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LA FIERA DELLE OCCASIONI PERDUTE IN PROVINCIA
di Alberto Frizziero
La resistenza al cambiamento - Senza cambiare saremmo ancora nelle caverne - La Fiera delle occasioni perdute - Gli esempi - Uno per uno - Occasioni non perdute - Stiamo per perderne altre - Historia magistra vitae?

 


LA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO
La seconda legge della futurica di Isac Asimov, sovente da noi citata, recita lapidariamente: "La resistenza al cambiamento".
E' caratteristica comune a tutti, per le cose grandi come per le minuzie. Quante volte, ad esempio, tornando a casa il marito ha avuto da ridire perché la moglie aveva modificato la posizione di un mobile, o un quadro o altro ancora?
Persino la saggezza popolare ha pensato bene di coniare la sua massima: "Chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova".

SENZA CAMBIARE SAREMMO ANCORA NELLE CAVERNE
In realtà se il mondo é andato avanti é perché fortunatamente un po' di uomini (e donne) l'hanno pensata in modo diverso.
Senza gli Ulisse non sapremmo ancora cosa c'é oltre le colonne d'Ercole. Anzi, saremmo ancora nelle caverne, coperti di pelli.
Sembra una cosa ovvia, ma soccorre la prima legge della futurica: "Rifletti sull'ovvio". E si scopre che se in teoria quanto detto dianzi é sì ovvio, poi in pratica non lo é affatto.
Cambiare é difficile, ma lo é ancora di più fare accettare il cambiamento, l'innovazione, il protendere lo sguardo qualche spanna avanti al naso, ragionare in definitiva in termini strategici.

LA FIERA DELLE OCCASIONI PERDUTE
La Fiera delle occasioni perdute richiederebbe, per una trattazione completa, la stesura di volumi e volumi. Occorre limitarci a qualche esempio, e limitare anche il campo di indagine. Stiamo quindi in provincia, zona che conosciamo bene, e all'ultimo trentennio, periodo che tanti conoscono bene.
Qualche esempio, e qualche nota illustrativa, premettendo che al termine citeremo anche qualche esempio di innovazioni riuscite, e in che modo, per essere utili al futuro prossimo venturo e a chi ha ruoli e funzioni per poterlo, se vuole, preparare adeguatamente.

GLI ESEMPI
La serie di esempi, potrebbe essere allungata e di parecchio, ma già l'elenco risulta corposo così. Vediamo dunque i titoli: Bagni di Bormio, AEM/Tognoli, Traforo Stelvio, AEV, ENEL-Selvetta, Tangenziale di Tirano
Tangenziale di Sondrio (Castione), Campo da golf a Chiuro, Campeggio a Pian del Lupo, Palazzone, Golf a Sondrio, Centro a Sondrio, Auditorium Nervi, Galleria Sondrio, Neve fondo Sondrio, Bertacchi/Sauro/Trieste/Battisti, estensione dei giardini Sassi versoi casa Maffei a Sondrio ecc.

