TIRANO E L’INTERA PROVINCIA RICORDANO IL DR. DINO MAZZA CON MADDALENA E COSMINA FOPPOLI

Il programma dell’iniziativa prevista per il 10 giugno

Comune di Tirano in collaborazione con la Provincia di Sondrio e con la Comunità Montana Valtellina di Tirano, ricordano il prossimo 10 giugno il dott. Dino Mazza, ideatore, fondatore e direttore dell'Ufficio Provinciale del Lavoro e dell'emigrazione di Tirano e delle benemerite Maddalena e Cosmina Foppoli che con il loro patrimonio ne permisero la costituzione in fondazione.

PROGRAMMA

Tirano 10 giugno 2006 alle ore 17, presso la Civica Biblioteca “Paolo e Paola Maria Arcari

PRESENTAZIONE dei

Racconti del dottor Kàlamus

L’altra faccia della belle époque

raccolta di scritti del dottor Bernardino Mazza (1871-1962)

seguiranno

LO SCOPRIMENTO

delle targhe in ricordo del dottor Bernardino Mazza

ideatore, fondatore e direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e dell’emigrazione di Tirano

e delle benemerite Maddalena e Cosmina Foppoli

che con il loro patrimonio ne permisero lo sviluppo e l’azione

e

L’INTITOLAZIONE

del Largo dell’emigrante

La manifestazione si svolge in coordinamento con:

Associazione Emigranti Valtellinesi - Museo Etnografico Tiranese - Biblioteca Civica “P. e P.M. Arcari” con l’intervento della: Provincia di Sondrio, Città di Tirano, Comunità Montana Valtellina di Tirano

Racconti del Dottor Kalamus. L’altra faccia della belle époque

Bernardino MAZZA (1871-1962), Racconti del Dottor Kalamus. L’altra faccia della belle époque. Tirano, Terra di storia, Sondrio 2006, p. 405. Introduzione di Dino Mazza- presentazione del sindaco Pietro Del Simone.

I “Racconti del dottor Kalamus” raccoglie una parte di quanto Bernardino Mazza compose tra il 1909 e il 1919, “ come strumento di intrattenimento, istruzione ed elevazione” della parte meno abbiente della società valtellinese.

Alcuni li aveva prodotti per la Cattedra Ambulante di Agricoltura della provincia di Sondrio, altri per l’ufficio del Lavoro e dell’Emigrazione di Tirano.

Erano novelle un po’ inventate e un po’ ispirate alle quotidiane esperienze che faceva come medico veterinario: ciascuna raccontava di vite difficili, grame, di povertà e di sacrifici, di errori dovuti all’ignoranza, ai pregiudizi…e di tutto quello che ne sortiva .

Ma la morale e l’intento didascalico dell’autore costruiva un finale positivo: con un po’ di istruzione, con più attenzione all’igiene, alla cura delle case, dell’orto, ad un più razionale accudimento del bestiame, con una maggiore disponibilità alla cooperazione, alla fiducia nella previdenza sociale, alle associazioni di mutuo soccorso, con un approccio positivo verso l’emigrazione, visto come fattore di crescita, anche culturale, della comunità contadina ( attrezzarsi per i viaggi e per la permanenza all’estero, apprendere nuovi mestieri ed imparare dai paesi più avanzati..) , ci si riscattava dalla miseria, dalla rassegnazione e si preparava un futuro di benessere per i figli.

Leggerle oggi ci fa fare un passo indietro nel tempo e ci trasporta dentro un mondo che si poteva concedere l’utopia della preminenza della scienza e del cuore, in un clima di pax sociale che armonizzava le aspirazioni filantropiche della borghesia con i bisogni del proletariato, prima che la guerra e la radicalizzazione degli scontri ideologici , confessionali e politici, rompesse l’unità di uomini che si illudevano di poter camminare e progredire insieme.

