Assemblea dei Pubblici Esercizi con il Presidente nazionale

Stoppani: «La burocrazia e le tasse stanno decimando i pubblici esercizi»

Focus sui nuovi e pesanti adempimenti che gravano sul settore, in primis la formazione obbligatoria sulle ludopatie e le nuove disposizioni sull’etichettatura degli allergeni

«Nel solo primo semestre del 2014 in Italia hanno chiuso 5mila pubblici esercizi, una fetta pari all’1% del totale. Sulle difficoltà delle nostre imprese ha pesato e continua a pesare la crisi in atto, che ha tra i suoi indicatori più allarmanti la disoccupazione al 12,6% (il 40% a livello giovanile), 6 milioni di italiani in condizione di povertà e un crollo del 10% del potere d’acquisto delle famiglie negli ultimi 7 anni».

Lino Enrico Stoppani, al suo terzo mandato consecutivo quale presidente nazionale della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), nella giornata di ieri, martedì 2 dicembre, è stato ospite d’eccezione dell’assemblea dell’Associazione Pubblici Esercizi della provincia di Sondrio, attiva all’interno dell’Unione Cts e presieduta da Piero Ghisla (anch’egli di recente confermato nel consiglio nazionale Fipe).

Presenti numerosi operatori dei pubblici esercizi provenienti dalle varie zone del nostro territorio, l’incontro è stato l’occasione per analizzare l’andamento del settore, evidenziandone le criticità ma anche i punti di forza e le possibili vie d’uscita. Il presidente Stoppani ha passato in rassegna con estrema attenzione tutte le problematiche che vanno a incidere sul lavoro quotidiano degli imprenditori del comparto e che, come hanno sottolineato il presidente provinciale Ghisla e la presidente dell’Unione Loretta Credaro intervenuta all’assemblea della categoria, sono molto sentite anche nella nostra realtà locale.

Ad accompagnare Stoppani nella trasferta in Valtellina, il direttore generale Fipe Marcello Fiore, che si è soffermato sugli aspetti più tecnici e burocratici, fornendo preziosi chiarimenti agli operatori, in merito ai quali è intervenuto anche il funzionario dell’Unione Mauro Romeri. Davvero sterminata la carrellata degli adempimenti, vecchi e nuovi, a cui i pubblici esercizi devono sottostare, e fondamentale, come hanno sottolineato i rappresentati Fipe e dell’Unione, il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza nel supportare gli operatori e nell’aiutarli a districarsi in questa selva di incombenze burocratiche e leggi, spesso complesse e di difficile interpretazione.

Solo per fare qualche esempio, un tema scottante è il proliferare di feste, sagre e manifestazioni, una vera e propria criticità per il nostro territorio. «Regione Lombardia – ha ricordato Romeri – sta legiferando per regolamentare la materia, ma lo sta facendo con il progetto di legge n. 172, che, a giudizio dell’Unione, è troppo blando e rischia di vanificare nei fatti l’obiettivo di introdurre un serio ed efficace principio di regolamentazione». A tale riguardo l’Unione Cts ha fatto pervenire all’Unione Regionale le proprie osservazioni, sottolineando una volta di più che chiunque (pseudo associazioni no profit comprese) organizzi sagre e manifestazioni in genere per ‘fare cassa’ deve rispettare le leggi come tutti gli operatori e pagare come loro le tasse, senza sconti per nessuno, nonché ottemperare alle norme igienico-sanitarie e in materia di sicurezza a cui devono invece scrupolosamente attenersi i negozianti, i pubblici esercenti e i ristoratori. L’Unione ha sottolineato anche la necessità che venga stabilito un numero limitato di sagre e manifestazioni da effettuarsi annualmente nell’ambito dei singoli territori comunali.

Ma arriviamo ai provvedimenti burocratici di più stringente attualità, come l’obbligo formativo in merito alle ludopatie, appena introdotto a carico degli operatori dei pubblici esercizi che detengono gli apparecchi da gioco. Le nuove disposizioni rappresentano in realtà solo un palliativo per contribuire a risolvere questo fenomeno sociale, rispetto al quale le istituzioni pubbliche hanno un atteggiamento contraddittorio: infatti, da un lato, continuano ad alimentarlo, dall’altro, lo criminalizzano per ‘lavarsi’ la coscienza.

La categoria deve fare altresì i conti con numerosi adempimenti in materia di igiene e sicurezza alimentare, comprese le nuove disposizioni sull’etichettatura degli allergeni previste dal regolamento Ue 1169/2011, disposizioni che entreranno in vigore a partire dal 13 dicembre di quest’anno a carico non solo dei pubblici esercizi quali bar e ristoranti, ma anche di tutti gli operatori del settore alimentare in genere.

«In Italia – ha puntualizzato il direttore generale Fipe Marcello Fiore – ci sono 8 milioni di allergici e 12 milioni di persone che hanno problemi con il cibo: trasformiamo la burocrazia sugli allergeni in un’occasione per attirare i clienti nei nostri locali proponendo loro cibi salubri, attrezziamoci perché le persone possano entrare con fiducia nei nostri pubblici esercizi. Gli allergeni – ha ricordato – sono ingredienti comunemente presenti negli alimenti, che però in alcuni individui scatenano una reazione allergica, che può avere conseguenze anche pericolose per la salute. Per questo motivo – ha spiegato Fiore –, le etichettature dei prodotti alimentari, compresi quelli venduti sfusi e somministrati, devono contenere l’indicazione chiara e ben distinta della presenza di eventuali allergeni, che in base al regolamento comunitario sono i seguenti: cereali contenenti glutine, crostacei, uova, pesce, soia, latte, frutta con guscio, sedano, senape, sesamo, anidride solforosa e solfiti, lupini, molluschi.

Durante l’incontro è stato quindi raccomandato a tutte le imprese del settore alimentare di prestare la massima attenzione agli adempimenti in materia di allergeni e intolleranze alimentari.

Infine, non poteva mancare un cenno alla Legge 161/2014 che, entrata in vigore il 25 novembre scorso, introduce nuovi obblighi per i pubblici esercizi in materia di olio di oliva vergine ed extravergine messo a disposizione della clientela. In sostanza, la nuova norma impone che gli oli di oliva vergini devono essere presentati al cliente in contenitori regolarmente etichettati e forniti di un idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata. Gli esercenti, quindi, sono obbligati a utilizzare contenitori monouso (es. bustine) o bottigliette antirabbocco etichettate, al fine di evitare l’alterazione del contenuto indicato in etichetta, pena una sanzione amministrativa da mille a 8mila euro. A tale riguardo, è stato però precisato che attualmente le bottiglie di olio con dispositivi antirabbocco non sono reperibili e, pertanto, i pubblici esercizi non hanno al momento la possibilità di adempiere a tale obbligo.
Paola Gugiatti

Sondrio, 3 dicembre 2014