quando c’è bonaccia è cosa da tutti, non quando si è al massimo ossia mare forza dieci e vento forza dodici”

Ma di questo si parlerà nel prossimo capitolo

COSE STRAORDINARIE. SE FOSSE RIMASTA LA C.M. UNICA!

In un situazione difficilissima, per certi versi kafkiana, in una sorta di isoletta circondata da ogni lato da un Oceano in tempesta gli amministratori della C.M. hanno preso alla lettera una singolare indicazione del Presidente che preso spunto da una partita di basket. Era un incontro senza storia per la debolezza degli avversari che picchiavano a più non posso. Non per cattiveria ma perché non riuscivano a reggere il confronto e cercavano di difendersi come potevano. Niente replica sullo stesso piano dello scontro fisico. Replica giovando al meglio, andando e riandando a canestro anche a divario massiccio e sino all’ultimo secondo. “Ci criticano? Ci dicono che siamo inefficienti?” – questa dell’inefficienza è critica, frutto di ignoranza della realtà delle cose, ricorrente – “Nessuna reazione, salvo quando si è tirati per i capelli, ma ancor maggiore impegno per realizzazioni concrete e sempre volando alto. Il tempo è galantuomo”. Il tempo sarà galantuomo.

Cose straordinarie dunque e, di seguito, una serie di queste.

Autocelebrazione?

Per nulla. Quando si opera bene il giudizio lo dà la coscienza e non importa quello degli altri. Se poi arriva, come arriverà, anche questo meglio.

Non autocelebrazione ma rammarico.

Quel che è stato fatto, e quello che sarà fatto nella successiva Amministrazione, sono motivo di profondo rammarico pensando a cosa si sarebbe potuto fare se in Valtellina fosse rimasta la Comunità unica. Anche autorevoli e strenui oppositori della stessa a distanza di tempo, e di non molti anni, ammetteranno pubblicamente l’errore commesso dividendo la grande in quattro piccole. (che pure hanno svolto lodevolmente il loro compito però d’ambito ristretto e in anni in cui la provincia non aveva ancora i poteri e le competenze di oggi.

PICCOLA CRONOLOGIA

In premessa la datazione dell’avvio per meglio comprendere le cose:

2 maggio le nomine in assemblea

3 maggio inoltro delibere al Comitato regionale di Controllo

22 maggio insediamento Consiglio Direttivo

29 maggio insediamento Commissioni

31 maggio inizio pagamenti

16 giugno prima autorizzazione per vincolo idrogeologico

30 giugno passaggio del personale dalla SABM alla C.M.

31 luglio completamento arredo e sistemazione uffici

L’ARREDAMENTO DELLA SEDE. CHE COSTI! I locali c’erano. La precedente Amministrazione li aveva affittati dove c’erano quelli del BIM, anche in previsione del passaggio del personale dalla SABM alla C.M. Desolante il primo ingresso: locali vuoti con due telefoni per terra. Per un mese l’Ufficio consisteva nelle borse del Presidente; i telefoni avevano trovato sistemazione: appoggiati su una sedia ottenuta in prestito. C’era da fare tutto, cominciando dalla carta intestata e comprando il necessario per almeno un funzionamento minimale.

Singolare l’acquisto dell’arredamento. Era stata stimata da chi se ne intende una spesa almeno di un centinaio di milioni. Se ne spesero in tutto, trasporto compreso, poco più di CINQUE (milioni. Di lire. Tutto compreso). 135 pezzi per arredare l’intera sede. Due signori uffici (tavolo in noce massiccia ecc.) per Presidente e Segretario. Tre uffici per assessori, Ufficio di Presidenza e Commissioni, uffici per 26 dipendenti, sala del Consiglio. Addirittura alcune scrivanie finirono al Comune di Sondrio. Com’era stato possibile? Il Sindaco di Sondrio aveva appreso che la Banca d’Italia stava per rinnovare l’intero arredamento. Blitz. Non avendone bisogno il Comune il Sindaco aveva fatto un favore al Presidente della C.M., ovviamente allo specchio. Stessa persona infatti ma diverse funzioni.

GUERRA PER LA TESORERIA? NO, LA C.M. VOLA ALTO

Uno dei primi provvedimenti da adottare è quello di assegnare la tesoreria, appetita, dell’Ente. La questione è molto chiacchierata e ognuno dice la sua, naturalmente sbagliata visto che gli amministratori della C.M. non sono nati ieri e non guardano all’oggi ma al domani. In questa logica invitano i tre Istituti bancari del capoluogo ad un incontro in C.M. Arrivano il rag. De Censi (Credito Valtellinese), rag. Grassi (Popolare Sondrio), il rag. Diani (Cariplo). All’inizio non si parla di tesoreria ma dei programmi dell’Ente che vengono esposti dal Presidente e dal Vicepresidente Moratti. . Qualcuno, se la memoria non falla il rag. Diani, commenta “ma questo è volare alto!”. La risposta del Presidente è che volare alto è sbagliato se non si hanno ali adeguate, ma è colpevole non volare alto se le ali ci sono, come è per la Comunità di Valtellina. E’ la maggiore d’Italia, possibile riferimento per la montagna italiana, per l’UNCEM. Controprova subito: vediamo se i fatti seguono alle parole valutando la proposta sul problema per il quale la riunione è stata convocata. Da giorni l’attività promozionale per l’una o altra soluzione era intensa. Fuori, nei bar, in piazza, nei luoghi di lavoro anzi si sapeva (!) già quale sarebbe stata la decisione della Comunità. La scelta è (sarebbe) già stata fatta in Via Piazzi, sede della DC. Prima idiozia, non sarà l’unica. Il Partito, maggioranza assoluta in provincia, non ha mai interferito in decisioni di questo genere che competono agli amministratori. Se avesse cambiato linea e lo avesse fatto avrebbe avuto la più semplice delle risposte: “ofelee, fà el to mesté”. Ci fossero i bookmaker, in base alle notizie “certe” che girano le scommesse si baserebbero su un 40% sia a Credito Valtellinese che a Popolare e sul 20% a Cariplo. In realtà, deludendo i “so-tutto” il Consiglio Direttivo ha delegato e con carta bianca Presidente, Vicepresidente ing. Moratti, assessore al bilancio ing. Erba con l’assistenza del segretario dr. Gavazzi, che hanno preso la loro decisione.

