Irak: Blix. E la Corea? Ha l’atomica. E allora?
Blix a muso duro
Il capo degli ispettori
dell'Onu, Hans Blix, aveva già preso cappello tempo fa per
le critiche americane agli ispettori in quanto non trovavano le armi di
distruzione di massa di Saddam. "Ci dicano gli Stati Uniti "
- rispose piccato - "se ne hanno le prove, dove sono e noi andremo a rilevarle".
Inglesi e americani annunciarono solennemente che le
avrebbero presentate all'ONU ufficialmente dopo qualche
giorno. E così fu, ma non sembrarono quelle rivelazioni
sensazionali che erano state annunciate.
In questi giorni Blix, che non é sicuramente amico di Saddam, e che ci tiene
alla sua serietà professionale, ha rincarato la dose. "E' evidente che in Iraq non sono ancora state
trovate armi di distruzione di massa e che "le informazioni fornite al riguardo
dall'intelligence americano non sono sufficienti a provare
la presenza di ordigni chimici e batteriologici nel Paese".
Ha scelto per dirlo ai giornalisti la fine della seduta del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
E non ha mancato di sottolineare che se la ricerca di queste
armi venisse continuata dagli ispettori darebbe certamente
maggiore sicurezza di imparzialità. E in effetti, a questo
punto, dopo giorni e giorni di inutili ricerche, dopo il
significativo ordine del Comando USA ai soldati impegnati in
quello che sembrava allora l'inizio dell'assedio di Bagdad
di togliersi le protezioni anti-armi proibite, c'é da
chiedersi se queste armi ci sono davvero. Ci saranno, perché
molte di queste sono negli arsenali militari di una
molteplicità di Paesi, ma se le trovano gli ispettori é un
conto. Se le trovano gli americani a questo punto
inevitabile é il dubbio e molti penseranno che ci abbia
pensato la CIA a fabbricare le prove.
La guerra, questione di papiro
La realtà si é comunque fatta
strada. Ormai é chiaro che la guerra non dipendeva né da
presunti legami col terrorismo né dalle armi di distruzione
di massa ma, come abbiamo chiarito, dalla "questione del
papiro"
La guerra, come ebbe a dire un alto prelato del Vaticano,
era già stata decisa da gran tempo.
Per settimane abbiamo sentito dibattiti in TV con al centro
della discussione queste fantomatiche armi e, prima,
terrorismo e Bin Laden. Molto più onesto dire, per i
sostenitori del conflitto che Saddam valeva appunto una
guerra. Per noi la tesi opposta, quella del Papa che pure,
in linea teorica, non escludeva questa eventualità ma solo
dopo che si fossero dimostrate impercorribili tutte le altre
strade. In tal caso ci sarebbe stata la copertura dell'ONU,
che non avrebbe cambiato nulla sul terreno militare ma molto
sul dopo-Saddam.
Nonostante se non una censura sicuramente una certa cappa
che é calata sull'informazione lo stato d'animo delle Sciti,
maggioranza in Irak, quelli che avrebbero dovuto essere i
pilastri su cui fondare la rigenerazione dell'Irak, appare
abbastanza evidente su due linee, figlie della stessa
posizione di fondo: americani a casa e spinte
fondamentaliste, quello che era facile prevedere, perlomeno
in giro per il mondo e non a Washington.
Sono tanti coloro che considerano chiusa la partita con la
caduta del regime, ma il secondo tempo della partita deve
ancora cominciare anche perché quel Governo la cui
formazione sembrava dovesse essere questione di ore stenta
ad essere messo in piedi anche perché finalmente pare che ci
si sia resi conto che il rimedio di un Governo-fantoccio é
peggiore del male perché il problema fondamentale é quello
del consenso. E se gli americani sono bravi in fatto di
tecnologia militare, "errori" permettendo, non sembrano in
grado di muoversi con altrettanta disinvoltura sulla strada
della pace ed in particolare sulla ricerca di condizioni
minimali di consnenso.
Intanto la Corea...
Negli incontri triangolari di Pechino, fra USA, Cina e Corea
i rappresentanti del Paese a nord del 38° parallelo hanno
tranquillamente comunicato, e con una certa aria di sfida,
di avere l'atomica. Ce ne sarebbe abbastanza, fatte le
proporzioni con l'Irak, di un nuovo conflitto e, al minimo,
il bis del bombardamento israeliano degli impianti nucleari
dell'Irak di alcuni9 anni fa. Nulla di tutto questo. La
battuta viene inevitabilmente facile: ma in Corea non c'é il
petrolio e neppure Israele a due passi....
Le ragioni della
politica e quelle muscolari
Dal momento che la rigenerazione dell'Irak non sarà cosa
facile e che qualcosa é cambiato nell'area, come il
raffreddamento dei rapporti tra gli USA e sinora il
principale alleato arabo, l'Arabia Saudita dimostra, chissà
che non si riesca, poco alla volta, a far prevalere le
ragioni della politica su quelle muscolari o, per quanto
riguarda l'Europa, su quelle assenteiste.
a.f.
GdS 28 IV 03 www.gazzettadisondrio.it