SONDRIO: ISOLA FELICE? Chiaroscuri di un affresco incompiuto

di Nello Colombo

Sondrio, piccolo gioiello
incastonato nel cuore delle Alpi, inanellato dall’oro e
l’argento delle sue guglie incorrotte che svettano altere sui
verdi declivi, avvolta nella dolcezza crepuscolare dei suoi
tetti d’ardesia e di stelle che dormono all’addiaccio, protetti
dal respiro pulsante del torrente in tumulto. La città più
“vivibile” d’Italia, l”isola felice” per eccellenza. “Isola”,
probabilmente sì, anche per quell’unico cordone viario che la
unisce al “continente”, che rischia più volte il collasso con le
sue code allucinanti dei lunghi week-end. O forse per tanti
erranti studenti estenuati da lunghe veglie sulle “sudate”carte,
mezzo assopiti sui treni che corrono lungo freddi binari
misurando la loro smania di libertà “vigilata” e l’assente
presenza di affetti lontani. “Felice”? Chissà! Forse quanto
potrebbe esserlo una buona madre mai dimentica di figli persi
nelle nebbie improvvise di una notte infida, vinti da
un’overdose, dal fumo denso di sale assordate, o lanciati, spada
in resta, in un’assurda corsa incontro alla morte in cerca di
uno “ sballo” o solo di andare a vedere cosa c’è oltre il muro
del sogno. Ma, nel tempo, “la bella addormentata tra i boschi”
si è destata, l’umile Cenerentola dal volto sporco di cenere, le
mani irrigidite dal duro lavoro, ora è”invitata al gran ballo”,
(ma chissà se la vita di corte è migliore! )ora è signora e
padrona. Molte cose sono cambiate.Tantissimi i gruppi teatrali,
con una prestigiosa scuola che sforna a spron battuto nuovi
talenti; scuole e accademie di musica o di danza che
prolificano; festival internazionali dedicati ai Parchi e al
Folklore, compagini musicali e associazioni di qualsiasi settore
che sembrano moltiplicarsi; scuole di ogni ordine e grado che
entrano in rapporto sinergico con enti pubblici e privati su
progetti di ampio respiro; una biblioteca civica, centro di
mille offerte formative, proprio come il Policampus che cerca di
carburare attorno all’asse giovanile, oppure gli oratori con la
loro sostenibile gioia di vivere; rassegne teatrali e concerti
di altissimo livello; banche locali che s’impongono
all’attenzione nazionale attraverso incontri con personaggi
illustri di ogni campo; e un’amministrazione che sta facendo di
tutto, investendo ingenti risorse nella formazione dei giovani,
per far sì che la nostra cittadina diventi punto focale e
stimolante occasione di apertura e di confronto con altre realtà
culturali e sociali, nel pieno rispetto di uno storico retaggio
di tradizioni e di cultura mai tradite. Infine, pur con notevole
ritardo, anche nel campo universitario finalmente si tenta
l’aggancio ai più prestigiosi atenei. Certo, i problemi non
mancano, è inutile negarlo: da quello dell’unica bisettrice
verso la capitale lombarda a quelli dell’integrazione degli
immigrati o ad altri legati essenzialmente all’economia del
lavoro.

Chiaroscuri di un affresco incompiuto.

E’ duro, comunque, essere la prima della classe, soprattutto
quando si giustificano nuovi criteri di valutazione. Certamente
mancano ancora spazi adeguati, risorse e strutture diversificate
per gli interessi del mondo giovanile, manca – ahimè, la lingua
batte dove il dente duole!- un cinema-teatro cittadino. Però,
tutto sommato, forse “il piatto non piange”! Tutt’altro. Ma, si
sa, nessuno è più cieco di chi non vuol vedere o intende
delegare ad altri la ricerca della propria felicità. Tranquilla
– forse un po’ troppo!- onesta, operosa: eccola la nostra
cittadina. Altro che patria di pizzoccheri, bresaola e sciatt!

Nello Colombo


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