UN COSTUME VALTELLINESE, CONSEGNATO DA MARCELLO PASINI A MARTA CARRER PER PORTARLO IN DONO ALL'ASSOCIAZIONE DEI LOMBARDI DI BUENOS AIRES

Si è svolta recentemente presso la Regione Lombardia la cerimonia di consegna di un costume valtellinese da parte del rappresentante dei Valtellinesi nei Grigioni Marcello Pasini alla rappresentante dell'Associazione dei Mantovani nel Mondo a Buenos Aires Marta Carrer ,incaricata di portarlo in dono all'Associazione dei Lombardi di Buenos Aires,presente Daniele Marconcini rappresentante del Consiglio Regionale nella Consulta dell'Emigrazione e Maria Elena Milano della U.O. dei Lombardi nel Mondo dell'Ufficio di Presidenza della Regione Lombardia.

Ai Lombardi ìn Buenos Aìres

Carissima Signora Maria Grazìa Suardi Boffi ,Presidente dell'Associazione Lombardi ìn Buenos Aìres

Le scrìviamo a nome degli emìgrati valtellìnesi nel cantone elvetico dei Grigioni.Siamo, per così dire ,emigrati " di lusso " potendo prestare la nostra opera nella Confederazione Elvetica nota per il suo altissìmo livello di vita ma, come ben si sa e per ogni dove, il lavoro e fatica dappertutto.

Saputo della Loro iniziativa tesa a dotare il museo dell'emigrazione di Buenos Aires dicostumi della Regione lombarda non ci è parso vero di

approfittare dell'occasione per poter segnalare la presenza della

Valtellìna, terra d'emigrazione da sempre.Sulle prime ìl reperimento di un costume della Valtellina non ci era apparsa un' impresa di eccessivo impegno, tenuto conto dell'ambiente al nord delle Alpi con ìl quale siamo in quotidiano contatto.Gli svizzeri, gli austriaci con gli altoatesini ed i

bavaresi hanno tradizioni secolari pressochè ìntramontabili che

garantiscono, a chi indossa un costume popolare, sìa l'ammirazione dei loro concittadini oltre che il loro sostegno morale e materìale. Ivì i costumi, ed è costume, sono quasi d'uso quotidiano, per esempio per i contadini, i pastori, i casari i, i carpentieri ecc.

Ad ogni manifestazione che si rispettì c'è un gruppo di persone che sì preoccupa dì segnare la presenza della tradìzione locale sfoggiando gli abiti tradizionali caratteristici deì vari mestieri, o,semplicemente, quellì dì uso quotidiano.Neì ristoranti, sia in città che nelle zone

turistiche è quasi d'obbligo, per ìl personale di sala qua sì

esclusivamente femmìnile , ìl costume caratteristico del posto.Rìcchi del proprio e dell’altrui potevano e possono tuttora vantarsi delle proprie tradìzìonì,mentre ì vicìni , un tempo a loro sottomessi, non erano ne'

sono, salvo le debite eccezioni, in grado di competere.

Il timore di fare la figura del poveraccio di famiglia ha fatto perdere aì nostri convallìgianì l'amore per le vecchie tradizioni tant'è vero che anche noi. nei nostri anni verdi,guardavamo con ammirazione le sfilate folkloristiche con i costumi della nostra valle portati da graziose ragazze indirìzzando la nostra attenzìone più al contenuto che al contenente.

Le nostre rìcerche in Valtellina allo scopo dì assicurarcì un capo degno dì rappresentarci oltre oceano sì arenarono quasi subito a causa di quanto l'esperto Sìgn. Remo Giatti riporta nella sua ampia relazione contenuta nel volume 15 " Mondo Popolare in Lombardia - Sondrio e il suo territorìo" nel quale cita un " grido dì dolore " lanciato da Pìetro Pradè già nel lontano

1911 a Roma:"l costumi paesani scompaìono. Soggìacciono anch'essi a questa terribile legge dì lìvellamento sociale. Non esiste più una fanciulla vestita da montanara fuorchè nei raduni sul palcoscenico dei teatrini. l costumi si cavano dai cassettoni O dai cofanì soltanto per le cerìmonìe."

