25 Aprile. Nota del PD di Valchiavenna - Preghiera del Ribelle - Nostra nota
Riceviamo e, come sempre da ogni parte pervengano i contributi, pubblichiamo. Ricordiamo che, senza entrare nel merito specifico delle battute polemiche, noi ci siamo espressi, istituzionalmente e nella sostanza e nei valori della celebrazione, sia in calce ad una nota del segretario del PD Curti che in calce ad una nota di Sinistra – Rifondazione titolando “Melè ha sbagliato” perchè si era non ad una manifestazione dell'ANPI ma alla celebrazione istituzionale. La riproponiamo perchè sia chiara la nostra posizione aggiungendo, in piena obiettività, che il Prefetto non poteva non fare quello che ha fatto perchè da sempre i Prefetti non partecipano, giustamente, a iniziative politiche e purtroppo Melè si era lasciato prendere la mano entrando sul terreno politico (c'è anche al riguardo una ammissione, sia pure 'felpata', nella nota del segretario Curti).
Non siamo entrati nel merito non conoscendo i retroscena salvo un'osservazione. Lo scorso 3 febbraio 2018, delegato del Papa il Cardinale Angelo Amato, in quel di Vigevano, riconosciuto il suo martirio, è stato proclamato Beato Teresio Olivelli, Grande Partigiano cattolico. Lui l'autore de “La preghiera del ribelle”, non letta in Chiesa, che riportiamo in calce perchè si valuti la portata di un messaggio senza tempo che non solo il 25 aprile ma anche in altre circostanze finchè non entri nel pensiero comune andrebbe letto nelle Case del Signore e ovunque conosciuto (frizziero)
Di seguito la nota del Circolo di Chiavenna, La Preghiera del Ribelle, la nostra nota
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CHIAVENNA 25 aprile 2019
a PASQUALE AMATI
a GIULIO CHIARELLI
ai PARTIGIANI di tutte le fedi politiche e religiose
Carissimi,
come non pensare in questi giorni, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile a Chiavenna, a VOI e a tutti coloro che avete rappresentato e che con voi hanno condiviso ideali, lotte, sacrificio, progetti e speranze?
Oltre all’onore provato per avervi conosciuti, quello stesso giorno ci siamo posti delle domande.
Cosa avreste provato e pensato durante la manifestazione provinciale della Provincia di Sondrio insignita della “medaglia d’argento al valor militare per attività partigiana” e durante il discorso tenuto dal Presidente della Associazione Nazionale Partigiani Italiani ANPI, nell’assistere:
all’abbandono della stessa manifestazione da parte del Prefetto della Provincia nella sua qualità di rappresentante delle Istituzioni del nostro Paese?
al gesto irriverente di tre Sindaci che durante tale discorso si sono platealmente tolti la fascia istituzionale consegnata loro dai propri cittadini elettori?
alla mancanza dell’esecuzione delle note e delle parole di Bella Ciao il canto partigiano più popolare, che ha accompagnato ogni 25 aprile e che ormai è un canto internazionale conosciuto in molti Paesi e tradotto in molte lingue?
all’assenza in chiesa, durante il momento Cattolico del ricordo della ricorrenza della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, della consueta Preghiera del Ribelle?
alla lettura dei commenti violenti, offensivi, minacciosi apparsi immediatamente in internet (difficile qui spiegarvi di cosa si tratti e di come funzioni oggi la comunicazione e di quale linguaggio molti si permettano di usare nei confronti di chi è colpevole di pensarla in modo legittimamente diverso. Roba moderna che beati voi vi siete persi) ?
Cosa avreste provato?
