IL CONVEGNO SULL’ENERGIA PER IL PAESE NUCLEARE INDISPENSABILE. PER LA PROVINCIA ENERGIA AL POSTO DEI SOVRACANONI (MA…..)

Chi – Premessa – Il nucleare secondo fior di scienziati – Le fonti alternative – Nucleare indispensabile, ma dove? – Contro il nucleare. Ma allora l’effetto serra? – Non va ascoltato chi ci ha fregato (referendum) – In provincia. La situa

CHI

Il convegno “ENERGIA e TERRITORIO ALPINO:QUALI OPPORTUNITÁ” tenutosi martedì

9 ottobre alla CCIAA non ha deluso le attese. Pubblico numeroso e qualificato, relazioni di notevole spessore. Dopo il saluto del giovane – per anzianità di carica ma anche per Stato Civile – Presidente della Camera di Commercio Emanuele Bertolini, l’introduzione di Corrado Fabi Presidente di Confindustria Sondrio. Quindi “Le tesi” di Emma Marcegaglia Vicepresidente di Confindustria per Energia e coordinamento politiche industriali e ambientali. Volitiva e concreta ha dimostrato che la sua candidatura per succedere a Luca di Montezemolo non è dovuta al riconoscere il ruolo femminile ma al merito personale indipendentemente dal sesso. In ordine il moderatore Aldo Bonomi ha dato poi la parola al Presidente della Provincia Fiorello Provera, a Giuliano Zuccoli Presidente di AEM SpA, a Raffaele De Peverelli Presidente del Consorzio Valtel e a Giovanni Leopardi Amministratore Delegato di ATEL SA - Olten, CH

PREMESSA

In premessa osserviamo che il Convegno avrebbe meritato la registrazione integrale e poi la pubblicazione degli atti, sia per personalità dei relatori che per argomenti.

Riferirne in sintesi impossibile, salvo che in “estremissima” sintesi. In questa logica i punti emersi sono:

1) L’energia è diventato il tema n.1 per le aziende italiane.

2) La dipendenza dall’estero e i maggiori costi sono una pesantissima palla al piede.

3) Nucleare essenziale.

4) In provincia c’è da ripensare sul cosa fare in questo settore, anche con un nuovo “patto”

5) Di fatto, sottinteso ma chiaro, il superamento del BIM anche se non come Ente ma come logica, con il passaggio da riscossione di soldi a riscossione di energia.

Vediamo subito la questione del nucleare e poi esaminiamo, per indice, la situazione provinciale.

IL NUCLEARE SECONDO FIOR DI SCIENZIATI

Abbiamo appena pubblicato – basta andare alla copertina e li si trovano nel n. 27 del nostro giornale – due articoli dei nostri collaboratori Maria & Enrico Marotta dedicati al problema dell’energia:

Il primo “ENERGIA. IL SOLE È LA RISORSA ENERGETICA PIÙ DEMOCRATICA.( A COLLOQUIO CON ZHORES I. ALFEROV, PREMIO NOBEL 2000 PER LA FISICA)”.

Il secondo “ENERGIA. LA SFIDA. INTERVISTA AD AHMED GHONIEM, PROFESSOR OF MECHANICAL ENGINEERING DEL MIT-MASSACHUSETTS INSTITUTE OF TECHNOLOGY”

Interlocutori autorevolissimi. Meriterebbe la rilettura integrale ma per questo rimandiamo al n. 27 – in fin dei costi basta un clic – cosa che non facciamo per ragioni di spazio ma ne facciamo qualche cenno. ll premio Nobel Zhores Alferov, autore del libro “Scienza e Società” (prefazione di Carlo Rubbia, Sandro Teti Editore, 2006) è il padre della moderna tecnologia dei semiconduttori e l’autore dei pannelli fotovoltaici di ultima generazione e tante altre cose.

Premio Nobel Zhores Alferov

Una delle domande a lui fatte dai nostri collaboratori : “Ci scusi, Prof. Alferov, ma abbiamo sentito che molti scienziati sono orientati all’energia nucleare. Come la mettiamo?” La risposta: “Fanno bene ed io li sostengo perché penso che fra alcuni decenni l’energia nucleare potrebbe svolgere un ruolo importante e sostituire egregiamente il gas ed il petrolio. Però, in assoluto, il futuro è appannaggio dell’energia solare”. Ogni altra fonte, uranio compreso, è destinata ad esaurirsi. L’energia solare no, almeno per qualche miliardo di anni ancora. E in quel momento decideremo cosa fare…