Torniamo all’incontro: i discorsi generali sono finiti, “veniamo al dunque”. La tensione sale. La proposta: “saremmo orientati a una rotazione annuale, a turno, se siete d’accordo, anche perché non ci andrebbe che, facendo una gara, venisse un soggetto esterno”. La tensione sparisce, l’OK è immediato. Il rag. Diani però prorompe “ma i depositi?”. Il giro è infatti notevole. “Un terzo per uno, s’intende ai migliori tassi”. Non è finita: adesso che la questione è risolta c’è ancora un punto da chiarire. “Credito e Popolare hanno presenza diffusa con i loro sportelli, mentre Cariplo è presente solo nei centri maggiori”. Il rag. Diani impallidisce; il sorriso gli torna quando il discorso continua “ma abbiamo tenuto presente che solo Cariplo fa i mutui di lunga durata ai Comuni, per cui consideriamo i tre Istituti in parità”. Non è ancora finita. Si precisa che il primo anno compete al Credito per il semplice motivo che è tesoriera del Comune di Sondrio che sta operando per conto della C.M. in attesa della sua piena operatività. L’incontro è concluso, la soddisfazione di tutti è nell’aria. Qualcuno commenta che, è vero, si è volato alto. Se il buon giorno si vede dal mattino… (Per inciso, la piccola C.M. di Valchiavenna sullo stesso problema della tesoreria si invischia in un contenzioso legale, doppio, e nessuna delle altre Comunità lombarde sceglie la via che poi riconosceranno essere la più interessante, quella della C.M. di Valtellina). Finalmente finita? No. Resta da stabilire i tassi. E’ impegnato nella trattativa in banca l’assessore al bilancio che chiama “ho ottenuto sinora il 17%, vado avanti?”. Basta e ne avanza. Finora il tasso più alto era quello dell’11 virgola qualcosa per l’IACP, già tasso di favore perché i Comuni erano ancora più sotto. Smentiti tutte le Cassandre e i rompini esterni con una soluzione che, guarda caso, non riesce a trovare argomenti contrari. E’ tutto dire. Uno a zero, palla al centro.

Cose che poteva fare solo la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano

PIOVE SUL BAGNATO: I PROBLEMI DEL PERSONALE

Piove sul bagnato: da un giorno all’altro l’attività della Sezione Autonoma di Bonifica Montana per via della legge regionale sui Consorzi di Bonifica, viene passata alla Comunità Montana. Con l’attività naturalmente il personale (delibera del C.D. del BIM del 30 giugno in attuazione della delibera della Giunta regionale del 9 marzo). Gatte da pelare per la Comunità Montana che da un lato può respirare per l’apporto di collaborazione sin a quel momento pressochè inesistente ma dall’altro deve risolvere una serie di problemi collegati Per evidenziarne uno, si fa per dire, divertente INPDAP e INPS si accapigliano ciascuno dei due Enti sostenendo che il personale delle CC.MM. deve far capo a lui e presentando il conto entrambi. Riunioni, incontri, discussioni… Fatta infine la scelta nazionale dell’Ente cui versare la quota dovuta l’altro non demorderà e presenterà il suo conto addirittura con tanto di mora. Dovrà farlo desistere addirittura il Governo! Se questo è, si fa per dire, divertente non lo è per niente quello che si prospetta, ossia tempo non breve senza stipendio. Il personale prende possesso dei nuovi uffici, accetta tranquillamente gli incarichi operativi assegnati ma, preoccupatissimo, chiede un incontro collegiale con il Presidente. Sanno che la Comunità Montana esiste solo sulla carta. Per diventare operativa ha bisogno di tutta una serie di strumenti che non potranno che venire dall’assemblea, la quale però per riunirsi ha bisogno che si prepari tutto il complesso materiale necessario e seguendo le debite procedure complicate anzichenò.. Il Presidente, riconoscendo le buone ragioni del personale, assicura che il Consiglio Direttivo farà il possibile. Arriva il giorno che avrebbe dovuto essere quello di paga, venerdì 30 luglio. Nuova richiesta di incontro collegiale. Parla per tutti il geom. Padovani . Il personale si rende conto che la situazione è quella che è ma chiede che si faccia il possibile per arrivare a soluzione entro tre, quattro mesi al massimo. Non è una disponibilità da poco quella di dirsi disposti a lavorare senza stipendio per tutto questo tempo…

La risposta del Presidente gela tutti “non se ne parla neanche” ma il ghiaccio si scioglie subito per il seguito “chi lavora deve essere pagato. I vostri stipendi sono in banca”. Probabilmente non ci credono perché partono due dipendenti per lil Credito Valtellinese. Dai clamori di là si capisce che sono tornati con verifica positiva. Ulteriore richiesta di colloquio: Fa pensare a qualche errore o cose del genere. Nossignori. Sempre portavoce il geom. Padovani c’è la consegna di un foglietto, firmato da tutti, con parole di ringraziamento che vengono calorosamente esposte anche oralmente. Quella che non viene evasa è la domanda su come è stato possibile questo risultato anche perché, come per una serie di altri problemi, la vera risposta è l’esercizio della fantasia abbinato all’approfondimento del quadro giuridico e normativo, una interpretazione in un certo senso manageriale della gestione della cosa pubblica non a tutti gradita ma utile per i risultati.

In realtà è servita la contemporanea carica nella stessa persona di Presidente della C.M. e di Sindaco In attesa delle definizioni regolamentari e di quanto ancora necessario il Comune di Sondrio funziona in un certo senso da tesoriere della C.M.. Visto, e soprattutto interpretato, il quadro giuridico, motivati adeguatamente i vari passaggi onde non correre il rischio domani di censure da parte della Corte dei Conti, date alcune direttive tecnico-amministrative, predisposte le tabelle degli stipendi da parte della ragioneria del Comune il finale con ordinanza per assumere ogni responsabilità evitando che ve ne potessero essere, anche marginali, per lo zelantissimo, capace e impegnato segretario dr. Gavazzi e per il Ragioniere Capo del Comune. Sulla base di tutto questo emissione dei mandati di pagamento. Al di là del fatto in sé, il personale vivrà con convinzione, alcuni con entusiasmo, la progressiva costruzione del nuovo Ente.

