BERTINOTTI E MARINI AL VERTICE DI CAMERA E SENATO MA SE IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO... LE ANTICIPAZIONI, OGGETTIVE E NON DI PARTE, DE “LA GAZZETTA DI SONDRIO” CONTINUANO A TROVARE CONFERMA NEI FATTI

I RISULTATI – QUOTA 162 – L’ANALISI CHE CONTA – PRODI - ANDREOTTI

I RISULTATI

- Camera. Alla Camera era previsto che le prime votazioni andassero buche per via dell’elevato quorum necessario, due terzi. Alla quarta votazione bastava la maggioranza assoluta e quindi il centro-sinistra aveva un margine ampio con i circa 25.000 voti in più alle elezioni del 9 e 10 aprile avendo conquistato il premio di maggioranza. 340 deputati divenuti, con gli italiani all’estero, 349.

Come previsto anche se non proprio esempio di compattezza. Nelle prime votazioni lacune vistose, compresa la defezione de La rosa nel pugno, nell’ultima 11 deputati di Bertinotti non ne hanno voluto sapere.

- Senato. Dalle urne italiane il maggior numero di senatori alla CdL. Poi gli italiani all’estero ribaltano l’esito e il rapporto si fissa sul 158-156 per l’Unione. Si aggiungono però i cinque senatori a vita e i due ex Presidenti della Repubblica che si pronunceranno 5-2 per l’Unione. Talmente tirata la contesa da far pensare a molti che Marini passi al primo scrutinio. Non è così. Mentre Andreotti avrà 140 voti al primo scrutinio, con 15 a Calderoni, resterà fisso a 155, comincia il giochino dei nomi scritti male. Non sono errori ma messaggi ed è chiaro da dove vengono. Mastella, indiziato numero uno, reagisce, minaccia anche ma alla luce del sole, cerca di convincere che lui non c’entra. E ha ragione. Una preoccupazione in più per l’Ulivo. Al quarto tentativo una bianca resta ma quattro vedono l’inchiostro col nome giusto, dato dallo schieramento cui appartengono.

Vince un ex-DC su un altro ex-DC, in un'assemblea presieduta da un ex-DC, e rende meno difficile la strada ad un altro ex-DC che si prepara così a varare il suo secondo governo. Sintomatico.

QUOTA 162

Sullo scorso numero l’editoriale cominciava con “Quota 162”.

Qualcuno potrebbe dire che si trattava, visto cosa è successo al Senato, di un’anticipazione profetica ma è solo questione di logica politica, quella stessa logica che unisce l’articolo del 30 marzo anticipatore del pareggio al Senato e il commento ai risultati elettorali pubblicato, caso unico, l’8 aprile, prima del voto. E così via.

Per onestà dobbiamo dire che non ci riferivamo all’elezione del Presidente che davamo per scontata perché mai più poteva essere preventivata, dato l’insieme delle cose, qualche defezione, data l’unità che veniva manifestata in ogni occasione da tutti i leaders del centro-sinistra oltre alla sicurezza assoluta di Prodi, ribadita anche il 25 aprile in Piazza Duomo a Milano con l’affermazione “noi governeremo cinque anni!”. Aggiungasi che nelle diverse dichiarazioni è sempre stata considerata una sorta di sfida quella dell’esiguità della maggioranza a Palazzo Madama. Sfida conseguentemente da vincere con l’impegno di tutti. Obiettivamente si è trattato di una sorpresa, tenuto poi conto che anche alla Camera Bertinotti è stato nominato Presidente con 337 voti, undici meno dei 348 di cui il centro-sinistra dispone. Sarebbe quasi una cosa fisiologica se non fosse che quegli 11 deputati hanno mandato un chiaro messaggio di mancanza di quella compattezza sempre dichiarata e che tutti gli osservatori davano per scontata.

Da notare infine che, contrariamente a quanto qualcuno del centro-sinistra temeva, non c’è stato un “effetto-A”, ossia qualche manovra di Andreotti per attirare sul suo nome qualche senatore del centro-sinistra, tanto che gli stessi alto-atesini, da sempre gratissimi ad Andreotti, hanno detto però che avrebbero votato Marini (della serie Churchill, Bush padre e compagni; in queste cose va infatti sempre messo in conto che ai più scelgono in funzione di quel che deve venire e non dei benefici ricevuti nel passato). Niente dunque “effetto-A” ma diaspora sotterranea interna al centro-sinistra o, come sostiene chi di queste cose se ne intende, interna alla sinistra vera e propria.

