Fontana: nella prossima legislatura la legge sull'emigrazione "La Lombardia non si è mai dimenticata di esser stata terra di emigrazione"

Ma adesso ha fatto emigrare un'intera provincia! (NdR)

Attilio
Fontana, Presidente uscente del Consiglio Regionale, è sicuro
che il nuovo parlamentino uscito dal voto del 3 e 4 aprile
arriverà presto a definire una legge sui Lombardi nel mondo
destinata ad aggiornare e a sostituire quella del 1985.
Esponente di punta della Lega Nord, questo avvocato varesino di
53 anni è stato anche più volte in missione all'estero.

E dall'ultima visita, in Argentina, ha riportato chiara la
richiesta dei nostri corregionali di "fare più fatti",
soprattutto nel campo socio-sanitario. Ma la Regione, sottolinea
Fontana in questa intervista esclusiva, non dimentica nè i
frontalieri, nè i tanti imprenditori lombardi che vivono
all'estero e si adopera per la promozione del "sistema
Lombardia" nel mondo.


1) Presidente Fontana, la legislatura che si chiude ha segnato
una netta ripresa d'interesse per il tema dell'emigrazione
lombarda all'estero. Quali sono stati i momenti salienti di
questa presa di coscienza?

Per vincolo costituzionale le Regioni 'non fanno politica
estera'. Possono e devono tuttavia dedicarsi all'attività
internazionale, che è notevolmente aumentata in questi anni. La
Regione è l'ente che meglio può comprendere, promuovere e
difendere le peculiarità del proprio territorio e favorire la
penetrazione soprattutto delle medie e piccole imprese nei nuovi
mercati.

Sul tema dell'emigrazione segnalo che la Regione Lombardia, in
concomitanza con la prima conferenza degli italiani nel mondo,
ha organizzato un seminario sulla rete delle business
communities italiane nel mondo per studiare le esperienze dei
corregionali che si sono distinti nei rispettivi ambiti
professionali.


2) Purtroppo non c'è stato il tempo di varare una legislazione
più moderna e al passo con i tempi, destinata a sostituire
quella del 1985. Cosa altro resta da fare nella prossima
legislatura?

C'è la necessità di conoscere chi siano gli interlocutori
principali e quali siano le loro esigenze. Sarà quindi
necessario porre mano ad una revisione della legge regionale del
1985 in questo senso. L'aspetto strategicamente principale dovrà
essere l'informazione e mi riferisco, per esempio, ad un sito
internet che raccolga i link istituzionali (Regione, province
Comuni), di soggetti pubblici e privati (Camere di Commercio,
associazioni di categoria), di soggetti culturali o
assistenziali (patronati, organizzazioni sindacali) che possano
rappresentare il sistema Lombardia nel suo insieme.


3) Perché, a suo giudizio, la società lombarda si è largamente
dimenticata di essere stata anche terra d'emigrazione, prima di
diventare la regione più ricca e sviluppata d'Italia?

La cosa è parzialmente vera. La società lombarda non si è
dimenticata di essere stata terra d'emigrazione ma la
predisposizione caratteriale dei lombardi (dediti al lavoro,
riservati, silenziosi) ha fatto sì che all'estero non hanno
creato quel tipo di associazioni tanto comuni soprattutto tra le
comunità delle regioni meridionali e delle nostre isole.

L'attenzione posta dalle istituzioni lombarde per un servizio di
informazioni più attento alle loro esigenze (su tutte penso
all'assistenza socio-sanitaria, alle condizioni degli anziani,
all'integrazione sociale dei giovani), proprio per questa
mancanza di una solida e costante aggregazione e quindi di punti
chiari di riferimento, si è mostrata forse insufficiente, non
carente. Inoltre, va sottolineato che i 'nuovi flussi
emigratori' dei nostri concittadini riguardano soprattutto la
nostra imprenditoria. Non si tratta di una fuga dalle nostre
terre quanto piuttosto la ricerca di nuovi mercati d'espansione
e su questo aspetto la Regione negli ultimi anni ha fatto
veramente molto.


4) In Consiglio regionale è patrimonio di tutti i gruppi oggi la
consapevolezza che l'emigrazione possa rappresentare anche una
risorsa?

Credo proprio di sì. Ne è un valido esempio l'intensa attività
internazionale intrapresa da Giunta regionale e Consiglio che
hanno promosso il sistema Lombardia dalla Cina al Canada,
dall'Australia agli Stati Uniti, dal Sud America alla Russia con
risultati davvero eccelenti.

Iniziative certo incentrate sulle possibilità di sviluppo
economico delle nostre imprese ma che sono state anche
l'occasione per capire le problematiche legate all'integrazione
sociale dei lombardi che vivono e lavorano all'estero.


5) C'è l'emigrazione storica e c'è quella di oggi: che cosa fa
la Regione per gli imprenditori lombardi che intendono esplorare
nuovi mercati?

Dall'inizio di questa ultima Legislatura, la settima, la
direzione generale della presidenza è stata delegata a definire
le linee strategiche e di coordinamento per azioni di supporto
dell'internazionalizzazione, per le quali ha approvato ed
adottato un documento specifico. Tra i provvedimenti ritengo
opportuno citare l'accordo di programma tra Regione Lombardia e
Ministero delle Attività produttive per superare la prassi degli
'interventi a pioggia' a vantaggio di programmi integrati ed
obiettivi specifici; il tavolo regionale per lo sviluppo
dell'internazionalizzazione, dove tra l'altro si definiscono le
metodologie di coordinamento dei vari soggetti; le leggi
regionali del 2000 e del 2002 per interventi diretti della
Regione a sostegno degli artigiani e dei sistemi fieristici.


6) In Lombardia c'è anche un'emigrazione particolare, quella 'di
giornata'

dei frontalieri che lavorano in Svizzera ma tornano a dormire in
provincia di Como, Varese o Sondrio. Cosa fa la Regione per
loro?

Si tratta di una realtà importante. Parliamo infatti di oltre
33.000 lavoratori lombardi o di aree limitrofe: circa 15.800
della provincia di Varese, 13.300 comaschi, quasi 4.000 per il
Verbano-Cusio-Ossola. Per loro il Consiglio regionale ha
approvato un documento che sollecita interventi governativi
principalmente sulla questione sanitaria (cure e assistenza

all'estero) e, se vogliamo, ha pensato soprattutto a loro quando
ha legiferato in merito alla riduzione del prezzo dei
carburanti, essenziali per i loro trasferimenti quotidiani


7) Lei è stato anche all'estero, in visita ad alcune delle
nostre comunità più numerose. Quali richieste prioritarie le
sono state rivolte?

L'ultima visita istituzionale in questo senso è stata quella
fatta in Argentina, reduce (ma di fatto ancora in piena fase
recessiva) da una grave congiuntura economica che ha messo in
ginocchio anche molti nostri conterranei. I lombardi che abbiamo
incontrato hanno chiesto chiarimenti sulle azioni che le nostre
istituzioni hanno intrapreso, hanno evidenziato le loro
necessità specifiche, mi hanno sollecitato 'a fare più fatti'.

Ritengo che le priorità evidenziate in Argentina sono
assolutamente comuni ad altre realtà sparse nel mondo: maggiori
azioni per una efficiente assistenza socio-sanitaria, maggiori
attenzioni alle esigenze degli anziani ma soprattutto una
maggiore tutela delle identità d'origine.
Luciano Ghelfi



GdS 10 V 2005 - www.gazzettadisondrio.it

Luciano Ghelfi
Costume