PROFESSORESSA DI PALERMO ASSOLTA: W LA SENTENZA

Giudizio severo sui genitori, altro che pretendere la condanna della docente! La vittima non era “il povero bambino” costretto a scrivere 100 volte

Il fatto: un alunno di una scuola di Palermo, che non ha sette o otto anno ma già tredici e quindi in grado di intendere le cose, non fa entrare un compagno nel bagno con la motivazione che quello è solo per maschi non per femminucce e gay.

La professoressa di lettere infligge una punizione d’altri tempi, meglio usuale, quotidiana in altri tempi: gli fa scrivere 100 volte “sono un deficiente”.

I genitori che non sono d’accordo sul fatto che il figlio sia deficiente, dimenticando quella che non è una ragazzata ma una cosa seria di cui il loro pupillo si è reso responsabile, presentano denuncia nei confronti della docente. Il PM, tale Ambrogio Cartosio, dimenticando che non sono di altri tempi le regole di convivenza sociale e di rispetto per gli altri nonché le conseguenze del comportamento tenuto nei confronti del compagno di scuola esposta alla pubblica accusa di essere femminuccia e gay, chiede due mesi di reclusione per la professoressa (pccato che non abbiano presentato denuncia i genitori del ragazzo offeso!).

Il Giudice delle udienze preliminari prende il Codice penale, legge il primo comma ("Se il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un'altra ragione il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo") e assolve la professoressa.

Coro di commenti favorevoli, nostro compreso.

Giudizio severo sui genitori del ragazzo per i quali la cosa grave è stata la punizione, un tempo si chiamava “PENSO”, inflittagli dalla docente e non il comportamento del loro pupillo nei confronti del compagno, un comportamento suscettibile di conseguenze, anche psicologiche. Bullismo, ma anche oltre il bullismo. Con la loro denuncia questi genitori hanno trasmesso un chiaro messaggio al figlio, un messaggio pesantemente negativo per la sua formazione, cui probabilmente aggiungeranno, alibi, l’idea di aver subito con la sentenza una ingiustizia.

Ci vorrebbero due cose a questo punto. La denuncia dei genitori del ragazzo vituperato ed offeso e la partecipazione obbligatoria, con esame finale ed eventuale ripetizione in caso di insufficiente esito, ad un corso pedagogico per genitori del papà e della mamma di quel caro pupillo autoproclamatosi custode del bagno della scuola (un pensierino malizioso: e perché non farglielo pulire per un po’ questo bagno?).

Amarilli

Amarilli
Giustizia