UNO PER UNO
BAGNI DI BORMIO. Fine anni '70. La proprietà dei Bagni di Bormio é in mano al Credito Svizzero. La Comunità Montana unica di Valtellina, Presidente Mario Garbellini, riesce a spuntare un'offerta di vendita per 3,2 miliardi. In Comunità eravamo riusciti a mettere insieme 1,3 miliardi. C'erano da assegnare i 10 miliardi del PIV ma la differenza non arrivò (e neppure i 300 milioni che avrebbero consentito il varo di una spa al 50%). Nessuno, precisiamo "nessuno", ne volle sapere. Si fecero la strada per i Campelli e altre cose...
Occasione d'oro persa, e persi 20 anni.
AEM/TOGNOLI. Dopo un periodo di rapporti difficili con l'AEM, sembrava venuto il momento buono quando il Sindaco di Milano, Tognoli - una persona della cosiddetta Prima Repubblica verso la quale abbiamo, e tutti dovrebbero avere, grande stima -, aveva capito che la Valtellina meritava considerazione dato che era il vero forziere del Comune di Milano, con le sue centrali e la sua energia.
La disponibilità non era solo formale, ma reale, eppure non se ne fece nulla, anche per le diverse opinioni in Valle su chi dovesse essere l'interlocutore dell'AEM...
TRAFORO DELLO STELVIO. In un periodo in cui altrove le Alpi erano state traforate, qui da noi di discettava - e ogni volta antagonisticamente, su Stelvio e Spluga. All'inizio degli anni '70 il Presidente della Società Trafori, Aldo Oberti che era anche consigliere regionale, rilevate le difficoltà che l'ipotizzato Traforo incontrava in Val Venosta, riuscì ad arrivare al potentissimo Strauss, "padrone" della baviera e poi premier della Repubblica Federale tedesca. Lo convinse. La strada poteva cominciare ad essere in discesa. L'amico Aldo poco dopo, nell'ottobre del 1972, venne a mancare improvvisamente. Nessuno raccolse il testimone, addio Stelvio.
AEV. Un'idea originaria dell'ing. Luigi Frizziero era stata ripresa dal Presidente della C.M. unica Garbellini. Costituire una società, l'Azienda Energetica di Valle, per utilizzare i cosiddetti piccoli salti. Sarebbe stato possibile scegliere dove si poteva e dove non si poteva intervenire. L'energia, tanta, sarebbe andata a beneficio dell'agricoltura, degli impianti di risalita allora in difficoltà, dei Comuni ecc. Non se ne fece nulla, o, meglio, i piccoli salti, e i grandi utili connessi,  furono appannaggio di privati!
LE TANGENZIALI DI SONDRIO E TIRANO. Il progetto della tangenziale di Sondrio, completo ed approvato dal Comune e dalla C.M., prevedeva l'imocco alla Cacciatora, poco dopo la stazione di Castione. Costava 18 miliardi, l'ANAS ne aveva 13. Rapidamente si approvò una modifica portando l'imbocco alla Sassella, con l'intesa che dopo l'appalto, con cinque miliardi da reperire sul bilancio successivo dell'ANAS, con una variante in corso d'opera si sarebbe tornati alla versione primigenia. In quel momento le priorità erano il Tartano, la Sernio-Mazzo e, al terzo posto, la tangenziale. Ci fu parecchio movimento, entrarono in ballo le gallerie di Verceia e Campo sulla SS. 36, e la tangenziale di Sondrio scivolò fuori, e la cosa si ripetè successivamente in quanto con scelta non oculata quasi tutti si pronunciarono poi per l'inserimento della Mazzo-Grosio. Il finanziamento venne solo nel 1985, ma nessuno si preoccupò di tornare al progetto iniziale, e così abbiamo il tratto dalla Cacciatora all'imbocco della tangenziale che é peggio di una strada urbana...
A Tirano il progetto c'é da tempo immemorabile. Non solo, ma in almeno un paio di triennali ANAS avrebbe potuto esserci il finanziamento. Non se ne fece nulla perché a Tirano non garbava che lo svincolo avvenisse a Stazzona.
IL POLIFUNZIONALE DI SONDRIO. L'opera era stata già appaltata nel 1985, con un costo intorno ai 5 miliardi, interamente a carico dello Stato. 120 metri per 60, era in grado di ospitare manifestazioni sportive (aveva anche la pista atletica, unica in Italia con Torino), manifestazioni culturali, rassegne espositive. Aveva struttura modulare con la possibilità di ospitare contemporaneamente tre manifestazioni diverse. Con tecnologie appropriate aveva una capienza variabile, da 800 a 6710 spettatori. Oltre a non costare una lira ai cittadini di Sondrio per la costruzione, ancora la tecnologia avrebbe consentito un costo di esercizio molto basso.
Ci fu chi ci mise del suo riuscendo a convincere l'Amministrazione che sarebbe stato un onere insopportabile per le finanze comunali (e si vide poi che, come previsto al momento dell'appalto le finanze comunali non sarebbero state toccate neppure per una lira). L'appalto fu revocato. Poi, riscontrato che il "Palazzone" ci voleva se ne progettò un altro, vicino allo Stadio anziché al Campus. Il treno, quello dei soldi da cui si era discesi, ormai però non c'era più e la struttura, importantissima per una provincia turistica, se ne andò ad allungare la lista delle occasioni perse.
RIASSETTO URBANISTICO A SONDRIO. Innovazioni strategiche di grande portata sono rimaste nel cassetto. Il centro di Sondrio, per il quale era stato svolto un Concorso regionale e per il quale era pronto anche il piano di intervento, é rimasto nel cassetto. L'isolato Bertacchi/Sauro/Battisti/Trieste, una realizzazione da favola per il quale cinque primarie imprese di Sondrio si erano consorziate ed erano pronte ad intervenire, fu bloccato da visioni cervellotiche e contraddittorie di funzionari regionali. La sala pubblica sotto all'Hotel Posta, che sarebbe stata realizzata dal Credito Valtellinese, bloccata da polemiche politiche. Il centro della banca Popolare in Via Bernina, già approvato in Comune e con sala pubblica sotterranea che sarebbe divenuta centro-congressi, senza oneri per il Comune, bloccato in Regione da una decisione cervellotica (e centro emigrato a Postalesio).
Sistemazione area attigua ai Giardini Sassi e al Museo con inserimento diretto verso l'Angelo Custode, bloccato da un funzionario regionale.
Solo il grande Auditorium, il cui progetto il sondriese ing. Nervi aveva deciso di offrire al Sindaco Venosta - e un'opera di Nervi sarebbe stata un'attrazione mondiale -, restò nel cassetto per una ragione indiscutibile, nel senso che purtroppo la morte colse l'ing. Nervi troppo presto.
ALTRO ANCORA. Si potrebbe ancora dire del primo impianto al mondo di neve artificiale con la pista di fondo alla Boschina, abbandonato nonostante il successo e i costi minimi (meno del costo di esercizio di una sola palestra), del progettato campo da golf alla Boschina, primo esempio di golf fluviale con un costo complessivo compatibile (1,3 miliardi nel 1984, parte dei quali già finanziati), del campeggio a Pian del Lupo su terreni dei Comuni di Sondrio e Chiesa, parte del quale da assegnare a Sindelfingen, della sistemazione idraulica del Piano della Selvetta, portata avanti dalla C.M. unica poi smembrata (altra occasione perduta!).
Ma ci sarebbe anche qualcosa d'importante che riguarda la provincia di Sondrio anche se in realtà l'occasione l'ha persa Lecco. Verso gli anni '60/'70 a Lecco fu bandito un Concorso per la soluzione del problema dell'attraversamento stradale di Lecco. Il primo premio non fu assegnato. Il secondo toccò ad una soluzione originalissima: un tunnel sotto il lago tra Pescate e la Torraccia in comune di Abbadia Lariana. La spinta di Archimede lo sorreggeva, e cavi ancorati al fondo lo irrigidivano. Troppo innovativo. Ed ora si sta studiando proprio un tunnel di quel tipo fra Menaggio e Varenna!
Saremmo stati i principali beneficiari, e oltre a tutto si sarebbe risparmiata una montagna di soldi. Ma il progetto era troppo innovativo...