Abbiam fatte ricerche per ogni dove, ma abbiamo dovuto constatare che anche un solostraccetto non lo mollava nessuno essendoseli già accaparrati o i musei o i collezionistiche li tengono come reliquie, anche perche raramente se ne fa uso e che di capi nuovi quasi non se ne parla. Abbiamo dovuto

prendere atto che in Valtellina non è più costume portare il

costume.Eravamo arrivati, nonostante tutti i nostri sforzi, a dover ammettere che avevamo sopravvalutate le nostre forze finche non ci ricordammo dell' Angelina

Originaria di Montagna in Valtellina partì giovanissima per la Svizzera dove trovò lavoro nel Cantone dei Grigioni e dove visse tranquillamente la sua vita famigliare fino a quando venne assunta, come capo servizio, presso l'albergo ristorante IIStem" di Coira , ricco di tradizioni e a due passi dal Palazzo del Governo del Cantone dei Grigioni.Come d'abitudine il personale dello Stern" veste, al completo, il costume locale. L'Angelina, manco a dirlo, volle il costume del suo paese, ovvero di Montagna in Valtellina cosa che il gerente trovò coerente dato il personaggio (!).Come dappertutto non c'è di meglio, per le Autorità e funzionari, che scendere

allo "Stern",o soli o con ospiti connazionali o stranieri che si

avvicendano quotidianamente ai tavoli delrinomato locale, per un caffè e per fare le ben note chiacchiere di corridoio, sotto l'occhio vigile della nostra convalligiana, Ora che I'Angelina è in pensione ed è tornata al suo paese, trascorre la sua duramente guadagnata pensione accudendo anche al fratello e quando l'abbiamo interpellata ,fortuna sfacciata ! , acconsentì a mettere il suo

costume” montagnone” che ha portato per tanti anni con dignità e

competenza, a nostra / vostra disposizione.E' quasi un cimelio ma a noi non rincresce punto donare la “divisa" dell'Angelina al museo dell'Emigrazione di Buenos Aires 1 un posto che veramente si merita.Chiudiamo questo nostro breve scritto porgendo i nostri più vivi ringraziamenti alla Signora Maria Elena Milano dell' ufficio Lombardi nel Mondo della Ragione Lombardia che ci ha dato la possibilità di farci conoscere. al sig. Remo Giatti che ci ha messo a disposizione le sue illustrazioni policrome alla Sign.ra Francesca

Schegg Brunalli che ci ha consentito di unire una documentazione

fotografica. cordialità

Pelizzatti Arberto e Pasini Marcello

Associazione Valtellinesì nel Grigionì

(See attached file: Il Costume dell'Angelina donato ai lombardi di Buenos Aires.doc)(See attached file: Costume valtellinese3.jpg)

Daniele Marroncini

Si è svolta recentemente presso la Regione Lombardia la cerimonia di consegna di un costume storico valtellinese da parte del rappresentante dei Valtellinesi nei Grigioni, Marcello Pasini alla rappresentante dell'Associazione dei Mantovani nel Mondo a Buenos Aires Marta Carrer ,incaricata di portarlo in dono all'Associazione dei Lombardi di Buenos Aires.

All’incontro erano presenti Daniele Marconcini rappresentante del Consiglio Regionale nella Consulta dell'Emigrazione e Maria Elena Milano della U.O. dei Lombardi nel Mondo dell'Ufficio di Presidenza della Regione Lombardia. Pasini ha dato lettura della seguente missiva,firmata con Pellizzatti Alberto , inviata alla signora Boffi:

“Carissima Signora Maria Grazìa Suardi Boffi ,Presidente dell'Associazione Lombardi ìn Buenos Aìres Le scrìviamo a nome degli emìgrati valtellìnesi nel cantone elvetico dei Grigioni.

Siamo, per così dire ,emigrati " di lusso " potendo prestare la nostra opera nella Confederazione Elvetica nota per il suo altissìmo livello di vita ma, come ben si sa e per ogni dove, il lavoro e fatica dappertutto.

Saputo della Loro iniziativa tesa a dotare il museo dell'emigrazione di Buenos Aires di

costumi della Regione lombarda non ci è parso vero di approfittare dell'occasione per

poter segnalare la presenza della Valtellìna, terra d'emigrazione da sempre.

Sulle prime ìl reperimento di un costume della Valtellina non ci era apparsa un' impresa di

eccessivo impegno, tenuto conto dell'ambiente al nord delle Alpi con ìl quale siamo in

quotidiano contatto.Gli svizzeri, gli austriaci con gli altoatesini ed i bavaresi hanno tradizioni secolari pressochè ìntramontabili che garantiscono, a chi indossa un costume popolare, sìa

l'ammirazione dei loro concittadini oltre che il loro sostegno morale e materìale.

Ivì i costumi, ed è costume, sono quasi d'uso quotidiano, per esempio per i contadini, i

pastori, i casari i, i carpentieri ecc.

