DOPO 225 GIORNI DI NAVIGAZIONE CE L’HO FATTA. SONO IN BRASILE. E’ FANTASTICO!

Il valtellinese Alex Bellini “si confessa”

Ce l’ho fatta! E’ fantastico poterlo finalmente gridare ai quattro venti. E’ stata una sfida contro tutto e contro tutti, ci sono voluti 225 giorni di navigazione in cui ho attraversato parecchi momenti difficili ma ora posso finalmente festeggiare. Anzi possiamo. Non è soltanto Alex Bellini il vincitore di questa partita contro lo scetticismo generale che aveva investito il mio tentativo, ma tutti coloro che hanno creduto in me e lo hanno sostenuto sul muro del mio sito www.alexbellini.it. Loro, come me, da piccoli hanno sognato di poter realizzare qualcosa di formidabile: dalle loro parole e sensazioni traspariva un sano entusiasmo e una fervida passione. Non finirò mai di ringraziarli per l’affetto che mi ha scaldato nelle freddi notti d’inverno e mi ha aiutato a uscire fuori indenne dalle mareggiate e dalle tempeste. Subito dopo essere partito da Genova, il terribile Golfo del Leone mi ha messo in riga costringendomi a restare undici giorni nel mio piccolo abitacolo mentre fuori c’erano 70, 80 chilometri orari di vento ed onde alte 7, 8 e 10 metri. Per ben cinque volte la barca si è capovolta, ma per fortuna ogni volta tornava nella sua posizione normale. Poi le correnti vicino a Ibiza e Formentera che mi portarono al naufragio nel 2004 e quindi le difficili condizioni sottocosta a Malaga, l’impervio stretto di Gibilterra: proprio quest’ultimo mi ha creato tantissimi problemi, tanto è vero che le avverse correnti mi hanno costretto ad affrontarlo in due circostanze. Passato Gibilterra, il peggio doveva essere alle mie spalle, invece non è stato così. Prima la sosta forzata a Tangeri, bloccato dalla guardia nazionale, quasi come se fossi un clandestino italiano in Marocco. L’arrivo alle Canarie è coinciso con la presa di coscienza che restava poco cibo e un tratto di mare da compiere ancora piuttosto ampio. Eppure la corrente ed i venti dovevano essere favorevoli, in realtà incontravo vento forte che mi riportava a nord, mare forza cinque e sei, onde alte di nuovo, e di nuovo chiuso dentro, questa volta con il caldo e l’umido. Razioni ancora più assottigliate, un liofilizzato e due barrette al giorno ed un giorno alla settimana digiuno. Remando con la forza della mia costanza e della consapevolezza dei miei mezzi e delle mie debolezze raggiungo Capoverde. Poi la grande paura: il cibo finisce, la speranza quasi, anche perché di navi ne passano poche. La fortuna vuole che riesca a contattare grazie a Roger Stewart, con il mio satellitare, la Star America, nave norvegese. Dopo due giorni ci incontriamo nella nebbia: un cargo di 135 metri per 35 di larghezza si ferma ad assistere una piccola imbarcazione di soli 7 metri, a remi.

Rifornimento per 40 giorni e via giù di nuovo. Ma non è finita qui, ci sono altre complicazioni. Le correnti rischiano di farmi finire in un flusso che mi avrebbe portato inesorabilmente verso Cuba o i Caraibi. Vento, onde e corrente contro, non riesco avanzare: a venti miglia a sud c’è un piccolo, minuscolo, arcipelago, quello di San Pietro e Paolo. Vedere terra dopo tanti giorni in balia delle onde mi ha ridato fiducia…

Il resto è storia d’oggi: la festa organizzata per il mio arrivo Fortaleza, l’inno di Mameli e l’inno brasiliano mi hanno fatto venire i brividi, forse più di quanto lo abbiano fatto le onde e le tempeste. Non ho voluto dimostrare la mia forza, ma i mie lati deboli. Credo di essere la testimonianza che una persona debole ce la può fare con perseveranza e motivazione. Proprio queste due importanti componenti del carattere umano mi hanno spinto a riprovarci e a non darmi per vinto dopo il primo fallimento quando il mondo degli scettici mi cercava per prendermi in giro oppure per dirmi “te l’avevo detto”. Non ho mai smesso di crederci e di volere fortemente realizzare quest’impresa: ancora una volta voglio ringraziare tutti coloro che sono rimasti al mio fianco, sognando insieme a me l’arrivo in Brasile. Il loro sostegno mi ha aiutato a superare difficoltà a prima vista insormontabili. Ci sono voluti quasi due anni per far capire a tutti che avevo ragione, che non sono un pazzo ma nel mio dna c’è il cromosoma della sfida che mi fa passare dai ghiacci dell’Alaska ai deserti della Marathon des Sables. Oggi posso dire di aver attraversato l’Oceano in barca a remi. Ce l’ho fatta. E ora? Sto già pensando alla traversata del Pacifico…

Alex Bellini

Alex Bellini
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