Il Natale di tutte le persone di buona volontà

di Maria de falco Marotta

IL NATALE è ormai calpestato dal consumismo, è preponderante e diffusissima la forzata equivalenza Natale=regali. Per noi cristiani è Cristo Gesù, donatoci dal Padre per la nostra salvezza. Moltissimi hanno smarrito il significato del Natale, riducendolo ai “doverosi” scambi di auguri e regali. Per costoro Natale non è una festa religiosa, ma ormai imbevuta di consumismo, panettoni e luci varie, si è trasformata in un periodo buono per fare acquisti e ricevere regali. Per parecchi secoli il Natale fu soltanto una festa religiosa. Ma a misura che il cristianesimo si diffuse in terre pagane, molte usanze collegate col solstizio invernale furono assimilate da quelle cristiane, grazie a Gregorio Magno. In questo modo il Natale prese l'aspetto d'una festa religiosa e sociale. Non poche abitudini come quella di accendere luci e fuochi, di usare fiori e decorazione, di scambiarsi doni, di pregare e di cantare con accompagnamento di musica influenzarono la festa cristiana del Natale, senza nulla conservare del loro originario paganesimo. In effetti la data del 25 dicembre potrebbe essere convenzionale: comparve in un calendario a Roma nel 326 e fu fissata definitivamente da papa Liberio soltanto nel 354, in corrispondenza delle antichissime celebrazioni del solstizio d’inverno, che cade appunto il 21 dicembre. In quel periodo, e fin dalla preistoria, tutte le culture festeggiavano le giornate che improvvisamente smettevano di accorciarsi, il Sole che sembrava invertire il suo cammino preludendo a una nuova stagione. In Egitto, ad esempio, si ricordava il dio Horus, divinità solare figlia della vergine Iside, esponendo in pubblico un neonato; nell’antica Grecia si celebrava Dionisio. Anche nella mitologia nordica si faceva spazio a un dio Frey, nato da Odino. I Romani nello stesso periodo festeggiavano i Saturnali, in cui organizzavano banchetti, giochi e si scambiavano doni. Ancora nel 274, l’imperatore Aureliano scelse il 25 dicembre per consacrare un nuovo tempio al Sole invitto, ovvero al dio indo-iranico Mitra molto caro agli ambienti militari. Anche nella simbologia cristiana Gesù era il sole invitto, perciò fu facile collocare la festa del suo compleanno in sostituzione di quella pagana già esistente: un procedimento che molte volte il cristianesimo ha saggiamente applicato nella storia, sovrapponendo la nuova fede a riti e usanze molto radicati nella tradizione. Nei primissimi tempi del cristianesimo, il Natale non era celebrato. La festa principale e insostituibile dell’anno era piuttosto la Pasqua (anche dei santi e dei martiri, del resto, non si ricordava la data di nascita, bensì quella di morte). Il 25 dicembre invece, cominciò ad essere accettato in tutta la Chiesa a partire dalla fine del IV secolo. Nel 425 l’imperatore Teodosio ne codificò i riti, nel 506 divenne festa di precetto e nel 529 anche festa civile. Dal secolo XII Natale è la festa più popolare dell’Occidente cristiano. “Le vecchie ipotesi, secondo cui il 25 dicembre era stato scelto a Roma in polemica con il culto mitraico o anche come risposta cristiana al culto del sole invitto, che era stato promosso dagli imperatori romani nel corso del terzo secolo come tentativo di stabilire una nuova religione di stato, oggi non paiono più sostenibili” (J.Ratzinger, Introduzione allo spirito della liturgia, Ed. San Paolo, Cinisello B. 2001, p 104) La data del Natale ha intorno un nugolo di problemi. Anzitutto viene il fatto che in alcune Chiese si unì e talvolta si confuse il 25 dicembre con il 6 gennaio, giorno che conglobava la memoria degli eventi che contornavano la nascita del Salvatore. A Betlemme già prima della costruzione della Basilica costantiniana (primo trentennio del IV secolo), la comunità cristiana aveva conservata la memoria e la venerazione ininterrotte del luogo della nascita del Signore. In Egitto la Chiesa copta conserva con incessante devozione il ricordo dei luoghi dove la santa famiglia sostò nella sua fuga (Mt 2, 13-18) e furono costruite chiese dove tuttora si celebra la messa. Riporto due brani che- mi auguro- ci indurranno a pensare al Natale come un dono di Dio all’umanità ancora sofferente e “sperduta” dai troppi intrallazzi politici e sociali e di aiutarci a pensare che il Natale è segno di amore e benevolenza verso tutti.