Ahmed F. Ghoniem è condirettore del Laboratorio per l’ Energia del 21 secolo

Così risponde invece Ahmed F. Ghoniem è Professore di Ingegneria Meccanica, condirettore del Laboratorio per l’ Energia del 21 secolo, direttore del Laboratorio delle Dinamiche degli idrocarburi, e capo del Dipartimento di scienza dell’ energia e della pianificazione. Si è laureato al Cairo e- successivamente- si è perfezionato all'Università di California, Berkeley (e tante altre cose): “Pressati fra la necessità di ridurre le immissioni di gas serra nell'atmosfera e quelle di non compromettere l'attuale modello di sviluppo, governi e scienziati si innamorano di nuovo dell'atomo, perché la domanda mondiale di energia crescerà del 50 per cento da qui al 2030 e raddoppierà entro il 2050. Oggi l'80 per cento dei consumi mondiali (e americani) di energia è rifinito dai combustibili fossili. Nel prossimo futuro questa posizione dominante di petrolio, gas naturale e carbone non sarà più possibile. D'altra parte molti paesi del mondo, si sono già impegnati a ridurre le emissioni di gas serra e, quindi, a limitare l'uso dei combustibili fossili. Il domani è, di conseguenza, delle fonti energetiche alternative. Entro il 2050, sostengono gli esperti, almeno il 40 per cento dei consumi mondiali di energia saranno appagati da fonti a emissioni zero, che non producono gas serra. Le fonti emission-free sono diverse: l'idroelettrico, l'eolico, il fotovoltaico, il geotermico. E il nucleare. Con 438 impianti attivi sparsi per il mondo, il nucleare copre oggi il sette per cento del fabbisogno dell’energia globale….”

Pietro Pedeferri, Cattedra al Politecnico di Milano

In un articolo relativamente recente abbiamo riportato il parere di uno scienziato valtellinese, Pietro Pedeferri, Cattedra al Politecnico e membro di una Commissione Internazionale per il nucleare in rappresentanza dell’Italia. Gli avevamo chiesto come mai a suo tempo, anni ‘60/’70 fosse restio al nucleare e oggi invece sia di idea diversa. Aveva risposto che allora tutti gli ambienti scientifici mondiali davano per imminente l’uso della fusione per la produzione di energia, un ventennio circa. Dati i tempi necessari dal via all’entrata in produzione di una centrale a fissione, almeno un 15 anni, non valeva affatto la pena. Oggi, diceva, i più ottimisti ritengono che prima di 50 anni il traguardo non venga raggiunto. In Camera di Commercio abbiamo sentito la previsione di fine secolo. E nel frattempo? Dando risposta ai fabbisogni energetici attuali e a quelli, enormemente maggiori, previsti nei prossimi decenni con il fossile (petrolio, gas, carbone) ci macchieremmo di genocidio nei confronti delle future generazioni, e sotto un duplice profilo: non solo per l’effetto serra ma anche per l’esaurimento di materie prime che andrebbero preservate per la loro trasformazione (basti pensare alla plastica ed altri derivati dal petrolio).

LE FONTI ALTERNATIVE

Tutti, meno i “testardi ideologici” convengono sulla indispensabilità delle fonti alternative, quelle rinnovabili naturalmente, ma nello stesso tempo con la consapevolezza che spingendo al massimo eolico, solare, fotovoltaico, combinati, geotermico, idroelettrico, la percentuale sul totale resterebbe comunque drammaticamente bassa.

Tutti, persino i “testardi ideologici” convengono sulla indispensabilità di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera. Il Premio Nobel ad Al Gore è un chiaro segnale per gli Stati Uniti ove la lobby della grande industria ha sinora frenato. C’è però anche da fare i conti con Cina e India, soprattutto Cina, imponendo, pena ridiscussione sulla presenza nel WTO, una drastica riduzione dell’uso del carbone per la produzione energetica.

E allora? Nucleare indispensabile come dicono gli scienziati ma come detta il buon senso comune e come impone la salvaguardia del futuro dell’umanità.

NUCLEARE INDISPENSABILE, MA DOVE?

Acclarato, senza possibilità di dubbio, questo assioma, le centrali per poter essere fatte hanno bisogno che si dia risposta all’interrogativo del dove farle. Sentendo la gente da nessuna parte. Siamo al punto che persino le pale eoliche vengono contestate, in genere per il paesaggio (in queste cose si sa che ovunque si dice che si tratta di un unicum inimitabile come Venezia o Portofino) e talora per il timore che darebbe fastidio all’avifauna. Arduo pensare che si riesca in Italia a trovare un sito dove si possa fare una centrale di questo tipo. E allora si tagli la testa al toro e si vada a farne una maxi in quel di Pianosa dove c’era una colonia penale fino al 1998, anno in cui dopo 140 anni di onorato, e non onorevole, servizio, l’ultimo detenuto se ne andò via. Urla e dimostrazioni ma il Governo tenga duro e alla Regione Toscana che inalbererà la bandiera della resistenza all’atomo il Governo risponda che è pronto ad accogliere i suoi alti lai alla condizione che la Regione fornisca un altro sito.

