ART. “LO STATO DECIDE IL NUMERO DEI LAVORATORI DELLE IMPRESE. INACCETTABILE INVASIONE DI STAMPO ‘SOVIETICO’ IN ECONOMIA, INUTILE PER COMBATTERE IL SOMMERSO”

Durissimo intervento del Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini

Nemmeno sotto il regime sovietico lo Stato stabiliva quanti dipendenti dovessero lavorare in un’azienda”.

Questo il commento del Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini sull’imminente applicazione con decreto, prevista dalla legge Finanziaria 2007 per combattere il lavoro sommerso, degli indici di congruità, vale a dire gli indicatori che stabiliscono il rapporto corretto tra qualità dei servizi e dei beni realizzati da un’azienda e la quantità di ore di lavoro necessario per produrli.

Secondo Guerrini “gli indici di congruità per stabilire quanti lavoratori sono necessari in un’azienda rappresentano un’inaccettabile invasione dello Stato nella vita delle imprese, sono inutili ai fini di combattere il lavoro sommerso e vanno in controtendenza rispetto agli impegni assunti dal Governo per semplificare gli adempimenti a carico delle aziende”.

Nettamente contrario all’introduzione degli indici di congruità anche Arnaldo Redaelli, Presidente di Anaepa Confartigianato, l’Associazione che rappresenta le imprese del settore costruzioni: “Respingiamo questo intervento dirigista dello Stato nell’economia. E’ assurdo, oltre che praticamente impossibile – sostiene Redaelli – fissare per legge e in astratto quanti lavoratori dipendenti siano necessari in un’azienda. Si tratta di un provvedimento inattuabile nella moderna organizzazione del lavoro post fordista poiché non tiene conto delle diverse modalità organizzative delle imprese, del loro livello tecnologico, dei diversi livelli di efficienza dei lavoratori impiegati. Non si può scaricare sulle imprese le inefficienze della Pubblica Amministrazione nell’attività di ispezione e repressione del lavoro irregolare”.

“Oltre ad essere inutile – aggiunge il Presidente di Confartigianato – la sua applicazione comporterebbe, per le piccole imprese, un ulteriore aggravio di adempimenti e di costi burocratici”.

Confartigianato ha fin da ora annunciato che non firmerà un eventuale Avviso comune

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