Cose che poteva fare solo la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano

PIOVE SUL BAGNATO: LA REGIONE “SCARICA” ALLE C.M. IL VINCOLO IDROGEOLOGICO

Non ci sono ancora gli uffici, non c’è ancora il personale ma intanto la Regione ha “scaricato” – con i faldoni delle domande giacenti - la gestione del vincolo idrogeologico alla C.M. che deve quindi occuparsi da un lato delle autorizzazioni e dall’altro di irrogare le sanzioni. Queste addirittura su responsabilità del Presidente che può indifferentemente comminare 50.000 lire di multa o anche 50 milioni, a sua totale discrezione.. Questo aspetto verrà subito regolamentato in maniera molto stringente di modo che la discrezionalità sia ridotta a zero e l’ammontare addirittura calcolato dagli uffici. Tempi rapidissimi per questa regolamentazione: il 6 agosto la prima emissione. Ancora più rapido l’inizio dell’attività autorizzativi, su conforme parere della Forestale: già il 16 giugno (!) il Presidente firma e notifica il primo provvedimento.

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PIOVE SUL BAGNATO: UNA VALANGA DI PRATICHE PIOMBA DA MILANO

Piove sul bagnato: una valanga di pratiche piomba da Milano. Oltre 5.000 domande di indennità compensativa per le mucche da latte da istruire con successiva liquidazione agli aventi diritto. Altra gatta da pelare per la Comunità Montana che comunque si mette ovviamente in moto, anzi, rapidissimamente in moto.

Di che si tratta? Una direttiva comunitaria, la quarta dedicata all’agricoltura di montagna, riconosce agli allevatori un bonus per le evidenti condizioni svantaggiate rispetto agli allevamenti di pianura.

Le domande sono state presentate, da tempo, alla Regione ma gli uffici preposti in quel di Milano dovevano avere qualche forma di idiosincrasia per questi volumi cartacei. Li hanno lasciati riposare tranquilli in attesa di tempi migliori. E questi sono venuti sotto forma di un provvedimento legislativo di delega alle Comunità Montane che consente di liberare scaffali a Milano e riempirli a Sondrio. Sono 5970, diconsi cinquemilanovecentosettanta pratiche per un totale di 16.520 capi aventi diritto – la legge parla di unità di conto – di 30.000 lire ciascuno. Si tratta di 495, 6 milioni di lire, una cifra non rilevantissima ma un aiuto assai utile per quasi 6.000 famiglie. Vanno istruite ma bisogna fare in fretta perché è già tempo di nuove domande senza che abbiano avuto risposta quelle vecchie per via della disinvolta inerzia meneghina. Si decide per una prima verifica a campione. I geometri partono, sulle loro auto e senza, per il momento, avere il relativo rimborso spese perché il Comitato di Controllo di Sondrio ha inopinatamente annullato la delibera che lo determinava. Tornano preoccupati. I conti delle vacche tornano, quelli delle stalle no. La legge prevedeva infatti il bonus sino a un massimo di cinque capi per stalla e qualcuno che di capi ne aveva sette o otto ha fatto figurare che le stalle fossero due, magari intestate a due fratelli. Si decide di estendere notevolmente il campione. Attivano autorevoli sollecitazioni: “le bestie ci sono, non ci sono abusi…”. La norma non è sensata ma va rispettata, da un lato per ovvie ragioni di corretta amministrazione, dall’altro per opportunità. Ricordiamo l’esempio dell’olio pugliese, di dati non corretti, di blocco per anni dell’integrazione comunitaria. Le verifiche si concludono con un campione ampio e “duplicazioni” di stalle limitate, e si liquida in tempo-record quanto dovuto. Ma c’è una coda, una istruttiva coda. Nelle settimane successive arriva più d’uno in Comunità a chiedere per cortesia di sostituire la domanda presentata perché, guarda caso, c’è stato un errore.

Non si manderà a dire in quel di Milano in un incontro delle CC.MM. con la Regione quel che s’era da dire, da un lato sugli uffici regionali, dall’altro su come si opera in Valtellina…

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PIOVE SUL BAGNATO: LA SICCITA’ IMPERVERSA E LA C:M: DECIDE

La siccità imperversa. Ci sono Comuni in Valle ove per qualche tempo in qualche zona manca l’acqua potabile. Ne soffre l’agricoltura. L’impianto pluvirriguo, il maggiore d’Europa, è passato dal BIM alla C.M. Il capo dell’Ufficio Tecnico, geom. Gasparini, dice che uno della ventina di “comizi”, quello di Villa di Tirano, è completo e potrebbe funzionare. I problemi vengono dal fatto che non c’è ancora stato collaudo e dalla mancanza di assicurazione. Partisse un tubo partirebbero i terrazzi sottostanti. L’argomento principe su cui basa la sua fiducia Gasparini, tecnico di vaglia, è che “il progetto del bacino di Sommasassa e della condotta principale è dell’ing. Luigi Frizziero che ha seguito anche l’esecuzione dei lavori” (il suo nome era stato fatto al Politecnico dove gli amministratori del BIM si erano rivolti). Se questa fiducia ce l’ha Gasparini deve averla anche il figlio che dà il via all’operazione. Nessun problema. E’ uno spettacolo vedere sgorgare l’acqua dagli irrigatori in tutta la zona di Villa e al raccolto si vedrà la differenza con chi l’acqua non l’ha avuta. Naturalmente nei giorni successivi c’è una processione di gente in C.M. Tutti vorrebbero che anche nelle altre zone si desse il via ma gli altri comizi non sono pronti. Anche quelli che sono quasi completi non possono essere attivati e sempre per la stessa ragione: la resistenza di una parte dei proprietari dei fondi. Finalmente grazie all’esempio di Villa tutti si rendono conto dei vantaggi e si registra un’altra processione in C.M., di quelli che vengono a firmare l’adesione. I lavori possono continuare, anche con finanziamenti successivi fino, negli anni seguenti, al completamento dell’impianto. Grazie alla siccità e all’esempio di Villa!

Cose che poteva fare solo la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano

PIOVE SUL BAGNATO: LA REGIONE VUOLE LE PRIORITA’ PER LL.PP.