OCCASIONI NON PERDUTE
Vogliamo ricordare che a fianco di tante occasioni perdute, l'elenco delle altre, quelle colte, é fortunatamente consolante, anche se in tutte chi ha avuto il respiro strategico e la decisione di perseguirlo, al tempo aveva avuto più dispiaceri che riconoscimenti.
Pensiamo al Podestà Gunnella, di cui nessuno si ricorda - normale - ma cui va il grandissimo merito di avere reso possibile negli anni Trenta la realizzazione di Palazzo del Governo e del Preventorio, avversatissimo per queste scelte.
Ricordiamo il Campus di Sondrio, avversatissimo quando il Sindaco Venosta lo propose. Ricordiamo la Piastra, e le polemiche che accompagnarono la sua progettazione e la sua costruzione. E ricordiamo anche l'impianto pluvirriguo del BIM, merito del sen. Valsecchi, e le polemiche di allora. E tante altre cose.
Citiamo peraltro, come esempi di innovazioni non avversate forse perché realizzazioni private, anche l'Aereoporto di Caiolo e i Golf di Bormio e di Caiolo.

STIAMO PER PERDERNE ALTRE
Tutto questo non ha insegnato nulla. Ci sono occasioni che stiamo perdendo. A parte alcune già trattate in altri articoli (Piano Territoriale, Elettrosmog, Soluzione per i rifiuti meno costosa ecc.) vediamo con tempo che passa svanire un punto importante: quello di dare a Sondrio, epicentro di una importante provincia turistica, quello che Sondrio non ha: un centro.
Se non va il progetto Crotti, vinciotre del Concorso di allora, quantomeno la splendida idea, fra l'altro per nulla costosa, dell'arch. Stefanelli di una Galleria in corso Italia, meriterebbe un esame in Comune, certi come siamo che, ove l'argomento venisse affrontato, gli argomenti a favore surclasserebbero quello contrari, posti che ve ne siano.

HISTORIA MAGISTRA VITAE?
Historia magistra vitae? Dovrebbe essere così. La storia dovrebbe insegnare qualcosa. Le occasioni perdute dovrebbero costituire un monito per non perderne altre. Dovrebbero, ma non é così.
Cìé chi ha detto, riferendosi alla Rivoluzione Francese ed in particolare alla "Palude", che la storia passava davanti a quei personaggi e loro manco se ne accorgevano. Ora é il futuro che sta passando davanti a noi, con una velocità con cui avanza mai conosciuta prima.
Si può diffidare del cambiamento, e resistervi. Chi lo fa per sé affari suoi. Chi lo fa avendo responsabilità del futuro di una comunità, da quella più piccola sino a quella nazionale ed oltre, pensi all'uomo delle caverne e all'uomo del 2002..
Alberto Frizziero
 
Gds - 15.3.2002

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