IL PARCHEGGIO SOTTO PIAZZA GARIBALDI A SONDRIO

Si discute sulla Piazza Garibaldi del capoluogo ma non molti si rendono conto che il problema é molto più vasto e riguarda l'intera provincia, per quanto possa apparire esagerato

PARK
SI O PARK NO?
Torna la discussione su Piazza Garibaldi di Sondrio e sul
parcheggio, da fare secondo alcuni, da non fare secondo altri
fra i quali il Sindaco.
- Se il problema é quello di fare un parcheggio sotterraneo ha
ragione chi si oppone.

- Se il problema é di fare altro e come corollario fare anche
il parcheggio é un altro discorso.


Il vero nodo é quello urbanistico.

SOLO
SONDRIO CAPOLUOGO SENZA UN CENTRO
Sondrio é forse l'unico capoluogo di provincia d'Italia a non
avere un centro degno di tal nome, una lacuna pericolosa - e
più avanti vedremo perché - e una lacuna significativa per
quello che é l'epicentro di una vera e propria "Regione
Alpina", per dirla con Alberto Quadrio Curzio.

Senza un centro viene meno l'accoglienza che un epicentro di tal
fatta dovrebbe essere in grado di offrire alla clientela
turistica.

Senza un centro, con la sua capacità polarizzante, viene però
anche progressivamente meno la vitalità. Resta la
"CitY", con le attività di prim'ordine sino alle 13 e
dalle 14 alle 17 e la malinconica decadenza delle altre ore e
dei giorni festivi e prefestivi, con la sola eccezione,
momentanea e non certo qualificante, del mercato ambulante del
sabato mattina, o di qualche manifestazione, tipo la rondine che
non fa primavera.

In questo quadro ha il respiro corto la tradizionale asta
commerciale del centro storico verso Piazza Vecchia e quel non
molto che si trova fra una Banca e l'altra, fra un ufficio
pubblico e l'altro, e magari anche a fianco di una chiesa che ha perso
molto della sua frequentazione.

UNA
PRE-CRISI CHE E' STRUTTURALE


Lo stato di pre-crisi delle
attività commerciali centrali viene spiegato da taluni con la
viabilità e l'assenza di parcheggi. 

Sono pochi coloro che si rendono conto che il problema va ben
oltre, che non é affatto congiunturale legato a tali aspetti,
bensì strutturale. 

C'entra l'evoluzione del commercio, l'influenza della grande
distribuzione, ma anche e soprattutto la citata progressiva
decadenza, una sorta di lenta asfissia.

Se la ragione é strutturale le difficoltà vanno prese alle
radici con una convergenza di impegni da parte di pubblico e
privato. Un "centro" non diviene tale per
illuministiche decisioni e realizzazioni della Pubblica
Amministrazione, ancorché positive, ma queste debbono
coniugarsi con un'assunzione di ruolo, e conseguenti iniziative
operative, da parte del privato cui non é richiesto di fare
beneficenza o mecenatismo bensì semplicemente di far coincidere
interesse privato, e quindi potenzialità di profitto, con un
interesse generale.

DIAMO A
SONDRIO UN CENTRO
Il parcheggio, dicevamo, é un errore. Realizziamo pure 250
posti-auto in sotterraneo. Per le auto di chi? Di chi deve
andare in centro. Ma in centro a far cosa? Quali gli stimoli
polarizzanti, di attrazione?

Diamo invece a Sondrio un centro nel vero senso del termine. 

Il
Comune, con le sinergie possibili, determini lo scenario. La
privata iniziativa, sorretta dai due Istituti Bancari - il cui
cuore pulsante é proprio lì e da lì si é irradiato persino
fino alla Sicilia o persino nel Paradiso bancario, in Svizzera -,
non con mecenatismo ma con imprenditorialità, completi lo
scenario.

Non siamo all'anno zero, anche se nelle discussioni e nei
dibattiti non si riesce a far tesoro di strade già
percorse. 

C'ERA
STATO UN CONCORSO...


C'era stato in passato addirittura un Concorso su base regionale
volto a dare questo centro che manca nella città. E il Concorso
non era stata una estemporanea pensata di qualcuno ma uno dei
terminali di un ampio approfondimento che aveva toccato il
culmine in un convegno, a lungo e con serietà preparato, sul
ruolo di Sondrio, cui avevano contribuito, oltre
all'Amministrazione Comunale promotrice, tutte le realtà vive
provinciali.

Gli atti sono in Comune e chi li ha visionati recentemente si é
stupito della loro permanente attualità.

Da quel Concorso, in cui si erano impegnati molti validi
professionisti non solo locali, erano venuti spunti di grande
interesse. 

IL
CENTRO SECONDO IL VINCITORE, CROTTI


Il progetto vincente, del gruppo che faceva capo al
prof. Crotti del Politecnico di Milano, ridisegnava il centro in
un modo oltre che culturalmente valido anche molto realistico,
in termini di agevole fattibilità.

Ai tre volumi della soluzione asburgica (Hotel della Posta,
Banca d'Italia, Teatro) ne corrispondono due ed uno monco,
attuale sede del Credito Valtellinese. La proposta prevedeva il
completamento del terzo volume, il cui prezzo sarebbe stato la
realizzazione - ovviamente senza spese per il Comune - del
cilindro di cristallo attiguo, sede di attività polarizzanti.

