ANTHONY CHARLES LYNTON BLAIR, LO SCOZZESE

Viene da Edimburgo, culla di geni – Dall’avvocatura ai successi, record, politici – Il tonfo – La possibilità di riscatto - Il vantaggio: non é un inglese ma uno scozzese

VIENE DA EDIMBURGO, CULLA DI GENI

Tony Blair, detto in modo abbreviato visto che in realtà si chiama Anthony Charles Lynton Blair, nasce il sei maggio del 1953, l’anno in cui muore Stalin, in cui Primo Ministro di Sua Maestà Britannica è ancora una volta Winston Churchill e in cui il suo connazionale Hillary – con lo sherpa Tenzing – conquista l’Everest. Nasce a Edimburgo, la città scozzese che ha dato i natali a parecchia gente famosa. La testa più brillante è senza dubbio quella di Maxwell, il grande fisico autore circa a metà ottocento di equazioni basilari sull’elettromagnetismo. Richiesto a cosa servissero aveva risposto, facile profeta, di non saperlo, aggiungendo “ma state sicuri che fra un secolo lo sapranno…”. E poi l’inventore dei logaritmi Napier, il creatore di Sherlock Holmes Sir Conan Doyle, gli scrittori Scott e Stevenson, il filosofo Hume e anche 007, ossia Sean Connery e altri ancora.

DALL’AVVOCATURA AI SUCCESSI, record, POLITICI

Fa quello che ha fatto suo padre: studia da avvocato al St. John's College di Oxford.e poi lo fa soprattutto nel settore del diritto del lavoro a Londra dal 1976 al 1983, anno in cui si dà alla politica con l’elezione a deputato nelle fila del frustrato Partito Laburista che per 18 anni è confinato all’opposizione, dal 1979 al 1997, gli anni della Lady di ferro Margaret Thatcher, prima e sola donna inglese Premier, definita da un autorevole giornale inglese, la prima volta che entrò al Governo come sottosegretario “l’unico uomo del Governo”. Anni quindi di scuola, anzi di una sorta di master in alta politica: portavoce dell'opposizione, per il tesoro e gli affari economici nel 1984, per il commercio e l'industria nel 1987, per l'energia nel 1988, per il lavoro nel 1989 e per l'interno dal 1992, A maggio 1994 muore il Segretario del Partito Laburista John Smith ed è lui, Tony Blair a raccoglierne l’eredità, il 21 luglio, senza però seguirne la linea politica, ma innovando a 360 gradi tanto che si parla non più di “Labour” ma di "New Labour".

I risultati non tardano. Nel 1997 vince le elezioni e in Parlamento la maggioranza è larghissima.

Erano 285 anni che non c’era un Premier così giovane. Non c’era mai stato un Premier laburista così a lungo ininterrottamente al Governo, l’unico ad avere vinto tre volte di fila – 1997, 2001, 2005 - le elezioni. Modello di riferimento in Europa e non solo al punto da far parlare qualcuno di “blairismo”. Altissimo il prestigio, in casa e fuori. Sia nel Paese infatti che a livello internazionale si guardava a lui come di un uomo politico ancora in crescita, proteso verso obiettivi ulteriori.

IL TONFO

A questo punto l’errore, gravissimo, di portata storica. Bush, che vuole chiudere la partita con Saddam Hussein, le ha tentate tutte, ma all’ONU è andata buca, Papa Wojtila si sta battendo con veemenza per la pace, l’Europa frena (Rumsfeld dirà che “si tratta della vecchia Europa”; gli risponderà Prodi, normalmente non certo uomo da battute ma questa volta con positiva eccezione “non la vecchia Europa ma la saggia Europa”. Il fatto è che si tratta della Europa continentale. A Londra si è nella logica del famoso detto “Nebbia sulla Manica, il Continente è isolato”. Blair corre in soccorso a Bush che così non è più solo e il 20 marzo può finalmente dare il via alla caccia a Saddam. Fosse stato Blair nella cornice di un’azione comune europea Bush non avrebbe potuto avventurarsi da solo nell’avventura irakena. La certosina tessitura della diplomazia avrebbe iniziato ad operare. Non è detto che il conflitto avrebbe potuto essere evitato. In questo caso però sarebbe stato ben diverso il quadro. La stretta intesa B-B, e quindi USA – GB, sui binari indicati dal deleterio Segretario di Stato alla Difesa, Rumsfeld, e quindi sulle ali di facili entusiasmi che prefiguravano scenari da guerra-lampo, insurrezione popolare, rapida costituzione di un Governo normale e quindi varo di una democrazia, ha avuto un esito disastroso. Qualche voce negli Stati Uniti parla addirittura di guerra persa.

