Cirio e Parmalat: sì Cragnotti e Tanzi ma solo loro?!?

di Mario Segni

Nel dibattito su Cirio e
Parmalat è sfuggito sinora un dato politico di fondo: il
contrasto tra le esigenze che emergono da queste vicende e
la situazione politica. Perché al di là del delicatissimo
problema dei controlli ciò che è accaduto rivela, in modo
drammatica, la assenza di uno Stato serio, di uno Stato
forte, di un vero Stato liberale che, per dirla con Sturzo,
sia “fermissimo nel rispettare i diritti dei cittadini ma
altrettanto fermo nel far rispettare le leggi.” Assenza che
è sempre stata il nostro problema principale, ma che oggi si
rivela particolarmente acuta.


Né il Polo né l’Ulivo sono oggi in grado di affrontare
questo gravissimo problema. Il centro destra ha lanciato in
questi anni un messaggio opposto a ciò che si richiederebbe,
e cioè la irrilevanza delle regole, dei limiti, e in fondo
della legge stessa. E’ un messaggio che si inquadra in una
tendenza mondiale, dove la giusta spinta a una
liberalizzazione si è talvolta tradotta in un indebolimento
delle regole che garantire un sano funzionamento non solo
della vita sociale ma anche di quella economica. Ma in
Italia il fenomeno è accentuato dalle caratteristiche
particolari di questa maggioranza. Il conflitto di interessi
di Berlusconi svuota il valore di regole giuridiche e morali
sinora accettate, come il dovere dell’uomo pubblico di far
prevalere gli interessi della collettività su quelli
personali e la precisa distinzione tra la attività privata e
quella pubblica. Le leggi ad personam mortificano il
principio della uguaglianza di fronte alla legge. La
politica di Bossi irride al ruolo dello stato e delle sue
leggi. Il tutto in nome di una mentalità consumistica per
cui ciò che conta, anche ai fini del bene pubblico, è la
produzione di ricchezza, il successo economico, che sovrasta
ogni altra cosa e diventa il vero metro di misurazione del
comportamento individuale e collettivo. Del resto uno dei
primi atti del governo è stata la depenalizzazione del falso
in bilancio, cioè di uno degli atti la cui gravità sociale
esplode oggi drammaticamente.


L’Ulivo propone come soluzione alternativa il governo della
sinistra. Ma noi non dimentichiamo che tanta parte della
sinistra che ha avuto rapporti troppo stretti col potere
economico, soprattutto con le Partecipazioni Statali, nei
cinque anni di governo non è stata capace di risolvere
questi problemi.


Noi proponiamo una strada diversa: la costruzione di un
partito veramente liberaldemocratico, ispirato ai principi
del liberalismo laico e cattolico che furono alla base della
coalizione degasperiana. E’ una strada lunga e difficile, ma
è quella che può portare a una politica veramente distante
dal mondo degli affari e della finanza.
Mario Segni



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Mario Segni
Politica