CONTRO IL NUCLEARE, MA ALLORA L’EFFETTO SERRA?

Ci saranno le proteste e le urla, in genere degli stessi che si battono, giustamente, per il rispetto del protocollo di Kyoto. Impossibile che l’Italia lo rispetti se l’85% della sua produzione energetica viene dal fossile, 60% solo dal metano il quale avendo una molecola formata da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno ( CH4 ) combinandosi in una reazione esotermica con l’ossigeno, quella cioè che fornisce il calore necessario alle centrali termiche, dà vita all’acqua che va, come vapore, in atmosfera però in brutta compagnia ossia a braccetto con la CO2 , ossia con la micidiale anidride carbonica, e alcuni altri gas.

Per il nostro Paese c’è ben altro. Quando si dipende dall’estero in misura strarilevante per l’energia si rischia grosso, come sì era visto lo scorso anno per la diatriba tra Russia e Ucraina per il gas. Questo quanto a forniture ma poi c’è la questione del prezzo; si è visto il petrolio quadruplicarlo nel giro di pochi anni. L’Italia era energeticamente indipendente con il cosiddetto “carbone bianco”, ossia l’idroelettrico, e il geotermico di Larderello. Siamo arrivati ad avere l’acqua alla gola e a pagare prezzi alti che vogliono dire fare perdere competitività alle nostre imprese sui mercati internazionali. Urleranno ma questa volta bisogna fregarsene delle urla di quelli che hanno fregato noi.

NON VA ASCOLTATO CHI CI HA FREGATO (REFERENDUM)

Avevano promosso il referendum contro il nucleare e l’hanno vinto. Premettiamo che anche loro erano nella logica detta dianzi degli scienziati che vedevano vicina l’era della fusione controllata. Ma, ammesso questo, ci hanno fregato per altre cose

1) A chi obiettava che una decisione del genere doveva essere collegiale avevano risposto che cominciava l’Italia e poi sarebbero venuti in sequenza gli altri Paesi. Non solo gli altri hanno tenuto le centrali che avevano ma ne hanno costruito di nuove.

2) Non ci hanno detto di quanti – tantissimi – soldi avremmo dovuto sborsare per anni e anni pe uscire dal nucleare.

3) Non ci hanno detto di ulteriori onere indiretti come la risoluzione dei contratti multiannuali stipulati per procacciarci l’uranio.

4) Nessuno ci ha detto che fine avrebbe fatto l’industria pesante elettromeccanica che era all’avanguardia nel mondo ed è finita dopo la morte del nucleare in rottami anch’essa.

5) Infine non ci si è limitati a dire no per le future centrali ma si sono addirittura radiate quelle già costruite.

Che urlino. Il dovere che abbiamo verso le generazioni future è molto, molto più importante degli strepiti di chi ha messo in ginocchio il nostro Paese che, tragica ironia della sorte, oggi importa dall’estero energia prodotta con le centrali nucleari, pagandola a caro prezzo. Circondati da centrali e da depositi di scorie – ci siamo procurati la relazione di chi era stato incaricato di verificare la fattibilità di un loro deposito dalle parti della Mesolcina -, vorremmo sottolineare per chi nutre timori che le radiazioni non conoscono i confini di Stato…

Che urlino. Tappi alle orecchi e avanti tutta.

IN PROVINCIA. LA SITUAZIONE

Si parla di sovracanoni e si pensa solo a quelli del BIM. Sono tre i livelli di contribuzione da parte dei produttori: il canone, i sovracanoni ai Comuni rivieraschi (e Provincia) e infine sovracanoni BIM. Faremo solo alcuni cenni e non per eludere l’argomento visto e considerato che di approfondimenti, in trent’anni, ne abbiamo fatti a iosa, in ogni sede e a diverso livello - anche di notevole spessore -.

Non si è voluto dar corso all’iniziativa, in C.M. unica, Garbellini-Frizziero relativa all’Azienda Energetica di Valle, più articolata e completa di quella Dioli di una quindicina di anni dopo.

Non si è voluto dar corso all’iniziativa, di chi scrive allora alla Presidenza del BIM, di eliminazione degli elettrodotti come da deliberazione, provocata dal BIM, del CdA dell’ENEL nel giugno del 1992 (è stata attuata a Tirano per il San Fiorano – Robbia sulla base peraltro di materiale da me fornito e riferito a quella iniziativa citata, ma solo per una parte mentre allora avrebbe riguardato tutta la Valtellina…).

Una certa tendenza emersa nel Convegno, ma anche rimbalzata fuori, è quella, come si diceva, di superamento del BIM secondo due linee direttrici, peraltro non alternative:

a) Sopprimere l’Ente trasferendo ad altri le competenze;

b) Cambiare il corrispettivo. Basta sovracanoni in €uro ma kWh (scriviamola per esteso perché non sono pochi quelli che li confondono con i kW, unità di potenza e cioè kiloWatt, e con la W maiuscola perché cognomi di scienziati illustri. Pare ch

e i professori di fisica questo non lo insegnino più. Magari non lo sanno neanche loro).

