I cristiani nella nuova Europa

di Valerio Delle Grave

I Cristiani nella nuova Europa è il titolo di un dotto articolo
apparso sulla rivista “Aggiornamenti Sociali” a firma del suo
direttore: Padre Bartolomeo Sorge SJ.

Padre Sorge sarà presente il prossimo martedì 14 dicembre alle
ore 15 presso l’auditorium della scuola media E. Vanoni a
Morbegno , nell’ambito del programma formativo della
Associazione “Insieme per Conoscere, per parlare, appunto, di
questo tema.

Intanto permettetemi di abbozzare qualche riflessione attorno
all’importante fatto della firma del trattato costituzionale
europeo, avvenuto a Roma lo scorso 29 ottobre.

Anzitutto non si tratta della costituzione vera e propria ma di
un “trattato” che impegna i 25 stati firmatari al rispetto
reciproco delle regole in esso contenute.

Non è ancora la Costituzione vera e propria, pur tuttavia il
“Trattato” è una pietra miliare irreversibile che segna
l’avanzamento del processo di costruzione della nuova Europa.


La costruzione dell’Unione Europea è un processo faticoso e
lento; irto di ostacoli e di imprevisti che, a seconda delle
loro caratteristiche, ne possono ritardare o accelerare
l’avanzamento. Siamo di fronte ad una storia che, come tutte le
cose reali, è costruita sulle relazioni e sui rapporti tra
governi e tra popoli, sulle difficoltà e opportunità concrete
che modificano di volta in volta il corso dei progetti pensati a
tavolino. Così è sempre stata la storia europea, sconfinata,
imprevedibile e complessa e anche poco conosciuta, anche in
Paesi come l’Italia che hanno pur sempre vantato percentuali
altissime di gradimento per il processo di integrazione (con
nuovi stati).

Il 2004 è stato un anno ricco di avvenimenti in campo europeo:
il 1° maggio sono entrati ufficialmente a far parte dell’Unione
Europea dei 15, altri 10 stati, allargando l’unione a 25 membri

effettivi.

Il 29 ottobre, come abbiamo visto più sopra, i 25, più altri due
candidati (Romania e Bulgaria che entreranno nel 2007), hanno
solennemente firmato il trattato costituzionale. Quel documento,
è stato detto, non è il massimo della perfezione ma è
sicuramente ciò che era ed è possibile nella situazione data.


Non va dimenticato, infatti, che durante tutto il 2003 l’Europa
era aspramente lacerata sulla questione della guerra in Irak,
tanto da non far apparire all’orizzonte possibilità di una
ripresa del negoziato sul progetto di Costituzione. A onor del
vero il nostro governo non ha aiutato molto a togliere gli
ostacoli ed a spianare la strada; mentre più tardi, con la
presidenza Irlandese e successivamente con quella Olandese, si è
giunti ad una positiva conclusione.

Dunque, ora abbiamo una “Carta Europea” alla quale ciascuno
stato è tenuto a riferirsi per ogni evenienza di carattere
politico, economico, sociale e culturale.

Ma…. Il cammino non è per nulla concluso. La strada è ancora
tutta in salita, sia per alcuni aspetti formali (la ratifica del
Trattato dei singoli parlamenti nazionali o la approvazione
referendaria di taluni singoli popoli) sia per alcune (e non
secondarie) difficoltà di carattere storico – culturale che
possono ritardarne l’approvazione. Per esempio, affiorano vecchi
timori d’una ricaduta nei sogni imperiali e nelle tradizioni del
Reich tedesco; oppure del nascere di un “asse” Franco – Tedesco
che eserciti una egemonia sulla futura Unione Europea.

In altri Paesi come quelli che sono appena usciti dal crollo del
sistema oppressivo dell’URSS e che hanno riacquistato da poco il
ritorno allo stato nazionale, c’è poco entusiasmo per la
cessione o devoluzione di diritti di sovranità appena
conquistati, ad istanze europee.

E’ vero che c’è un miraggio che affascina quei popoli, ed è lo
stato di benessere raggiunto dai Paesi dell’Europa occidentale;
ma guai ad illudere noi e loro che tutta la questione dell’unità
europea sia rapportabile ai livelli di consumo, o ai fattori
economici e finanziari, o di libero mercato , oppure ai livelli
dello stato sociale. C’è ben altro a cui richiamarsi per
catalizzare le volontà e le aspirazioni dei popoli europei.
Questo “ben altro” è l’insieme dei valori fondamentali
comunemente condivisi.

Un dibattito, aperto e non concluso, costellato anche da qualche
inciampo causato, volutamente o incidentalmente, da un
rappresentante del Governo Italiano (leggi Buttiglione),
riguarda il richiamo alle “radici cristiane” omesso nel trattato
costituzionale.

Problema, quest’ultimo, per quanto di rilevanza formale è di
scarsa rilevanza sostanziale, scrive Padre Sorge, in quanto il
Trattato Costituzionale recepisce integralmente la Carta dei
Diritti fondamentali dell’Unione (approvata a Nizza nel dicembre
del 2000), come parte integrante della Costituzione stessa: “il
rispetto dovuto alla dignità inviolabile della persona umana; la
libertà solidale; l’uguaglianza su cui si basa lo stato di
diritto; il rispetto dei diritti umani”. Con ciò si vuol
garantire a tutti, singoli e gruppi, il rispetto della libertà
di pensiero e di coscienza, di educazione e di associazione,
compresi il diritto al lavoro e tutti gli altri diritti civili.
Accanto alle condizioni materiali necessarie all’esistenza,
viene tutelata ugualmente la libera fruizione di altri beni di
natura superiore, quali l’arte, la cultura, la dimensione
spirituale e religiosa della vita.”

Questa impostazione, sostiene ancora Padre Sorge, “ancorché
“laica” è in chiara continuità con la concezione cristiana della
società, anche se permane qualche ambiguità, come la posizione
assunta nei confronti della famiglia la dove non afferma
esplicitamente che essa si fonda sul matrimonio tra un uomo e
una donna, lasciando in pratica la porta aperta alle unioni di
fatto anche tra omosessuali.”

Il Trattato, però, può essere emendato, migliorato, arricchito
di contenuti e ciò dipende dalla volontà e dall’impegno dei
parlamentari e dei governanti futuri.

In conclusione, mi pare di essere perfettamente in sintonia con
Padre Sorge la dove invita i cristiani, testimoni coerenti con
il loro credo, a rendersi interpreti attivi dei valori e dei
principi annunciati dal “trattato Costituzionale”.
Valerio Delle Grave


valeriodallegrave@virgilio.it


GdS 20 XI 2004 - www.gazzettadisondrio.it

Valerio Delle Grave
Politica