Palazzo Lambertenghi veniva allungato, per completezza
dell'impianto architettonico della piazza, e bucato al centro
con un ampio portico che avrebbe dovuto portare ad un giardino
all'italiana sul retro (il traffico sarebbe stato sotterraneo).
Del pari altre soluzioni venivano date a Piazza Campello, in
particolare con un recupero stilistico della parete della
Collegiata, antiestetica da quando furono demolite le strutture
laterali. L'Amministrazione stava inoltre discutendo una serie
di misure complementari incentivando gli operatori privati.

In quel quadro, quindi come complemento funzionale e non come
infrastruttura a sé stante, si inseriva il parcheggio
sotterraneo di piazza Garibaldi che avrebbe consentito la totale
disponibilità pedonale in superficie. Un piano di box da legare
indissolubilmente alle unità immobiliari del centro storico,
visto che sarebbero stati a prezzo di costo, con un plusvalore
indotto ma soprattutto con una capacità di richiamo rispetto ad
alternative periferiche. Interessi privati che però venivano a
coincidere con l'interesse pubblico di vitalizzazione del centro
storico. 

Un piano di box a vendita libera e un piano di parcheggio
pubblico. 

Lo studio dell'ing. Benetti e dell'arch. Tirinzoni aveva
dimostrato infatti che i piani fattibili erano tre rispetto ai
due inizialmente pensati. A queste condizioni c'era
l'imprenditore disponibile, per cui il parcheggio non sarebbe
costato una lira al Comune. 

Andando oltre l'esito del Concorso era venuta l'idea di "intubare"
Via Caimi con un anello sotterraneo che sarebbe sbucato in Via
Alessi, dietro Palazzo Lambertenghi. Veniva in tal modo
assicurata la penetrazione in centro senza gli effetti negativi
delle auto in superficie ed era possibile una sistemazione
adeguata di Piazza Garibaldi con soluzioni di arredo urbano di
alta qualità.

Ai critici basta ricordare Villa Borghese a Roma piuttosto che
Piazza Massena a Nizza e tante altre soluzioni in molte città
europee.

ALTRE
IDEE, COME LA GALLERIA IN CORSO ITALIA


E' passato qualche anno e si possono avere anche idee diverse.

Ad esempio significativamente di qualità l'idea lanciata tempo
fa dall'arch. Stefanelli di coprire Corso Italia con una
galleria, tipo quella di Milano per intenderci. Una grande idea
senza dubbio, e neppure eccessivamente costosa. Quanto ai
proprietari degli stabili avrebbero certamente tutto l'interesse
ad aderire all'iniziativa:

Corso Italia diventerebbe un salotto. Potenziale. Per renderlo
effettivo il Comune avrebbe una sola possibilità, quella di
ripristinare la sala-Mostre ove é stato collocato lo sportello
del cittadino, una sala polivalente, per rassegne di ogni tipo
onde aumentare al massimo la fruizione e quindi la capacità di
attrazione. Il resto toccherebbe all'iniziativa privata che
probabilmente non mancherebbe dato l'evidente interesse
economico.

Soluzione Crotti, altre ipotesi emerse in quel Concorso,
Galleria Stefanelli, ulteriori nuove proposte, non importa come.
Importa che si capisca l'esigenza di dare un centro alla città
e si operi di conseguenza, innanzitutto interrogando la città
ma anche la provincia in quanto il capoluogo é patrimonio non
dei soli sondriesi. Il parcheggio sarebbe lo scontato e
inevitabile complemento funzionale.

Ma, qualcuno potrebbe dire, i tempi e i soldi?

Per quanto riguarda i tempi, compresa la parte
burocratico-amministrativa, basterebbero tre anni. Per i soldi,
dipende certo dalla soluzione prescelta, ma riuscendo a dar vita
ad un'intesa pubblico-privato, non si tratterebbe di una spesa
fuori dalla portata di un Comune come quello di Sondrio.

SI PUO'
LASCIARE TUTTO COM'E' MA LA SEQUOIA...


Si può anche lasciare tutto così com'é. Ricordiamo però la
storia della sequoia e dell'eucalipto nano. Entrambi svettavano
altissimi quando ancora l'uomo non c'era. Queste due piante
hanno scelto due vie diverse. La sequoia ha continuato a
cambiare, adeguandosi alla mutata realtà circostante, tanto che
oggi non ha quasi più nulla della sua lontanissima antenata.
Cosa gli é rimasto di allora? Così facendo ha continuato a
svettare altissima costituendo oggi una splendida attrattiva
naturale. L'altra pianta ha difeso invece strenuamente le sue
caratteristiche originarie. Immutata nel tempo, o quasi, le sue
foglie sono quelle di allora, la sua struttura é quella di
allora, fotocopia dell'antichissimo antenato. Non del tutto
quella di allora: per questa difesa strenua ha pagato il suo
prezzo. Non svetta più altissima. Per difendere la sua
fisionomia si é racchiusa in se stessa sempre più piccola ed
oggi ciascuno di noi la può guardare dal basso in alto.
Chi ha a cuore le sorti del centro
storico di Sondrio non può non essere assalito da una grande
malinconia pensando che questa può essere la sorte che lo
attende se prevale la mentalità dell'eucalipto su quella della
sequoia.

 ***


GdS 9.10.01

                       




                                            



                                             


 

Dalla provincia