LA REGIONE HA APPROVATO IL PROGETTO DI LEGGE SUL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

Introdotte le modifiche ma ora entro 60 giorni i Comuni, valtellinesi compresi, dovranno provvedere secondo legge

Ha raccolto consenso, pressoché unanime, il progetto di legge n. 291 che sancisce la modifiche alle disposizioni generali e alla disciplina del servizio idrico integrato di cui alla legge regionale del 2003, discusso martedì in consiglio regionale. La sottolineatura della valenza pubblica del settore delle acque recepita dal progetto di legge e ribadita dal relatore del medesimo, il consigliere Gian Maria Bordoni, e dallo stesso assessore alla partita Massimo Buscemi, hanno visto concordi gli esponenti dell'opposizione (Pd, Sinistra Democratica e Rifondazione), così come espressamente convinto è stato il voto della Lega Nord per bocca del capogruppo Stefano Galli. "L'auspicio - ha detto Bordoni in aula - è che il pubblico segua le regole del pubblico e non scimmiotti il privato soprattutto in questi tempi in cui i santuari della liberalizzazione sono messi in crisi proprio nei suoi pilastri dati dal mercato e dalla finanza. Un'epoca in cui si scopre che il pubblico non era poi così male. Sempre che ispiri i propri comportamenti al rigoroso rispetto delle regole condivise siano esse comunitarie, nazionali o regionali".

"Ci sono due cose - ha sottolineato Bordoni riferendosi al progetto di legge adottato - che i nostri Comuni devono assolutamente fare: costituire l'Ato se ancora non l'hanno fatto e scegliere il modello di gestione fra quelli consentiti. Ci sono, poi, altrettante cose che i Comuni non devono fare ovvero pensare che si possa andare avanti senza regole e agire come se le leggi tutte e la relativa giurisprudenza non esistessero".

Bordoni ha richiamato anche l'attività di controllo in atto da parte dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture "che - ha detto - nel novembre del 2006, da un'istruttoria compiuta su 65 Ato operativi in Italia (61 con affidamenti in house, 3 con affidamenti a società miste e uno affidato con gara) ha rilevato notevoli incongruenze rispetto a quelli affidati in house. Su 61, infatti, solo sei sono stati ritenuti conformi alle disposizioni di legge, 15 sono stati assoggettati a successiva verifica e per 40 è stata sancita la non conformità. L'Autorità - ha proseguito Bordoni - ravvisa alcune criticità ricorrenti nell'assenza del controllo tra enti proprietari e società affidatarie, nell'esercizio di attività non marginali ulteriori rispetto al servizio idrico integrato e nella mancanza di dimostrazione della convenienza dell'in-house rispetto alla gara. L'Autorità - ha concluso Bordoni - invita poi gli Ato 'inadempienti' ad ottemperare alla normativa entro 60 giorni salvo il ricorso successivo a diffide con relative responsabilità per gli amministratori coinvolti".

Il riferimento, sebbene implicito, è anche alla situazione della provincia di Sondrio dove l'Ato non è ancora stato costituito e dove "i Comuni inadempienti verranno commissariati a breve", richiama Bordoni. "L'opportunità, per gestire la partita delle acque, l'avremmo già bella e servita su un piatto d'argento essendo la Secam una realtà in grado di funzionare tanto come società patrimoniale quanto come erogatrice del servizio. Purché si dia una regolata in termini di efficacia e efficienza".

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