SCHEDE SINTETICHE SU PALAZZO FOPOLI, SULLA CATTEDRA AMBULANTE DI AGRICOLTURA , SULL’UFFICIO DEL LAVORO E DELL’EMIGRAZIONE E SULL’UMANITARIA

PALAZZO FOPPOLI: UNA CASA, UNA STORIA.

La casa è Palazzo Foppoli, un edificio di notevole pregio, risalente in alcune sue parti

( le porzioni su Via San Giacomo e Piazzetta Quadrio) al cinque-seicento.

Già di proprietà dei Quadrio, appartiene, nella nostra storia, alla famiglia Foppoli.

Bartolomeo Foppoli , detto Bortolo, nato a Tirano nel 1806, discende da Giacomo Foppoli e Maddalena Ferrari.

Impiegato di Pretura, sposa nel 1836 la nobile Albina Carbonera, figlia di Felice e di Marta Lucini. Ebbero sei figli: Paolo, Angelo ed Anna, che muoiono fanciulli, Emilio, il primogenito, che muore a 26 anni, solo Maddalena e Cosmina sopravvivono ai genitori e raggiungono l’età della vecchiaia.

I Foppoli vivono a Tirano i primi due anni di matrimonio, poi sono a Lecco, quindi , dal 1848, risiedono a Milano, dove il signor Bortolo è chiamato a ricoprire il posto di cancelliere presso il Tribunale d’Appello.

E’ una famiglia benestante: ha proprietà a Milano, fondi tra la Svizzera e Villa di Tirano e, a Tirano, il palazzo che è al centro della nostra storia.

La nostra storia comincia a Milano nel 1867.

Edoardo Bauer, un musicista di origine boema, dopo 23 anni trascorsi a San Pietroburgo come maestro di cappella dello Zar e direttore d’orchestra dell’Opera Italiana del Teatro Imperiale, torna a Milano, la città dove aveva trascorso la fanciullezza e compiuto i suoi studi giovanili ( il padre era stato trasferito a Milano, dalla natia Schrattenthal, in quanto funzionario della amministrazione austriaca).

Porta con sé la giovane moglie Amelie, una corista di famiglia pietroburghese, e due figli, Lisinka ( Elisabetta) ed Edia ( Edoardo).

Edoardo Bauer ritrova a Milano l’amicizia dei baroni di Madrowski, dai quali era stato protetto e guidato quando, bambino, rimasto orfano di entrambi i genitori, si era trovato a gestire la sua vita e l’eredità lasciatagli dal padre.

Il sacerdote don Guglielmo, barone di Madrowski, è accanto ai Bauer nelle fasi difficili dell’ambientamento a Milano: Amelie Bauer è protestante, parla il russo, il tedesco e il francese, ma non conosce bene l’italiano. I due figli, sradicati dalla Russia, devono a loro volta imparare l’italiano ed inserirsi nella scuola.

E’ a questo punto che entrano in scena i Foppoli: Maddalena, insegnante e direttrice della Scuola di Via Rugabella, collega e amica di Don Guglielmo, prende a benvolere i ragazzi Bauer e li aiuta nel loro percorso di integrazione scolastica, mentre il resto della famiglia, il signor Bortolo, la signora Albina e la Cosmina si prestano, in tutti i modi, a dare la loro amicizia e il loro aiuto.

I Bauer dispongono di buone rendite e la loro casa diventa un punto di incontro tra i musicisti milanesi e i musicisti russi che passano da Milano. In casa si suona, si canta, si legge e si recita. La Maddalena e la Cosmina sono di casa.

In questi anni milanesi nascono ai Bauer altre tre bambine: Eva, Eugenia ed Ester. Maddalena Foppoli è madrina di Eva, Cosmina terrà a battesimo la Ester.

Ester nasce nel 1878, quindici giorni prima della morte di suo padre.

Amelie , da sola, deve portare avanti la famiglia ed occuparsi di amministrare le rendite lasciatele dal marito.

Le Foppoli sono al suo fianco.

E stiamo per ricomporre il mosaico della storia che ci riporta al Palazzo Foppoli e alle vicende tiranesi.