 Rallegriamoci, perché oggi è nato il Salvatore. Nessuno può essere triste, perché oggi è il natale della vita, che toglie il frutto della morte e ci riempie con la letizia della promessa di vita eterna. Nessuno sia escluso dal partecipare a tanto giubilo, perché a tutti è comune il motivo della gioia: il nostro Signore, distruttore della morte e del peccato, siccome non ha trovato nessuno libero da colpa, così è venuto a liberare tutti.
Esuli il santo, perché si avvicina alla palma. Goda il peccatore, perché è invitato al perdono. Si faccia animo il pagano, perché è chiamato alla vita.
Intatti il Figlio di Dio, nella pienezza dei tempi disposti dall'altezza inscrutabile del divino decreto, ha assunto la natura del genere umano per riconciliarlo al suo Creatore, affinché l'ideatore della morte, il diavolo, fosse vinto proprio per mezzo di quella con cui aveva vinto. E in tale conflitto accesosi per noi si è combattuto con una legge grande e mirabile di giustizia: infatti il Signore onnipotente ha affrontato l'avversario crudelissimo non nella sua maestà, ma nella nostra umiltà:
gli presenta lo stesso corpo, la stessa natura che partecipa della nostra mortalità, esente però da ogni peccato. \[...\]
Perciò, carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, che per la sua grande misericordia con cui ci amò ha avuto pietà di noi ed "essendo noi morti al peccato, ci vivificò in Cristo" (Efesini 2,5), affinché fossimo in lui una nuova creatura, una nuova struttura (vedi Efesini 2,10). Spogliamoci dunque del vecchio uomo con le sue azioni (vedi Efesini 4,22; Colossesi 3,8) e, partecipi della nascita di Cristo, rinunciamo alle opere della carne.
Riconosci, o cristiano, la tua dignità e, consorte ormai della divina natura, non tornare alla bassezza della tua vita antecedente, depravata. Ricordati di quale capo e di quale corpo tu sei membro.
Rammenta che sei stato strappato dal potere delle tenebre e sei stato trasferito nella luce e nel regno di Dio. Col sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo (vedi 1Corinzi 3,16): non cacciare da te con le azioni cattive un ospite tanto degno e non assoggettarti di nuovo alla schiavitù del demonio; il tuo prezzo è il sangue di Cristo. Ti giudicherà nella verità, come ti ha redento per misericordia, egli, che con il Padre e lo Spirito Santo regna nei secoli dei secoli.
(Leone Magno, Sermoni, 21)
 
Un grande stupore si impossessa dell'uomo quando considera il miracolo che Dio scese prendendo dimora in un seno materno, che la sua somma essenza assunse un corpo umano e per nove mesi abitò nell'utero della madre senza contrarietà, e che quel seno di carne fu in grado di portare il fuoco, che la fiamma abitò nel corpo delicato senza bruciarlo.
Proprio come il roveto sull'Oreb portava Dio nella fiamma, così Maria portò Cristo nel suo seno verginale. Attraverso l'udito, Dio entrò senza danni nel ventre materno e il Figlio di Dio poi ne uscì con purezza. La vergine concepì Dio e la sterile (Elisabetta) concepì il vergine (Giovanni), anzi il figlio della sterilità spuntò prima del germoglio della verginità.
Un miracolo nuovo Dio ha compiuto tra gli abitanti della terra: egli, che misura il cielo con la spanna, giace in una mangiatoia d'una spanna; egli, che contiene il mare nel cavo della mano, conobbe la propria nascita in un antro. Il cielo è pieno della sua gloria e la mangiatoia è piena del suo splendore. Mosè desiderò contemplare la gloria di Dio, ma non gli fu possibile vederla come aveva desiderato.
Potrebbe oggi venire a vederla, perché giace nella cuna in una grotta.
Allora nessun uomo sperava di vedere Dio e restare in vita; oggi tutti coloro che l'hanno visto sono sorti dalla seconda morte alla vita. \[...\]
È grande il prodigio che si è compiuto sulla nostra terra: il Signore di tutto è disceso su di essa, Dio si è fatto uomo, l'Antico è diventato fanciullo; il Signore si è fatto uguale al servo, il figlio del re si è reso come un povero errabondo. L'essenza eccelsa si è abbassata ed è nata nella nostra natura, e ciò che era estraneo alla sua natura lo ha assunto per il nostro bene. Chi non contemplerà con gioia il miracolo che Dio si è abbassato assoggettandosi alla nascita? Chi non si meraviglierà vedendo che il Signore degli angeli è stato partorito?
Credilo senza dubitarne e sii convinto che tutto in verità si è svolto proprio così!
(Efrem Siro, Inno per la nascita di Cristo, 1).
 (Fonte Famiglia Cristiana).

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