Non ci sono ancora gli uffici, non c’è ancora il personale ma intanto la Regione chiede alla C.M. di fare una graduatoria di priorità delle domande di opere pubbliche presentate dai Comuni. Si tratta in lire 1976 di richieste per un totale di 60 miliardi a fronte di 4 o 5 al massimo disponibili. Compito estremamente arduo, rapidamente sbrigato e senza code. La riunione in Commissione alla quale il Consiglio porta alla sua proposta è affollatissima. Ai 15 membri votanti si aggiungono una serie di altri amministratori, quasi tutti Sindaci. Ognuno ovviamente guarda al proprio Comune. Convengono sui criteri, primo dei quali la priorità assoluta per opere igienico-sanitarie. Sorpresa per il secondo: nessuna opera dei Comuni da cui provengono Presidente e assessori. Saranno questi due punti la carta vincente che porterà a una soluzione da tutti condivisa quando sull’argomento poteva aprirsi una sorta di guerra dei 100 anni. Approvato infatti il criterio viene prodotta la certificazione richiesta al medico provinciale dei più gravi episodi registrati recentemente in Valtellina per acquedotti e fognature. Le domande relative diventano prioritarie e da sole assorbono tutta la cifra disponibile. La graduatoria successiva diventa meno importante ma anche quella è fatta sulla base di altri criteri, il principale dei quali è l’analisi dei contributi ricevuti dai Comuni a vario titolo e da diversi soggetti (Stato, Regione, BIM, C.M., altri). Va avanti chi finora è stato indietro. Penultima considerazione: chi è favorito oggi starà indietro domani. Ultimo punto quello che fa rientrare le ultime lamentazioni: “avete mai visto Presidenti e assessori di Enti che volontariamente si escludono?”, anche se viene precisato che iggi è andata così ma non sempre è Quaresima…

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PIOVE SUL BAGNATO: FRANA DI OLGINATE, FERROVIA KO

Piove sul bagnato: una frana a Olginate travolge la linea ferroviaria Milano-Lecco. Serissimi problemi per la Valtellina e quindi un’altra gatta da pelare per la Comunità Montana che si mette ovviamente in moto, anzi, rapidissimamente in moto.

L’inizio del novembre 1976 è caratterizzato da piogge intense, tanto intense che il 4 novembre un’intera collina nei pressi di Olginate, in località Fornasette zona delle antiche fornaci, scivola via trascinando con sé un lungo tratto della ferrovia Milano-Lecco. Appare subito chiaro che l’interruzione è destinata a durare parecchio tempo. Si pensa subito a un by-pass in galleria ma nel frattempo occorre da un lato cercare una soluzione provvisoria e dall’altro, sapendo che anche per questa ci vorranno mesi, ottimizzare le soluzioni di emergenza. Le Ferrovie hanno prontamente predisposto servizi pullman tra Calolziocorte e Olgiate e viceversa che non sono la soluzione.

La Comunità Montana di Valtellina prende in mano il problema. Innanzitutto rapida ricognizione dei problemi sotto il profilo tecnico, poi gli interventi del caso in sintonia con i parlamentari, infine venerdì 12 convocazione presso la sede di Via Battisti di tutte le Istituzioni e delle forze politiche, economiche, sociali e del Comitato dei pendolari per mettere a punto la posizione da sostenere nel pomeriggio a Olgiate. Una riunione affollatissima, presieduta dal Presidente del Comprensorio di Lecco Cogliati, presente l’intero staff delle Ferrovie dello Stato. Riunione caotica per una serie di posizioni diverse dei lecchesi. Il Presidente della C.M. di Valtellina e Sindaco di Sondrio, sceso a Olginate con i consiglieri regionali Muffatti e Contini e gli assessori provinciali Panizza e Negri, dichiara di parlare, quale Presidente del Comitato appena costituito, a nome di tutti gli Enti e di tutte le forze politiche, economiche, sociali della provincia di Sondrio secondo quanto convenuto nell’incontro del mattino. Rappresenta come i due livelli di servizio – collegamento di tipo metropolitano per il lecchesi e raccordo Milano-poli esterni per la Valtellina – comportino esigenze diverse. Se per i pendolari lecchesi la priorità è il tempo e quindi i trasbordi vanno bene, per i valtellinesi la priorità è evitare i disagi anche a costo di qualche minuto in più di percorrenza per cui l’opzione è per il collegamento diretto via Lecco - Ponte S. Pietro - Carnate da assicurarsi con almeno tre coppie di treni giornalieri oltre ad altri aspetti (merci, treno domenicale degli studenti ecc.). Il Capo Compartimento ing. Sottile nega questa possibilità per mancanza di materiale rotabile adeguato in quanto il ponte di Paderno consente il passaggio solo di materiale leggero, cioè di elettromotrici, di cui non v’è disponibilità. La risposta è immediata “al materiale ci pensiamo noi, diteci cosa vi serve”. La replica dell’ing. Sottile è assolutamente ironica “Ah, se ci pensate voi…”. Comprensibile la sua posizione visto che se occorre una vettura un altro Compartimento si guarda bene dal darla… Ma secca, anche nel tono di voce, la successiva affermazione: “HO DETTO CHE CI PENSIAMO NOI”. Naturalmente non ci crede nessuno, neppure i colleghi valtellinesi. L’ing. Sottile comunque dice ai dirigenti della Trazione e del Movimento di dettagliare la richiesta, e lo fanno: occorrerebbe avere un bloccato di otto elementi (elettromotrici). Telefona l’on. Moro per avere notizie mentre la riunione si sta chiudendo. Breve spiegazione e subito le indicazioni del caso, in particolare di andare immediatamente dal Ministro dei Trasporti Signorile con gli altri nostri parlamentari. Ci vanno senza indugio. Il Ministro ascolta forse anche due minuti, il tempo necessario per capire la situazione di una provincia altrimenti isolata per mesi., chiama il Capo di Gabinetto e dà le disposizioni.

