Torna alla vita l'antico alpeggio, Alpe Pioda in Valmasino

Un antico alpeggio che torna a nuova vita, sia perché sapientemente ristrutturato, sia perché dotato di nuove attuali funzioni.

Sarà una giornata di festa quella di domenica 28 settembre, all’Alpe Pioda, in Val Masino:  ERSAF illustrerà gli interventi realizzati con i finanziamenti sul Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 - misura 323/c e di Fondazione Cariplo nell'ambito del progetto Emblematico "Contratto di Foresta Val Masino" e nell'occasione inaugurerà il complesso di fabbricati funzionali alle attività d'alpeggio e a quelle didattiche, divulgative e scientifiche di ERSAF e della Riserva Naturale Val di Mello.

L'appuntamento per chi vuole partecipare è alle ore 9 al parcheggio Gatto Rosso. Dopo un paio d'ore di cammino sulla pianeggiante mulattiera del fondovalle della Val di Mello fino alla loc. Rasica, inoltrandosi nel bosco,  inizia il tratto in salita che porta alla Valle di Pioda e Cameraccio (dislivello 500 m circa). Dall'Alpe Pioda è possibile raggiungere il sentiero Roma e il Bivacco Kima (2700 m s.l.m. - 3 ore circa di cammino).
A partire dalle 11.30 si terrà l'inaugurazione e la visita ai fabbricati.  E’ obbligatoria l’adesione entro venerdi 26 settembre: morbegno@ersaf.lombardia.it - tel. 0342 605.580

La ristrutturazione sostenibile  dell’Alpe Pioda
L’alpeggio è ubicato in una “Foresta di Lombardia” (proprietà regionale) certificata PEFC e FSC per la gestione sostenibile. Sorge in un contesto montano affascinante circondato dalle belle cime del Cameraccio, del picco Darwin, del Monte Pioda e del Monte Disgrazia. I fabbricati si adagiano quindi in posizione strategica per gli escursionisti amanti della montagna, dominando una vera oasi naturale che ben si presta ad accogliere, indirizzare ed informare il visitatore interessato prestando i propri ambienti alla sosta, al riposo e all’educazione ambientale. E’ stata posta quindi molta attenzione alla ristrutturazione dei  due fabbricati costituenti l’Alpe Pioda, procedendo nella loro ricostruzione e rifunzionalizzazione con cura particolare alle tecnologie impiegate, per quanto possibile biocompatibili e attente alla risorsa ambiente.
In particolare per il fabbricato minore - realizzato in amministrazione diretta e destinato al concessionario d’alpe e ai concessionari per le attività divulgative, didattiche e scientifiche -  si è cercato di minimizzare i trasporti aerei (siamo in Riserva Naturale, SIC e ZPS) utilizzando il più possibile i materiali del luogo.
La programmazione degli interventi di ristrutturazione durati 3 anni (è stato possibile lavorare solo nei mesi estivi) ha seguito le seguenti fasi:
I° anno: taglio di diradamento nella foresta circostante di alberi di larice, trasporto  dei tronchi presso i fabbricati dove è stata posizionata la minisegheria trasportabile e successiva segagione per realizzare travi, travetti e tavole per la costruzione  del tetto, dei pavimenti e di parte dell’arredamento (letti, scale ecc.);
II° anno: demolizione delle parti pericolanti, recupero dei sassi, approvvigionamento parziale della ghiaia nelle anse del torrente sottostante per gli impasti cementizi e ricostruzione del fabbricato, raccolta delle sementi della flora erbacea autoctona per la semina a fine lavori delle aree degradate dal calpestio e dalle attrezzature da cantiere;
III° anno: installazione degli impianti tecnologici, realizzazione degli arredi, smantellamento del cantiere e sistemazione dell’area come era in precedenza.
Questo intervento è un esempio di come è possibile restituire un patrimonio edilizio, storico e culturale ai cittadini fruitori riducendo gli impatti nell’ottica della sostenibilità con la consapevolezza che la valorizzazione del demanio deve inoltre fungere da esempio innovativo, sia per ciò che riguarda la ricerca di pratiche tecnologiche e produttive, sia per ciò che attiene i modelli di gestione.
Roberto Cremaschi

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