PROVINCIA. VIA IL BIM

Abbiamo ripetutamente scritto, relazioni, articoli, altro su questo argomento del tutto contrario agli interessi della nostra gente. Basta cercare, anche sulla Gazzetta di Sondrio per cui ci limitiamo a dire due sole cose:

1) Chi sostiene “via il BIM” vada a studiarsi bene la materia, a cominciare dalle ripetute sentenze della Corte Costituzionale. Poi ci ragioni sopra. Scoprirà quale buco nell’acqua farebbe a sopprimere l’Ente. Da cambiare comunque senz’altro e non in modo gattopardesco.

2) E’ tale, a giudizio di chi scrive e non solo, il rischio in un caso del genere da suggerire in questa disgraziata eventualità che almeno 47 Comuni usino della loro potestà attuando quanto previsto nell’ultimo comma dell’art. 1 dello Statuto. Così almeno non si correrebbero rischi e ci sarebbe la sicurezza, dubbia sennò, che i soldi resterebbero in provincia. Questo in quanto tanti che parlano stanno facendo i conti senza gli osti, tanti.

PROVINCIA. VIA I SOVRACANONI, ENERGIA AL LORO POSTO. ???????? COME?

Tema abbastanza emerso al Convegno quello di sostituire i sovracanoni con energia, e secondo un nuovo “Patto”. Allora:

1) Tema non nuovo, anzi vecchio quanto i sovracanoni. La legge istitutiva, la 959 del 27.12.1953, infatti se all’ottavo comma dell’articolo 1 prevede “il pagamento di un sovracanoni annuo”, al primo comma dell’art. 3 prevede la sostituzione del sovracanoni con energia e nel successivo comma, lettera a) prevede il quantum (400 kWh) per consegna in centrale ad alta tensione mentre alla lettera b) prevede il quantum (300 kWh) per consegna in cabina di trasformazione a bassa tensione. Qualcuno alla Presidenza del BIM, quando i sovracanoni erano bassi, aveva cercato di utilizzare queste possibilità, senza successo. Non era così semplice.

2) Oggi si fa il conto. Il sovracanone per il biennio 2006/07 (DM 30.11.05) è di € 19,62 Molti pensano che il calcolo è presto fatto: divido tale somma per i 300 kWh e ho 6,54 centesimi di €uro, pari a 126,6321 vecchie lire. E’ cioè come se comprassi un kWh a questo prezzo.

Sovviene il proverbio che ammonisce di non fare i conti senza l’oste. Magari, infatti, fosse così! E gli altri costi, oltre ai vincoli contrattuali? Ci fermiamo. Chi vuole faccia, appunto, i conti e poi confronteremo.

3) Anche per chi non è interessato alla diatriba se lasciare o sopprimere il BIM ma pensa solo a trasformare €uro in kWh è non utile ma indispensabile documentarsi, cominciando almeno dalle sentenze della Corte Costituzionale in argomento.

Nell’eventualità, per quanto remota, che avessimo torto, si scriva e pubblicheremo.

CONTROCORRENTE

Mi è stata manifestata la sorpresa da più d’uno per le mie posizioni, qui espresse, “controcorrente”.

Non sono posizioni “controcorrente” ma solo realiste sulla scorta di una regola che vuole che si parli delle cose di cui si è ragionevolmente convinti. Non per considerazioni soggettive o peggio emotive, ma per avere una documentazione a supporto. I detti latini servono. Vale la pena di ricordare quello che recita “Nihil sine magno labore fortuna mortalibus dedit”

PROVINCIA. UNA COSA CONCRETA

Un codicillo aggiuntivo per quanto del tutto secondario.

Nessuno ha sinora posto sul tappeto, quantomeno per esaminarne le concrete possibilità di sviluppo, il tema del costo all’utilizzatore di Sondrio piuttosto che non a quello di Milano del kWh prodotto in Valtellina. Se in Valle il costo è tot a Milano è tot più un certo quid. E cos’è questo quid? Il costo del trasporto che è fatto dal costo di esercizio delle linee, comprensivo degli ammortamenti, e dalle perdite di trasporto. Qualcuno potrebbe dire che non è molto. Fino a prova contraria molto è meglio di niente e poi è questione di un riequilibrio quantomeno concettuale. Le merci ci costano di più perché sull’unità di prodotto grava un costo di trasporto reso più pesante dai costi specifici unitari decisamente più elevati in Valtellina rispetto, ad esempio, a gran parte della Lombardia.

E, per ora, basta così.

Alberto Frizziero

Alberto Frizziero
Editoriali