Il lunedì a Milano ai dirigenti del Compartimento delle FF.SS. a momenti viene l’infarto: arrivano trionfalmente da Roma non gli otto elementi richiesti ma un bloccato di otto e anche uno di tre non richiesto. A questo punto non c’è più ironia, il problema è in discesa grazie anche alla competenza e alla disponibilità dell’ing. Rizzotti – che farà poi una brillante e meritata carriera nelle Ferrovie – e al lavoro svolto anche dalla CCCIA il cui Presidente Cattaneo è il Vicepresidente del Comitato. La proposta articolata e comprensiva di tutti gli aspetti, compresi collettame e merci deperibili, viene presentata alle Ferrovie. E’ lo stesso ing. Rizzotti che viene in Comunità Montana a Sondrio per dare conferma su tutto anche sul treno domenicale degli studenti. In proposito un aspetto interessante. Il convoglio deve passare da Bergamo e non da Ponte S. Pietro perché di sera la linea è chiusa (altrimenti sarebbero da presidiare stazioni, passaggi a livello ecc.), ma va benissimo lo stesso a tutti. Unico punto: “se però non ci sarà frequentazione sufficiente questo convoglio dovremo toglierlo”, dice Rizzotti. La risposta è non solo orale ma anche scritta. I soldi delle ferrovie sono di tutti e non vanno sprecati. Ma le indicazioni valtellinesi, si constata, erano giuste. Il treno affollato resterà in funzione sino a riattivazione della linea dopo che il Genio Militare avrà posato, in situazione idrogeologica difficile, un lungo viadotto del tipo Bailey che, aperto il 22 maggio dopo quasi cinque mesi e mezzo dalla frana, svolgerà il suo onorato servizio per qualche anno sino al completamento della variante di Airuno in galleria.

Cose che poteva fare solo la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano

PIOVE SUL BAGNATO: I PROBLEMI DEL PERSONALE

Piove sul bagnato: da un giorno all’altro l’attività della Sezione Autonoma di Bonifica Montana per via della legge regionale sui Consorzi di Bonifica, viene passata alla Comunità Montana. Con l’attività naturalmente il personale. Gatte da pelare per la Comunità Montana che da un lato può respirare per l’apporto di collaborazione sin a quel momento inesistente ma dall’altro deve risolvere una serie di problemi collegati Per evidenziarne uno, si fa per dire, divertente INPDAP e INPS si accapigliano ciascuno dei due Enti sostenendo che il personale delle CC.MM. deve far capo a lui e presentando il conto entrambi. Riunioni, incontri, discussioni… Fatta infine la scelta nazionale dell’Ente cui versare la quota dovuta l’altro non demorderà e presenterà il suo conto addirittura con tanto di mora. Dovrà farlo desistere addirittura il Governo! Se questo è, si fa per dire, divertente non lo è per niente quello che si prospetta, ossia tempo non breve senza stipendio. Il personale prende possesso dei nuovi uffici, accetta tranquillamente gli incarichi operativi assegnati ma, preoccupatissimo, chiede un incontro collegiale con il Presidente. Sanno che la Comunità Montana esiste solo sulla carta. Per diventare operativa ha bisogno di tutta una serie di cose che non potranno che venire dall’assemblea, la quale però per riunirsi ha bisogno che si prepari tutto il complesso materiale necessario. Il Presidente, riconoscendo le buone ragioni del personale, assicura che il Consiglio Direttivo farà il possibile. Arriva il giorno di paga. Nuova richiesta di incontro collegiale. Parla per tutti il geom. Padovani . Il personale si rende conto che la situazione è quella che è ma chiede che si faccia il possibile per arrivare a soluzione entro tre, quattro mesi al massimo. Non è una disponibilità da poco quella di dirsi disposti a lavorare senza stipendio per tutto questo tempo…

La risposta del Presidente gela tutti “non se ne parla neanche” ma il ghiaccio si scioglie subito per il seguito “chi lavora deve essere pagato. I vostri stipendi sono in banca”. Probabilmente non ci credono perché partono due dipendenti per la banca. Dai clamori di là si capisce che sono tornati con verifica positiva. Ulteriore richiesta di colloquio che fa pensare a qualche errore o cose del genere. Nossignori. Sempre portavoce il geom. Padovani c’è la consegna di un foglietto, firmato da tutti, con parole di ringraziamento che vengono calorosamente esposte anche oralmente. Quella che non viene evasa è la domanda su come è stato possibile questo risultato anche perché, come per una serie di altri problemi, la vera risposta è l’esercizio della fantasia abbinato all’approfondimento del quadro giuridico e normativo, una interpretazione in un certo senso manageriale della gestione della cosa pubblica non a tutti gradita ma utile per i risultati.

In realtà è servita la contemporanea carica nella stessa persona di Presidente della C.M. e di Sindaco in quanto in attesa delle definizioni regolamentari e di quanto ancora necessario il Comune di Sondrio funziona in un certo senso da tesoriere della C.M.. Visto, e soprattutto interpretato, il quadro giuridico, motivati adeguatamente i vari passaggi onde non correre il rischio domani di censure da parte della Corte dei Conti, date alcune direttive tecnico-amministrative, predisposte le tabelle degli stipendi da parte della ragioneria del Comune il finale con ordinanza per assumere ogni responsabilità evitando che ve ne potessero essere, anche marginali, per lo zelantissimo, capace e impegnato segretario dr. Gavazzi e per il Ragioniere Capo del Comune. Sulla base di tutto questo emissione dei mandati di pagamento. Al di là del fatto in sé, il personale vivrà con convinzione, alcuni con entusiasmo, la progressiva costruzione del nuovo Ente.

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INTERMEZZO: A PROPOSITO DI INTERLOCUZIONE

Riunione a Milano delle CC.MM. lombarde su invito di un assessore regionale.

Ci sono molti Presidenti e comunque tutte sono rappresentate. C’è un funzionario regionale che inizia, relaziona, dice cosa c’è da fare, come farlo, in modo molto presidenziale. Cominciano gli interventi anche con interruzioni di chi presiede tanto da determinare una sorte di soggezione negli intervenuti. Non ne ha certo il Presidente della C.M. di Valtellina che esordisce lamentando non solo l’assenza dell’assessore che potrebbe aver avuto un impegno urgente, ma qualsiasi cenno al riguardo da parte di chi lo ha sostituito. “Se ci sarà in futuro l’incontro con un funzionario lo si dica e manderò un funzionario”. Il problema è infatti quello di stabilire un rapporto istituzionale corretto, vista una certa aria che gira e che tende a snobbare le CC.MM. “Si sono sentite cose che la Valtellina, ma anche la Valcamonica, non condivide per niente ma non è possibile parlarne perché l’interlocutore non può dare la risposta che, essendo politica, è solo prerogativa dell’assessore”.