Bush ha dilapidato il patrimonio di solidarietà e di simpatia per gli USA da quasi tutto il mondo dopo l’ecatombe – 2817 morti, 7/800 in meno dei soldati caduti in Irak! - delle Torri Gemelle. Condolezza Rice, ahimé chiamata e quindi entrata in scena troppo tardi, ha parlato diplomaticamente di “migliaia di errori tattici”. In realtà è stato sbagliati tutto o quasi, compresi i piani economico-finanziari. La stima, prima della guerra, era per 80 miliardi di dollari. Poche settimane fa, l’ennesimo finanziamento, e solo questo ha voluto dure 100 miliardi di dollari.

Per Blair un tonfo, perché la sua fregola di correre subito al sostegno di Bush ha aggravato di molto la situazione.

Lo scorso 10 maggio ha comunicato le sue dimissioni da Premier e, come usa là, dalla segreteria del Partito Laburista passata il 24 giugno a Gordon Brown che da mercoledì 27 giugno, alle ore 14, non un minuto dopo, ha preso possesso della residenza al n. 10 di Downing Street

LA POSSIBILITA’ DI RISCATTO

Blair ha una possibilità di riscatto. Il cosiddetto Quartetto (ONU, Unione Europea, Stati Uniti, Russia) gli ha dato l’incarico di inviato speciale nel Medio Oriente, pare con un mandato più ampio di quello che era stato dato a Wolfensohn, ex numero uno della banca Mondiale. La formula usata dall’ex Premier, “due Stati”, lo confermerebbe. Siccome poi uno, Israele, esiste già, ne consegue che il principale impegno dovrebbe essere quello di disegnare, concretamente, il futuro Stato palestinese, predisponendo tutto quello che serve, in primis il quadro delle regole e le forme istituzionali ma anche gli agganci al contesto internazionale, basilari per poter contare sugli indispensabili aiuti finanziari. Compito non facile, aggravato dalla variabile Hamas, molto cauto in questa fase in quanto il suo colpo di mano a Gaza sa che non è piaciuto a nessuno, neppure ai Paesi suoi sostenitori e salvo ovviamente ad Al Quaeda (ma Hamas non ha gradito l’imbarazzante consenso). Hamas che sa di non entrare in nessun futuribile, neppure, appunto, per i Paesi a lui vicini. Potrebbe fare un passo indietro, limitarsi a Gaza e cercare di ottenere due Stati palestinesi, vale a dire uno, Gaza, anche per lui e suoi. Probabilmente utopia, ma difficoltà aggiuntiva per Blair.

Girano voci che però non siano tutte rose e fiori visto e considerato che qualsiasi tema riguardi Israele risulta subito priorità n. 1 per gli Stati Uniti. Blair è certamente un amico ma non è l’inviato USA e deve naturalmente fare riferimento al Quartetto. L’Amministrazione Bush, anche per le posizioni degli stessi gruppi di pressione ebrei molto influenti negli States, non rinuncerà di svolgere un suo ruolo attivo, a latere di quello del Quartetto. E quindi Blair, abituato da un decennio di fatto alla sovranità assoluta, dovrà fare i conti con Condolezza Rice. Lei, (usando dell’episodio dianzi citato per la Thatcher il miglior uomo dell’Amministrazione Bush), impossibilitata a venire a capo del problema irakeno per la catastrofica serie di errori americani, e inglesi, non si accontenterà certo di fare la comprimaria nella vicenda medio-orientale.

IL VANTAGGIO: NON È UN INGLESE, MA UNO SCOZZESE

L’occasione comunque ce l’ha, con qualche atout positivo che paradossalmente la crisi di Gaza ha fornito. Abbiamo tutti l’interesse che riesca nell’impresa. Non ha le possibilità che avrebbe avuto un Andreotti, ma ha un punto di vantaggio: non è un inglese ma uno scozzese. Differenza non da poco. In fin dei conti la Scozia era oltre l’Impero Romano e non a caso il kilt, che qualcuno vorrebbe inventato solo nel 1800, è sostanzialmente quello dei legionari romani, così come le cornamuse…

Auguri.

Alberto Frizziero

Alberto Frizziero
Editoriali