Maddalena e Cosmina Foppoli, nubili entrambe, trascorrevano le loro estati a Tirano.

Le bimbe Bauer, in particolare l’Esterina, la prediletta, erano invitate a passare lunghi periodi con loro.

A Tirano si era sviluppata l’amicizia delle Foppoli con la famiglia Mazza.

Il penultimo dei figli Mazza, Bernardino, prometteva bene, era serio, bravo negli studi ed era perfino simpatico .

Tanto se ne parlò e tanto si fece, che i due giovani si conobbero, si frequentarono, si piacquero ( molto) .

E nel 1899 Ester Bauer andò sposa a Bernadino Mazza.

La formazione culturale dei due giovani, improntata all’ideologia del filantropismo laico-riformista della Milano di quegli anni ( dove entrambi avevano studiato), li portò a coniugare nella loro vita le doverosità familiari con un rigoroso impegno verso i meno abbienti.

Una serie di iniziative umanitaristiche, che bene interpretavano le spinte progressiste dei loro convincimenti, li vide uniti, Bernardino in prima linea, come il maschilismo dell’epoca voleva, e la Esterina a fare da musa ispiratrice e, naturalmente, a coltivare amicizie e legami con quella parte della società tiranese e valtellinese che mostrava sensibilità ed esigenze affini.

Il rapporto con le Foppoli era sempre più “filiale”, tanto più che entrambe le sorelle, che ormai vivevano più a Tirano che a Milano, guardavano con favore agli indirizzi di vita che i due sposi si erano dati.

Siamo all’ultimo atto della storia.

Bernardino Mazza opera per la Cattedra Ambulante di Agricoltura della provincia di Sondrio, per istruire ed alleviare i contadini nelle loro sofferenze, quindi si attiva, a fianco della Società Umanitaria di Milano , per istituire in Valtellina un centro di assistenza ai lavoratori e agli emigranti.

E’ il 1910, quando fonda a Tirano il primo nucleo dell’Ufficio del Lavoro e dell’Emigrazione.

Le Foppoli, come molte altre famiglie della città, lo guadano con favore.

Cominciano a fiorire iniziative significative e si moltiplicano le adesioni da parte di uomini e Istituzioni del mondo valtellinese.

Cosmina prima di morire ( Maddalena era morta prima di lei), lascia la sua proprietà stabile in Tirano (“casa e terreno annesso, campo in Fossola ed altro stabile in Villa di Tirano”) al dottor Dino Mazza per l’Ufficio del Lavoro e dell’Emigrazione (il resto dei suoi beni è destinato ai nipoti Carbonera).

Siamo al luglio del 1913.

E la storia continua dentro quell’Istituzione, che per “ mettere i diseredati in condizione di rilevarsi da se medesimi” assisterà contadini, emigranti (e, in tempo di guerra i soldati al fronte) , con sedi e collaborazioni distribuite in tutta la provincia e nella vicina Svizzera.

Sul seguito si è già scritto: l’avvento del fascismo decretò lo scioglimento e sospese ogni attività di questo Ente.

Ricostituito nel 1946 da Bernardino Mazza, rientrato a Tirano dopo 22 anni di assenza, l’Ufficio del Lavoro e dell’Emigrazione cercò di rilanciare la sua azione, ma la rinascita dell’Italia e la vitalità di altri soggetti istituzionali preposti al sostegno del lavoro e dell’emigrazione, lo rendevano obsoleto e poco incisivo.

Camillo Mazza, succeduto al padre Bernardino nella guida dell’Ente, nel 1971 operò di intesa con l’Amministrazione municipale per il passaggio del Palazzo e delle proprietà Foppoli all’Eca,( l’Ente di Assistenza Comunale) e da questo al Comune di Tirano.

Oggi il Palazzo Foppoli , restaurato e restituito alla sua primitiva nobiltà estetico funzionale, ci ricorda la generosità di Maddalena e Cosmina Foppoli e ci racconta una pagina di storia che dentro quella casa realizzò il sogno di tanti uomini illuminati, di una città e di una valle che si mise concretamente al fianco dei più deboli, per dare dignità, uguaglianza e libertà.