La replica è abbastanza seccata. La controreplica ancora di più. Più o meno: “non c’è problema. Vado a cercare l’assessore o meglio ancora il Presidente, la cui porta in più occasioni era stata sempre aperta, anche senza appuntamenti, per il Sindaco di Sondrio. Se i colleghi della Valcamonica e della Val Brembana sono d’accordo andiamo insieme. Il funzionario si arrende, non si è spiegato bene, non aveva alcuna intenzione, l’assessore stava venendo qui ma l’hanno chiamato ecc. ecc. La riunione è comunque finita e si fissa addirittura una data, sia pure indicativa, a breve.

Passano pochi giorni e stavolta c’è l’assessore e qualche consigliere regionale…

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PIOVE SUL BAGNATO: VOGLIONO LA MAPPA DEGLI ALPEGGI IN UN FIAT

Piove sul bagnato: vogliono la mappa degli alpeggi in un fiat, tre mesi che poi di fatto sono due e con il Natale di mezzo. Altra gatta da pelare per la Comunità Montana che comunque si mette ovviamente in moto, anzi, rapidissimamente in moto.

La Legge Regionale n. 51 del 19.11.1976 all’art. 69 prevede che “ciascuna Comunità Montana provveda a redigere, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, una mappa dei pascoli e degli alpeggi con il censimento completo e dettagliato… ecc. ecc.”. Il B.U.R. era solito uscire con qualche giorno di ritardo sulla data ufficiale e poi arrivare a Sondrio parecchi giorni dopo. I tre mesi di fatto si erano ridotti a quasi due, con le Feste Natalizie in mezzo ma c’è dell’altro. Parte dalla C.M. di Sondrio una nota per la Regione, vari destinatari, per tutte le CC.MM. della Lombardia, per l’UNCEM e per altri ancora. Più o meno così: “Pare che gli alpeggi siano in montagna. Pare che in montagna in questo periodo nevichi anche. Pare che se c’è la neve le osservazioni non siano così facili. E via di questo passo con altri ”. Un certo qual imbarazzo negli uffici regionali, specie quello con in carico i problemi della montagna che dimostrano carenze elementari. L’assessore all’agricoltura Vercesi taglia corto e diffonde una circolare che attribuisce alla scadenza dei tre mesi un carattere non perentorio ma ordinatorio epperò di fatto perentorio è il nuovo termine che dà per la preparazione della mappa: non tre mesi ma un anno. Molte telefonate da colleghi Presidenti di CC.MM. per il risultato ottenuto in quanto a loro avviso non sarebbe stato possibile rispettare la scadenza così ravvicinata.

Ma la Comunità Valtellina ha una sorpresa in serbo. Non siamo ancora alla data originariamente fissata per la scadenza, quella dei tre mesi, che una bella mappa con i trecento alpeggi della Valtellina arriva a Milano. Esterrefatti. Vorrebbero sapere come è stato possibile farla in un tempo così straordinariamente limitato. Ma non c’è che la solita risposta: l’efficienza valtellinese.

Non si è trattato di una specie di prova agonistica. L’art. 69 subordinava la concessione di aiuti alla mappa e allora c’era da correre il più possibile onde consentire agli agricoltori una più rapida evasione delle loro istanze. E allora a due geometri della C.M. il compito di andare a Firenze alla società che aveva curato l’aerofotogrammetria della provincia nel 1973 fatta, con volo alto e volo basso, a cura del BIM, ora in carico alla C.M., spesso usata da Presidente e Vice per rendersi conto delle situazioni con lo stereoscopio che dava splendide immagini in rilievo a scala verticale ingrandita. In una decina di giorni il lavoro di restituzione era completo, in precedenza essendo stato fatto solo quello del fondo valle. Lavorando alacremente l’obiettivo di stare entro la scadenza originaria era raggiunto. Ma perché allora la nota di cui sopra? Innanzitutto perché anche per l’efficientissima C.M. di Valtellina non era affatto certo inizialmente di poter arrivare in tempo, e sarebbe bastato un giorno di ritardo per sollevare polveroni anche se le altre CC.MM. fossero arrivate, come poi successe, mesi e mesi dopo. In secondo luogo consolidare il ruolo di C.M. – guida non solo per le CC.MM. lombarde ma anche oltre, in sede UNCEM. In terzo luogo, ma primo in ordine di importanza, rafforzare la posizione di interlocuzione con la Regione. Regione – Ente non Regione – Uffici, nella logica dell’autonomia allora non molto ben compresa in valle, neppure da coloro che poi invece ne comprenderanno la validità.

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NIENTE SVIZZERA PER I CAVATORI DELLA VALMASINO

Incontro in Comunità Montana richiesto dal Direttore dell’Unione Artigiani Giorgio Squarcia con i cavatori della Valmasino per il problema della coltivazione dei massi erratici. In base alle nuove disposizioni della Regione non è più possibile. La C.M. si attiva subito seguendo tutti i canali possibili. Il consigliere regionale avv. Muffatti non ci lascia speranze in quanto l’unica via è una modifica della legge. Campa caval… Nessuno risponde. Si esamina, con frequenti contatti con il Direttore Squarcia. perfino la legislazione delle altre Regioni per trovare appigli. Nuova richiesta di incontro in C.M. che ha luogo il lunedì. I cavatori ringraziano per quello che si è fatto, sanno la situazione e dicono di avere tempo solo fino al sabato. Alla domanda per cosa la risposta fa venire i brividi, ancora adesso mentre scriviamo: “sabato scade il termine per fare i contratti in Svizzera”. Inaccettabile: c’è da lavorare qui e della gente deve prendere la valigia, lasciare le famiglie e andarsene Oltralpe? La risposta è lapidaria: “Venite venerdì a ritirare le autorizzazioni”. Squarcia ringrazia ma fa presente che non ci sono margini. A tu per tu il vicesegretario Giovanni Zecca chiede al Presidente perché si è sbilanciato in una situazione che non ha margini e cosa intende fare. “Non lo so, verrà un’idea”. L’idea non viene pur continuando a pensarci. Giovedì mattina il Sindaco di Sondrio sta esaminando alcune cose con la segretaria, quando si alza, schizza via lasciando di stucco i dipendenti, piomba in C.M., indossa metaforicamente l’abito di Presidente, chiama Zecca: “Ci siamo!”. L’incredulità totale del vicesegretario viene meno a sentire l’idea.