Probabilmente vi sareste chiesti:
ma non si trattava della celebrazione di uno dei pilastri storici della nostra Italia libera, democratica, pluralista ma antifascista per dettato Costituzionale?
non era proprio la celebrazione dedicata alla memoria di quanti hanno combattuto dalla parte di tali libertà , democrazia, antifascismo?
il 25 aprile non è un valore di tutti coloro che in tali ideali credono a partire proprio dai rappresentanti delle Istituzioni di ogni livello della nostra Repubblica?
in particolare il presidente dell’Associazione Partigiani, nel proprio discorso, chi avrebbe dovuto rappresentare se non i Partigiani e i loro valori, tra i quali la libertà di pensiero e parola occupa un posto fondamentale?
credono le Istituzioni a partire dal più alto livello a quello che nei loro discorsi dichiarano di difendere e per cui giurano sulla Costituzione, oppure il 25 aprile deve adeguarsi a “chi comanda”?
la data del 25 aprile del 1945 è la storia di tutti i Democratici oppure sta cominciando a dare fastidio?
E poi chissà quante altre domande vi sareste posti!
Allora noi oggi, cittadini liberi, democratici, antifascisti del CIRCOLO PD DELLA VALCHIAVENNA abbiamo deciso di scrivervi per rassicurarvi che sono ancora MOLTI quelli che vi ricordano veramente e sempre, non solo in momenti elettorali, e che nella modestia del loro vivere quotidiano hanno alcune certezze “di parte”, regalate da chi ha combattuto per la Libertà, per la Democrazia, per l’Antifascismo.
P.S. Quei MOLTI alla fine della celebrazione ufficiale, per ripagarvi di quanto sofferto, BELLA CIAO l’hanno cantata.
IL CIRCOLO PD DELLA VALCHIAVENNA
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La preghiera del Ribelle del Beato Teresio Olivelli
SIGNORE che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo oneroso e crudele che in noi e prima di noi, ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione.
DIO, che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura. Noi Ti preghiamo Signore.
TU che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell’amarezza. Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti.
NELLA tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare.
SE cadremo fa che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità.
TU che dicesti: “Io sono la risurrezione e la vita” rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie.
SUI monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni,
noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare.
DIO della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.
La nostra nota
La nota Frizziero
Non ero a Chiavenna ma ho letto le sue parole, virgolettate e quindi autentiche. Devo dire subito – e mi spiace perchè Egidio Melè è persona che stimo – che ha sbagliato. Probabilmente per il ruolo che in quel momento ricopriva, per eccesso di zelo, per passione, per lo stesso uditorio che aveva di fronte. Ha sbagliato indipendentemente da quello che ha detto, dalle parole che ha usato, dall'obiettivo. Ha sbagliato perchè come si suol dire è uscito dal seminato introducendo nella celebrazione dell'evento elementi del quotidiano dibattito politico. Fosse stata una riunione dell'ANPI, l'Associazione che Melè presiede, leciti – mancherebbe altro - anche giudizi politici e politico-partitici.
Non lo era. Certo l'ANPI ne era parte importante ma sempre tessera di un mosaico politico-istituzionale che nell'intervento del Presidente della Repubblica è stato il principale riferimento.
Quelle espresse avanti non sono mie semplici considerazioni personali ma vengono dall'esperienza di chi per 10 anni, quelli da Sindaco del capoluogo, del 25 aprile se ne è occupato personalmente col risultato che per 10 anni la cerimonia è risultata impeccabile, culturalmente, politicamente, istituzionalmente. L'occuparsene ha voluto dire non certo di seguire i dettagli organizzativi ma avere gli opportuni contatti, il tener conto delle diverse sensibilità, persino prevenire iniziative che avrebbero complicato la giornata. Ha voluto dire lasciare fuori della porta contrapposizioni, in qualche caso a fatica per chi apparteneva alla DC, ha voluto dire volgere alto lo sguardo verso i contenuti per portarli poi alla nostra gente nei discorsi ufficiali, Niente retorica però ma sostanza. Nessun margine per riaprire divisioni che avrebbero svilito la cerimonia.
Per tutto questo ho espresso la mia critica che mi è parsa del tutto doverosa.
Alberto Frizziero