LA CATTEDRA AMBULANTE DI AGRICOLTURA DELLA PROVINCIA

DI SONDRIO

Era lo strumento tecnico-culturale con cui gli Enti che la fondarono e la sostennero operavano a sostegno dei coltivatori e degli allevatori:

il Ministero dell’Agricoltura, la Società Umanitaria di Milano, l’Amministrazione Provinciale, La Camera di Commercio, la maggior parte dei Comuni di Valtellina e Valchiavenna, il Comizio Agrario, i Circoli agricoli, la Società agraria di Lombardia, la Banca Popolare di Sondrio , la Cassa di risparmio.

Già il nome esprime la sua finalità : portare sul territorio, dentro le comunità rurali, anche le più isolate, notizie e istruzioni sugli ammodernamenti da introdurre nelle coltivazioni e nell’allevamento, nonché consigli di vita pratica e azioni di coordinamento per la cooperazione e la previdenza.

Contemporaneamente si proponeva di far conoscere e spiegare i contenuti delle leggi e delle provvidenze, nazionali o locali, che riguardavano il mondo agricolo.

L’UFFICIO PROVINCIALE DEL LAVORO E DELL’EMIGRAZIONE DI TIRANO

E’ l’istituzione fondata a Tirano fin dal 1910 da Bernardino Mazza, d’intesa con la Società Umanitaria di Milano, a costituire un centro per l’assistenza ai lavoratori e agli emigranti di Valtellina e Valchiavenna.

“ Mettere i diseredati in condizione di rilevarsi da se medesimi, senza distinzione di partito o di religione” è il principio sul quale si svilupperanno le iniziative che, da quel momento fino al 1922, faranno nascere e proliferare nei Comuni della nostra provincia e nella vicina Svizzera forme concrete, diverse e operative, per il sostegno dei meno abbienti. Dal collocamento, alla previdenza, dalla cooperazione all’istruzione, dalle pratiche per l’emigrazione ai contratti di lavoro all’estero, dall’infortunistica all’associazionismo…fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando le assistenze si estesero al rimpatrio degli emigranti, alla trasmissione di notizie tra i soldati al fronte e le famiglie, all’invio di pacchi viveri, alle istanze di licenza, ai contributi in denaro…

Alla base dell’azione dell’Ufficio c’era un umanitarismo che si dissociava dal paternalismo della carità ( limitarsi a dare qualcosa a chi ha bisogno), per proiettarsi in un concetto di solidarietà che realizzasse i presupposti per cui ciascuno fosse messo in condizione di conquistare il diritto alla dignità e all’uguaglianza attraverso il lavoro e l’istruzione.

Gli anni fecondi di questa istituzione sono quelli dalla fondazione fino al 1920, grazie all’impegno delle più illuminate energie di Valtellina e Valchiavenna: dal fondatore e direttore dottor Mazza, a sostenitori come Egidio Vido, Luigi Credaro, Rinaldo Piazzi, Ausonio Zubiani, Alfredo Martinelli, Piero Fojanini, ai tiranesi Tenni, Porro, Tognarelli…senza dimenticare l’appoggio della Banca Popolare, della Cassa di Risparmio, dei molti comuni, primi quello di Grosio, di Teglio, di Ponte,di Sernio, di Tovo, delle Società operaie di Tirano, di Chiavenna, di Sondrio…

Fondamentale e vitale contributo alla vita di quella istituzione: il lascito di Cosmina Foppoli , che nel 1913, alla sua morte, destinava all’Ufficio ( nella persona del Bernardino Mazza) il suo palazzo di Tirano, con le proprietà annesse.

Furono anni, quelli, in cui attorno all’attività dell’Ufficio del Lavoro e dell’Emigrazione si impegnarono le migliori energie di una città e di una valle che si proponevano di sollevare le condizioni di vita delle classi più disagiate.