Venerdì mattina arrivano i cavatori. Squarcia nuovamente ringrazia, sa che è stato fatto il possibile e sa che non è dipeso dalla C.M. Smentita: “le autorizzazioni sono pronte” e Zecca arriva con il plico in mano. Squarcia obietta che si tratta di autorizzazioni illegittime per cui il rischio è che saltino lasciando i cavatori senza lavoro qui e senza più la possibilità in Svizzera. “Le autorizzazioni sono legittime. “Squarcia non ci crede, i cavatori fissano Squarcia che legge e ci mette un po’ perché il malloppo è consistente. Alza lo sguardo, tira un urlo, si volta ai cavatori al culmine dell’entusiasmo. Il problema è risolto. La reazione dei cavatori è tutta valtellinese. Non c’è applauso o manifestazioni di giubilo, ma silenzio però un silenzio ben diverso da quello precedente. Gli occhi dicono tutto e le strette di mano di commiato, caldissime fanno il resto. Stanno uscendo e vien in mente un consiglio “Coltivate i massi ma non lasciate poi il brodego che spesso si vede…”. Quasi all’unisono non solo consentono ma addirittura si impegnano a mettere dell’humus. Troppa grazia, non esageriamo, basta fare ordine. Manterranno gli impegni.

Resta da chiarire il segreto della soluzione. Le varie missive inviate a diversi indirizzi in Regione erano rimaste tutte senza risposta. Ne parte un’altra. Tre pagine di interpretazioni, costate personalmente qualche ora quel giovedì, dalla Costituzione alla legislazione mineraria e a quant’altro ancora. Un quadro interpretativo che formalmente sta in piedi. Il finale precisa che l’esame delle richieste e quindi la concessione delle autorizzazioni avverrà da parte del Presidente della C.M., in assenza delle richieste indicazioni regionali, vuoi con circolare o con chiarimento dei quesiti, sulla base di tale quadro interpretativo. Passano quindici giorni e questa volta la Regione risponde dicendo che tale quadro sembrerebbe formalmente possibile ma in realtà non è così perché… e via con due o tre pagine di carattere giuridico. Si dice pertanto nell’esame delle istanze di attenersi a questa impostazione. Immediata la risposta: assicuriamo che d’ora in poi ci atterremo alle indicazioni regionali. Le autorizzazioni concesse sono salve. Gli stessi uffici regionali lo confermeranno in quanto concesse sulla base di un motivato contesto in momento nel quale la regione non aveva fornito le proprie indicazioni.

Sul piano umano una grande soddisfazione pensando a quelle famiglie lassù in Valmasino…

Cose che poteva fare solo la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano.

COMITATO AGRICOLO COMPRENSORIALE. Il primo in Lombardia. La legge regionale 8/1977 “Formazione dei piani di sviluppo agricolo” prevede la costituzione in ciascun Comprensorio o Comunità Montana – 58 in Lombardia – del Comitato Agricolo Comprensoriale. La nomina compete al Presidente della C.M. dopo aver richiesto e ottenuto la serie di designazioni previste dalla legge Le richieste partono appena pervenuto il B.U.R. su cui è pubblicata la legge stessa. L’ultima delle designazioni perviene il 5 aprile. Il 6 aprile viene emesso il Decreto di nomina. 12 sono rappresentanti dei coltivatori diretti, 7 dei lavoratori agricoli, 2 dei conduttori agricoli non coltivatori, 3 delle cooperative agricole, 3 esperti senza diritto di voto. Nel decreto la prima convocazione per il 15 aprile per l’insediamento e le nomine e quindi l’avvio dell’attività. Passa qualche settimana. Un bel giorno chiama la segreteria dell’assessore regionale all’Agricoltura per sapere a che punto siamo con le designazioni. “A che punto siamo?!?, ma è dal 15 aprile che il Comitato valtellinese funziona”. Dicono che non è assolutamente possibile perché in tutta la Lombardia sono tutti in alto mare con le nomine. Una sola eccezione perché l’assessore ha voluto che il primo Comitato ad insediarsi fosse uno della sua provincia. Si conferma che il Comitato non soltanto è stato insediato dal Presidente della C.M. ma ha già fatto varie riunioni e sta lavorando sodo. “Spiace che l’assessore scopra che il suo Comitato sia il secondo ma le cose stanno così”. La segretaria si riserva di parlare con l’assessore. Parla e poi chiede lo stesso di fare un insediamento “ufficiale”. Cosa che nel giro di qualche giorno avviene. Nel giro di qualche mese gli altri. Non è questione agonistica. E’ di sostanza perché per determinati finanziamenti regionali sono necessari i pareri dei questi Comitati.

L’AMPLIAMENTO DEL PARCO DELLO STELVIO

Il Ministro dell’Agricoltura Marcora con un blitz amplia il Parco Nazionale dello Stelvio e quasi tutto in provincia di Sondrio. La scelta è codificata con il DPR del 23 aprile 1977, in base al quale il territorio del Parco viene esteso alle zone di Cancano e di Livigno, nonché ai monti Sobretta, Gavia e Serottini nei territori sulle province di Sondrio e di Brescia. L'ampliamento non è di poco conto ma di ben 39.260 ettari dai 95.360 ettari agli attuali 134.620 ettari. Occorrerà poi il D.P.R. 26 settembre 1978 per precisare i confini del Parco.