Ad ogni manifestazione che si rispettì c'è un gruppo di persone che sì preoccupa dì

segnare la presenza della tradìzione locale sfoggiando gli abiti tradizionali caratteristici

deì vari mestieri, o,semplicemente, quellì dì uso quotidiano.Neì ristoranti, sia in città che nelle zone turistiche è quasi d'obbligo, per ìl personale di sala qua sì esclusivamente femmìnile , ìl costume caratteristico del posto.

Rìcchi del proprio e dell’altrui potevano e possono tuttora vantarsi delle proprie tradìzìonì,

mentre ì vicìni , un tempo a loro sottomessi, non erano ne' sono, salvo le debite eccezioni,

in grado di competere.

Il timore di fare la figura del poveraccio di famiglia ha fatto perdere aì nostri convallìgianì

l'amore per le vecchie tradizioni tant'è vero che anche noi. nei nostri anni verdi,guardavamo con ammirazione le sfilate folkloristiche con i costumi della nostra valle portati da graziose ragazze indirìzzando la nostra attenzìone più al contenuto che al contenente.

Le nostre rìcerche in Valtellina allo scopo dì assicurarcì un capo degno dì rappresentarci

oltre oceano sì arenarono quasi subito a causa di quanto l'esperto Sìgn. Remo Giatti riporta

nella sua ampia relazione contenuta nel volume 15 " Mondo Popolare in Lombardia -

Sondrio e il suo territorìo" nel quale cita un " grido dì dolore " lanciato da Pìetro Pradè già

nel lontano 1911 a Roma:"l costumi paesani scompaìono. Soggìacciono anch'essi a questa terribile

legge dì lìvellamento sociale. Non esiste più una fanciulla vestita da montanara fuorchè nei raduni sul palcoscenico dei teatrini. l costumi si cavano dai cassettoni .O dai cofanì soltanto per le cerìmonìe."

Abbiam fatte ricerche per ogni dove, ma abbiamo dovuto constatare che anche un solo

straccetto non lo mollava nessuno essendoseli già accaparrati o i musei o i collezionisti

che li tengono come reliquie, anche perche raramente se ne fa uso e che di capi nuovi

quasi non se ne parla. Abbiamo dovuto prendere atto che in Valtellina non è più costume portare il costume.

Eravamo arrivati, nonostante tutti i nostri sforzi, a dover ammettere che avevamo

sopravvalutate le nostre forze finche non ci ricordammo dell' Angelina

Originaria di Montagna in Valtellina partì giovanissima per la Svizzera dove trovò lavoro

nel Cantone dei Grigioni e dove visse tranquillamente la sua vita famigliare fino a quando

venne assunta, come capo servizio, presso l'albergo ristorante IIStem" di Coira , ricco di

tradizioni e a due passi dal Palazzo del Governo del Cantone dei Grigioni.Come d'abitudine il personale dello Stern" veste, al completo, il costume locale. L'Angelina, manco a dirlo, volle il costume del suo paese, ovvero di Montagna in Valtellina cosa che il gerente trovò coerente dato il personaggio (!).Come dappertutto non c'è di meglio, per le Autorità e funzionari, che scendere allo "Stern",o soli o con ospiti connazionali o stranieri che si avvicendano quotidianamente ai tavoli del

rinomato locale, per un caffè e per fare le ben note chiacchiere di corridoio, sotto l'occhio

vigile della nostra convalligiana,

Ora che I'Angelina è in pensione ed è tornata al suo paese, trascorre la sua duramente

guadagnata pensione accudendo anche al fratello e quando l'abbiamo interpellata ,

fortuna sfacciata ! , acconsentì a mettere il suo costume” montagnone” che ha portato

per tanti anni con dignità e competenza, a nostra / vostra disposizione.

E' quasi un cimelio ma a noi non rincresce punto donare la “divisa" dell'Angelina al museo

dell'Emigrazione di Buenos Aires 1 un posto che veramente si merita.Chiudiamo questo nostro breve scritto porgendo i nostri più vivi ringraziamenti alla Signora Maria Elena Milano direttrice, fra l'altro, dell' ufficio emigrazione della Ragione Lombardia che ci ha dato la possibilità di farci conoscere. al sig. Remo Giatti che ci ha messo a disposizione le sue illustrazioni policrome

alla Sign.ra Francesca Schegg Brunalli che ci ha consentito di unire una documentazione

fotografica. Cordialità.”

Degno di nota