09 12 20 DIBATTITO SULLA RIDUZIONE ALLO STATO LAICALE DI MONS. MILINGO
L'ex arcivescovo di Lusaka, mons. Emanuel Milingo, è stato ridotto allo stato laicale.
Spieghiamo che significa.
Nella chiesa cattolica il clero è ancora una casta che, nonostante il concilio vaticano II abbia parlato di popolo di Dio i membri del quale esercitano un servizio a seconda dei diversi carismi, è considerata più importante dei "paria" laici.
Questo è tanto vero che, basta guardare in tv le celebrazioni presiedute dal papa o da qualche cardinale, si notano molto bene le gerarchie nella disposizione dei posti: il papa, i cardinali, i vescovi, i preti, i diaconi e...oltre le transenne...i laici. Nonostante le dichiarazioni contrarie e le buone intenzioni, quindi, i laici sono "minores" rispetto ai "maiores" che sono i "clerici".
Il diritto canonico prevede che quando un "clericus" macchia lo status della casta, esso sia penalizzato e sia ridotto "laicus" (dal greco laòs, popolo).
Quali sono i delitti di cui può macchiarsi un chierico per essere punito e ridotto a laico?
L'usura, la bestemmia, l'offesa verbale e materiale al papa, l'attentato al matrimonio (vale per i chierici cattolici di rito romano), peccati contro il sesto comandamento che, lo ricordo, è: non commettere atti impuri.
A mia conoscenza non ricordo di chierici ridotti allo stato laicale per usura (Marcinkus l'avrebbe meritato, mentre è uscito dal vaticano e s'è recato in Ohio in aereo passando per lo stato italiano che avrebbe dovuto catturarlo e non l'ha fatto, mantenendo il titolo ad personam di arcivescovo) o altri crimini che non riguardano il sesto comandamento.
Ma anche qui ci sono due pesi e due misure: i preti pedofili ed i vescovi che li hanno coperti, sono rimossi dall'ufficio, invitati a rinchiudersi in convento e pregare, ma non sono ridotti allo stato laicale.
I preti che si sposano, sì. E chi scrive lo sa bene.
Ipso iure, come si dice nel diritto.
E qui i casi sono due: o il chierico che si sposa e che d'ufficio viene ridotto allo stato laicale fa domanda di dispensa dagli oneri sacerdotali e può contrarre anche matrimonio sacramentale, oppure non la fa e lui e la sua sposa rimangono pubblici concubini. Milingo s'è sposato, poi ci ha ripensato, poi s'è rimesso con Maria Sung, e quindi, d'ufficio, è stato ridotto allo stato laicale. Non ha chiesto la dispensa dagli oneri sacerdotali quindi, per la morale cattolica, è pubblico concubino.
Ma RIMANE VESCOVO. E' quindi profondamente sbagliato, secondo la teologia dogmatica e giuridica cattolica, scrivere, come fanno alcuni giornalisti poco documentati, che le ordinazioni presbiterali e vescovili che farà d'ora in poi sono INVALIDE. Esse sono ILLECITE, ma non INVALIDE.
Sono illecite perchè non avallate dalla chiesa di Roma, ma sono valide perchè celebrate da un chierico che ha ricevuto il sacramento dell'Ordine che, come dice la chiesa cattolica, imprime un carattere indelebile.
Milingo, quindi, si trova nella condizione uguale ai lebfevriani: sono (erano) scomunicati, ma ordinano preti e vescovi, illecitamente, ma validamente.
Penso che a Milingo non interessi il provvedimento vaticano che gli giunge come regalo di Natale. Egli va avanti per la sua strada con la sua fondazione ed il suo convincimento. E penso che il vaticano, dando clamore al fatto, abbia perso non solo un'occasione per tacere, ma anche l'occasione di dimostrare l'esercizio della viertù di carità. Meglio avrebbe fatto a ricontattare Milingo ed i preti sposati per aprire un dialogo. Ma...alla congregazione dei vescovi c'è come prefetto quel manager del card. Re e, si sa, i manager hanno il pelo sullo stomaco. Anche se sono cardinali.
Ernesto Miragoli