Reazioni diffuse. Le più decise, e partecipate, sono quelle della C.M. di Valtellina, ma contestualmente la C.M. avvia discretamente un attività, per così dire, diplomatica. Non solo per la visita del Ministro in Valle (che ci sarà dopo pochi giorni) ma molto più incisiva. La C.M. ha posto il problema del regolamento (DPR 30 giugno 1951, n. 1178) per l'applicazione della L. 24 aprile 1935, numero 740, concernente l'istituzione del Parco nazionale dello Stelvio) assolutamente non più attuale. Il Ministro, anche agli onn. Tarabini e Moro, ha detto che se la C.M. di Valtellina è in grado di formulare una proposta adeguata di regolamento lui si impegna a portarlo avanti. E’ in grado di farlo perché ha dalla sua tutti gli ambienti protezionistici e la posta in gioco è soltanto quella di assicurare la tutela oltre che dei soggetti a quattro zampe o di quelli a due ali anche ai bipedi, posizione eretta, quelli che con il sudore di generazioni hanno mantenuto la qualità dei luoghi al punto in epoca moderna di qualificarli Parco. La C.M. non perde tempo. Immediatamente il Consiglio Direttivo delibera di procedere alla predisposizione di una proposta secondo linee allora avanzatissime con una triplice zonizzazione (rispetto integrale, attività ammesse sostanzialmente quelle agricole, zone antropizzate) con una corrispondenza di livelli di gestione. Indica un Comitato scientifico con sei esperti diversi settori, con riserva della loro nomina ma già con alcuni contatti esperiti. Occorre fare in fretta perché in Italia i Governi durano poco e la riuscita è solo legata al fatto che sia il Ministro Martora ad occuparsene. Discretamente interpellata la segreteria del Ministro informa che l’impostazione è condivisa. Viene convocata in Alta Valle una riunione dei Sindaci interessati. Tre ore prima arriva lo stop. Il Partito ritiene che debba essere prioritariamente definita la linea da assumere e quindi si tratta di trovare una ragione per annullare la riunione. Fatto presente che la via della C.M. è compatibile con qualsiasi linea venga assunta (salvo l’inazione), si dà risposta affermativa ma la motivazione sarà quella reale non un surrogato.

La D.C. ne discute, nomina una commissione (senza la C.M.) per approfondire il tema. Il lavoro deve essere tuttora in corso perché nulla da allora è trapelato.

Una formidabile occasione perduta per ragioni di volo a bassissima quota, proprio rasentando il terreno. Sarebbe andata diversamente se la C.M. avesse potuto andare avanti non solo per la certezza dell’intesa con il Ministro ma anche per la linea che era stata portata avanti, negli anni a venire risultata nella cultura del Paese quella vincente.

Cose che poteva fare solo la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano.

ALTRI INTERVENTI SIGNIFICATIVI

Fra la serie di interventi, di realizzazioni, di avvio di opere, di appalti ecc. meritano di essere citati almeno alcuni per la loro valenza strategica, non legata solo al contingente.

a) DALLE STATALI AI SENTIERI. NOVITA’ ASSOLUTA Una delle prime cose fatte fare al personale è stato quello di riportare su tavole al 10.000 tutta la viabilità della Valtellina, dalle statali sino alla sentieristica. Venti tavole utilissime. E precise visto che erano state ricavate dalla aerofotogrammetria BIM di tre anni prima. E’ un’assoluta novità, utilissima per molti soggetti e per molte finalità, se usata.

Cose che potevano fare anche altri ma che ad averle fatte è stata la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano.

b) LA PARTENZA PER LA DIFESA FITOSANITARIA. Dalla SABM la C.M. aveva ereditato le cosiddette “capannine”. Si trattava di vere e proprie stazioni metereologiche sparse in Valtellina, che venivano seguite regolarmente da due geometri. Il C.D. non solo per studio, ricerca e per la storia ma per guardare quindi non al passato ma al domani. Era un periodo in cui i trattamenti antiparassitari arrivavano anche ad essere 35 in un anno con sospetti di pericolo per le persone. L’assessore all’agricoltura fu incaricato di studiare il loro utilizzo per la difesa fitosanitaria che poi, partendo da questi presupposti, si svilupperà consentendo fra l’altro la riduzione del numero dei perniciosi trattamenti razionalizzandone l’impiego.

Cose che potevano fare anche altri ma che ad averle fatte è stata la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano.

c) GUIDA URBANISTICA PER I COMUNI. Dopo una gestazione difficile va finalmente in porto quella che prenderà il nome dall’ex Sindaco di Milano Bucalossi, Ministro dei LL.PP. Si tratta della Legge 28 gennaio 1977, n. 10 - Norme per la edificabilità dei suoli, di grande importanza. A Milano, intorno al 20 febbraio, c’è quella che viene presentata dai quotidiani come la prima iniziativa in Italia di approfondimento dei contenuti della nuova legge e della ricaduta sulla normale attività urbanistica ed edilizia nei Comuni. Non è vero perché già il 12 febbraio, neanche una settimana dall’arrivo della Gazzetta Ufficiale la C.M. di Valtellina se ne è già occupata in un Convegno presso la Camera di Commercio, relatori il Presidente della C.M. e il dr. Rodella, autorevole esperto della materia autore di centinaia di pubblicazioni. Sindaci, amministratori, segretari comunali, ingegneri, architetti, geometri, imprese non solo hanno le spiegazioni tecniche del caso ma sono invitati a riflettere, politicamente, sulle linee in particolare di urbanistica. La Valtellina sarà in primo piano anche con proposte accolte, come si vedrà in altro capitolo, quando dovrà uscire la legge regionale di attuazione della legge 10.

Cose che poteva fare solo la C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano.

d) TECNOLOGIA. La scelta del meglio, fin dall’inizio. Non c’erano ancora i computers ma i primi telefoni elettronici con 100 memorie – oggi pare preistoria, allora era futuro avveniristico - a Sondrio furono quelli di C.M. della Valtellina, Comune di Sondrio, Credito Valtellinese. L’utilizzo dell’aerofotogrammetria una routine, la continuazione dell’attività ex-SABM per la prevenzione idrogeologica

e) SABM. Avere ereditato dal BIM la Sezione Autonoma di Bonifica Montana dall'oggi al domani senza nessuna ripercussione é stato, han detto, portentoso. Se ne parlerà nel prossimo capitolo, ma i dati rendono l'idea: opere ex novo 28, opere in corso 24, opere minori per un totale di 4903,1 milioni.

f) FRANA DI SPRIANA. Nel prossimo capitolo.

COSE FATTE NON IN CINQUE ANNI MA IN UNO SOLO…

Le cose descritte sono state fatte dalla C.M. di Valtellina per le sue caratteristiche e per la scelta di volare alto visto che le ali lo permettevano, non in un normale mandato di cinque anni, ma in un anno. Anzi in meno di un anno. E non basta perché il prossimo capitolo aggiungerà dell’altro, e che altro, sempre realizzato in meno di un anno.

(continua)

Alberto Frizziero

Alberto Frizziero
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