L’ANALISI CHE CONTA

Richiamiamo alcune righe dell’articolo pubblicato dieci giorni fa (leggibile per chiunque sia interessato alla versione integrale):

“Quota 162

Il Senato della Repubblica conta 315 membri eletti, estero compreso, e sette a vita, di cui due in quanto ex Presidenti della Repubblica e cinque nominati a vita. Totale 322. Se poi Ciampi non venisse rieletto alla Presidenza 323.

In ogni caso il numero legale non cambia ed è 162. Vale a dire che in aula per la validità delle sedute è necessario che siano presenti almeno 162 senatori. Per essere esatti potrebbero anche essercene di meno in aula e la seduta andare avanti lo stesso perché la verifica del numero legale la sia fa soltanto se qualcuno la richiede (per l’esattezza regolamentare 15 senatori) ……...

…..Il problema si presenta a palazzo Madama. Prodi ha ripetutamente dichiarato che avendo la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento governerà cinque anni, probabilmente tenendo anche conto che ci sono i senatori a vita che possono dare una mano. Ora noi non entriamo qui nella valutazioni politiche, in particolare di tenuta della maggioranza, ma ci fermiamo ai dati tecnici.

Se non ci sono intese diventa arduo far passare i provvedimenti del governo

Se non ci sono intese, quali che siano e comunque maturate, diventa arduo far passare i provvedimenti del governo. La maggioranza ha 158 senatori eletti. Perché ci sia il numero legale e quindi la discussione sul provvedimento all’odg possa andare avanti occorre che ce ne siano altri quattro. Ci sono i senatori a vita, ma posto che tutti gli altri, i 158, non si muovano da Palazzo Madama per nessunissima ragione e siano lì anche se al paesello si sposa la figlia, non è certo pensabile che anche i senatori a vita, Levi Montalcini compresa, trasferiscano la loro residenza abituale in senato. La verifica del numero legale infatti non è che venga chiesta in anticipo per cui può arrivare in qualsiasi momento……..”.

Ribadiamo.

L’analisi che conta non è se a Palazzo Madama il Governo ha la maggioranza. Se blinda i suoi senatori, i numeri ci sono. Se si vota. Per votare occorre che in aula ci siano almeno 162 senatori. Nel caso di voto di fiducia o di qualche provvedimento importantissimo possono venire in soccorso i senatori a vita ma non si può pensare che la Levi Montalcini ed altri bivacchino ore e giorni in Parlamento. Questa è l’analisi che conta, sorprendentemente ignorata o sfumata in tutti i dibattiti televisivi.

PRODI

Prodi ostenta un’assoluta sicurezza al punto di essere tacciato di arroganza da qualcuno del centro-destra: “intanto due a zero e governeremo cinque anni”. Possibile non abbia presenti i problemi del numero legale al Senato?

Li ha presenti, ma non sono problema del Governo bensì del Parlamento. Questa è la chiave della sua posizione. Astrattamente. In concreto una gatta da pelare molto brutta per l’Ulivo, specie per i DS. Il gioco va ben oltre il 13 maggio, la primavera del 2007 quando, ragionevolmente, si tornerà alle urne.

ANDREOTTI

Molti si chiedono ancora come mai Andreotti, che a suo tempo fu contro il Governo Berlusconi, abbia accettato di scendere in campo, oltre a tutto sapendo che i voti non ci sarebbero stati e non cedendo alle lusinghe – magari qualcosa di più – di Rutelli e altri.

Sembra che in tanti si siano dimenticati di un processo senza fine, compresa la fantasmagorica accusa di aver baciato Riina, che è finito perché Andreotti ha deluso coloro i quali avevano fatto affidamento sulla sua scomparsa nelle more dell’interminabile processo.

La magistratura lo ha assolto, ma intanto lo avevano tagliato fuori dalla vita politica attiva e con il sospetto di ignominia. Ed ora, alla sua veneranda età, lo hanno votato per la seconda Magistratura della Repubblica avendo anche l’omaggio di molti che non lo hanno votato. Una rivincita morale.

E poi, chissà, se le cose prendono la terza via, beh il Quirinale non è così lontano, neppure due km da Palazzo Madama.

Alberto Frizziero

30.IV.2006 – www.gazzettadisondrio.it

Alberto Frizziero
Editoriali