Di seguito la chiusura imposta dall’avvento del fascismo e il silenzio, fino al 1946, quando i vecchi fondatori cercarono di rilanciarlo. Ma l’Italia non era più quella di trent’anni prima, nuovi e più forti soggetti istituzionali si erano creati a sostegno del lavoratore e dell’emigrante.

L’Ufficio si trovò ad esprimersi come un ente di beneficenza, in uno spirito che faceva fatica ad interpretare le ideologie dei fondatori e le volontà testamentarie delle Foppoli .

Camillo Mazza, figlio di Bernardino (a cui era succeduto nella guida dell’Ente) nel 1971, d’intesa con l’Amministrazione Comunale di Tirano, operò per il passaggio del Palazzo e delle annesse proprietà dell’Ufficio del Lavoro e dell’Emigrazione alla municipalità, perché non si dimenticasse quello che la casa aveva rappresentato e si trovassero nuove e più incisive forme per esprimere l’umanitarismo e la nobiltà della pagina di storia che si era chiusa.

LA SOCIETA’ UMANITARIA di MILANO

Si costituisce a Milano nel 1892, sul lascito di Prospero Moisè Loria, un ricco imprenditore che, avendo girato il mondo per motivi di lavoro, conobbe i più disparati aspetti della povertà e della disuguaglianza e decise di destinare il suo immenso patrimonio alla causa dei sofferenti.

Classificata tra gli Istituti di Beneficenza, ebbe un ordinamento statutario che la identificò come Società, con un direttivo eletto per due terzi dai soci e per un terzo dal Comune di Milano.

Volle differenziarsi dagli istituti di carità gestiti dal filantropismo di marca conservatrice, così come dall’assistenzialismo cattolico, introducendo nelle sue finalità un concetto nuovo di fraternità e di uguaglianza: non più la rassegnazione alla povertà, che si accontenta di quello che arriva, se arriva, dalla generosità di chi sta bene, ma un programma di riscatto sociale, attraverso l’istruzione e il lavoro, che renda gli uomini liberi e uguali.

Da qui un’azione ramificata in Italia e all’Estero, per dare una nuova dignità ai meno abbienti: dal problema della casa , all’alfabetizzazione, dal collocamento al lavoro, alla razionalizzazione del mondo contadino , dall’emigrazione, alle scuole per l’avviamento professionale: occupato, disoccupato o emigrante, il lavoratore aveva negli uffici e nelle diverse sedi dell’Umanitaria ogni forma di sostegno per il superamento della sua “minorità” sociale.

La stagione feconda dell’Umanitaria dei fondatori copre il primo ventennio del novecento, fino all’avvento del fascismo, che ridimensiona la qualità e la portata delle sue attività: si conservano le scuole professionali, ma sono chiuse le biblioteche, sono soppresse le sedi per l’emigrazione, vengono alienati molti immobili facenti parte del patrimonio edilizio della Società, ma soprattutto viene smantellato il gruppo dirigente e fascistizzato il nuovo direttivo.

Le attività che restano sono rese compatibili con il nuovo corso storico, mentre lo spirito democratico e riformista è sostituito da una gestione burocratico-autoritaria , ligia al potere centrale, che nulla ha in comune con l’Umanitaria prima maniera.

L’umanitaria del dopoguerra ha dovuto ricostruire, materialmente, il molto distrutto, anche dei suoi edifici e delle sue case.

Le attività di oggi, considerato che altre nuove forti Istituzioni tutelano il lavoratore e l’emigrante, si sviluppano attorno ai temi della scuola per il lavoro ( corsi di specializzazione e formazione di professionalità) , dell’istruzione, nel senso più ampio del termine, e della ricreazione: manifestazioni e programmi rendono accessibile a tutti una varietà e una qualità di offerta culturale che è il fiore all’occhiello di Milano e della Lombardia.

Bruno Ciapponi Landi

Bruno Ciapponi Landi
Degno di nota