La morte può attendere

Cosa si può chiedere ancora ad un eroe che ha all’attivo oltre
15 pellicole ed una longevità di oltre 40 anni sul campo di
battaglia del grande schermo? Il massimo che è consentito
chiedere è di rimanere uguale a se stesso, ed è, ovviamente,
anche il massimo che può dare dopo quattro decenni di onorata
carriera.

Il nuovo episodio di quella che è ormai una serie
inter-generazionale è quindi creato su questi schemi: la
sceneggiatura (Neal Purvis e Robert Wade) è sufficientemente
complessa, condita dagli attesi colpi di scena e duelli (che
questa volta vanno dal terreno fangoso al fioretto per finire
nel ghiaccio), dalle scene in cui le esplosioni trionfano, ai
paesaggi spettacolari intorno al mondo che come sempre è in
pericolo, e che come sempre potrà essere salvato da un agente
segreto ancora pregno del proprio fascino, ma che comincia a
mostrare i segni del tempo sul viso e sul corpo.

Halle Berry e Rosamund Pike sono le Bond girls del momento
(rigorosamente una buona ed una cattiva a rappresentare le due
facce della realtà femminile) a parte una piccola e
sbandieratissima intrusione di Madonna, tutto il resto è già
visto, ma come già detto, si potrebbe gridare al tradimento se
così non fosse questo ennesimo e costosissimo giocattolo per
ragazzi-adulti.
Mirko Spelta

               

Per comunicazioni all'autore della recensione:

               
ginodilegno@inwind.it

GdS 18 II 2003 
www.gazzettadisondrio.it

Mirko Spelta
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